SULLE STRADE DEL MONDO

 VEGLIA MISSIONARIA 2013

 

La preghiera di questa sera ci invita a uscire di casa, come abbiamo fatto, e camminare sulle strade del mondo, come dovremmo sempre fare, come dovrebbe essere il nostro stile, imitando la vita terrena di Gesù.

Siamo tutti e sempre in qualche modo sulle strade del mondo. Il mondo incrocia i nostri passi, attraversa il nostro percorso con le sue molteplici realtà, i suoi problemi, le sue sofferenze. Stasera sono qui con voi, camminiamo insieme a tutto il popolo della Repubblica Democratica del Congo, in particolare quello che vive all’est, nel Sud-Kivu. 

Provo quasi disagio a parlare della sofferenza del popolo congolese. Ho quasi vergogna di essere qui davanti a questo microfono. Altri ne avrebbero più diritto, per gridare che non se ne può proprio più.

Cerco solo di immaginare quello che direbbero: “Non figuriamo quasi più sui giornali né appariamo alla televisione perché ormai si sono abituati alla quotidianità del nostro soffrire. La cronaca non si occupa più di noi perché le morti, le violenze, gli stupri, il furto della nostra terra coi suoi materiali preziosi non fanno più notizia”.

Viviamo con un popolo bellissimo, su una terra ricchissima eppure il Congo è uno dei paesi più poveri del pianeta. Verrebbe da dire che la ricchezza è la sua maggiore “disgrazia” e fonte di sofferenza.

La vera ricchezza del Congo, però, sono le persone, le loro storie che, anche se non lo vediamo, cambiano il mondo poiché vi iniettano energie positive. Eccone qualcuna:

Mapendo, una giovane mamma che porta sulla sua schiena metà mucca dentro un sacco dal macello al mercato camminando sulla collina, in cambio, alla sera, di una piccola somma con cui darà da mangiare ai suoi figli una ciotola di riso e fagioli.

Fiston, un giovane ragazzo caduto da un albero e rimasto paralizzato, con un grande amore alla Parola di Dio e una grande voglia di diventare catechista per aiutare altri a diventare cristiani. Purtroppo è gia morto per mancanza di cure appropriate.

Furaha, ragazza di un villaggio della foresta, rapita alcuni anni fa mentre era nel campo a piantare i fagioli, abusata a più riprese. Riesce ad accogliere con cristiana “disinvoltura” il bimbo frutto di tanta violenza e ora fa di tutto perché possa frequentare almeno le prime classi della scuola elementare.

Blaise, che da anni sta tentando di uscire dall’alcool sostenuto dalla sua famiglia, dagli amici, dal club alcologico territoriale, nonostante i suoi molteplici tentativi di suicidio…

E tutti quei ragazzi e ragazze che non avendo altra alternativa per vivere, vanno a scavare nelle miniere di oro e che in un appello accorato al Presidente del Congo Joseph Kabila, chiedono di poter andare a scuola gratuitamente, di avere dei quaderni, una penna, di poter mangiar bene almeno una volta al giorno, di potersi curare, di avere l’acqua potabile…

Dio si fa carico di tutte le sofferenze umane, Dio cammina e naviga coi disperati, Dio è al fianco dei fuggitivi, di chi cerca speranza” abbiamo sentito poco fa. Ma lo può fare solo e unicamente attraverso di noi.

C’è da mescolarsi in questo mondo, fatto di uomini e donne concrete, giovani, bambini, anziani, popoli che si spostano e scuotono le nostre sicurezze ed equilibri.

La strada, quella quotidiana, ci chiama a dire come Pietro davanti a un uomo sofferente dalla nascita: “Non possiedo né oro né argento ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, cammina”.

Cosa vuol dire se non: accogliere, aprire il cuore, liberare un sorriso, dare una stretta di mano, uno sguardo di compassione, un’attenzione, una premura, un aiuto concreto, un interessamento, formare le coscienze, prendere le proprie responsabilità, cominciare noi senza aspettare che gli altri facciano questo o quello.

Possiamo riempire pagine e pagine parlando di sofferenze degli altri… Altra cosa è abbracciarle, portarle e cercare di offrire un po’ di ristoro, lì dove siamo e dove passiamo, dare quelle risposte che possiamo dare, rendere più bello e vivibile questo nostro mondo.

E’ l’amore la medicina che apre il nostro cuore, lo commuove, lo stringe, lo fa battere di più e ne esce compassione, attenzioni, premure, tenerezza, gesti semplici che fanno star bene l’altro.

Questa “operazione chirurgica” di cui tutti i giorni ci parla il vangelo, è possibile solo se l’artefice, il chirurgo, l’artista è Gesù. Lui solo sa e può cambiare il mio cuore, il tuo, il suo, il nostro e renderci presenze belle sulle strade del mondo. Cuori che sono sensibili a chi soffre, a chi è bisognoso, a chi reclama i diritti fondamentali. Solo se la benzina del nostro andare si chiama Gesù, allora l’amore circolerà: tra i vicini, i lontani, quelli che incontriamo anche solo per una volta, e quelli con cui viviamo e che facciamo una gran fatica a sopportare.

 

Nella preghiera, come facciamo questa sera, ritroviamo la “benzina” giusta del nostro andare sulle strade del mondo dove incontriamo fratelli e sorelle da amare, servire, perdonare, incoraggiare, sostenere, orientare. Ognuno di noi nel suo piccolo, nel suo quotidiano, col cuore aperto all’umanità tutta, in questa comunione di destini che ci fa essere nel nome di Gesù una sola Famiglia, la Famiglia dei figli di Dio.

 

Buon cammino e buona missione a tutti.

 

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