AGOSTO

 

1 -  Buongiorno a tutti; Mt 13, 54-58. In questo brano, Gesù accusa i suoi interlocutori (cfr. Mt 13,57b). Secondo loro, Gesù non sarebbe all'altezza, né si sforza di esserlo. Non sta con i maestri del suo tempo. Non ha mai studiato dai rabbini. Insomma, non si adegua al cliché ufficiale. Messia lui? Ma no! Un Dio che si sporca le mani e fa il falegname? (Mt 13, 55a) che ha fratelli e sorelle? (Mt 13,55b-56). Non può essere. Compagno di banco di qualcuno di Nazaret? (Cfr. Mt  9,9-13; Mc 2, 13-14; Lc 5, 27-28). Impossibile e assurdo! Come biasimare la gente del borgo, già svantaggiata per il fatto di abitare in uno dei posti più remoti della Palestina? Noi pure avremmo reagito così. Gesù scandalizza perché non gioca a fare il santone, non assume pose, non ripete ciò che dicono gli Scribi e i Farisei. C’è chi chiude il cuore al Vangelo a causa della fragilità di chi lo passa. Ma il dono di Dio può venire pure da “mani sporche”. Non si confonda il dono con le mani. A noi, comunque, è chiesto di essere testimoni credibili e fedeli. Niente come la fedeltà alla vita di Fede crea dei discepoli. La Fede è troppo importante perché una chiacchiera su una persona o un risentimento la possano far naufragare. Gesù non amava la visibilità. A lui stavano stretti perfino i miracoli perché potevano far deviare da una fede matura. Eppure, la sua vita ci interpella. Senza la fede, c'è impossibilità di entrare in comunione con la forza di Dio. Discrezione e umiltà sono elementi da interiorizzare nella vita del discepolo. Che Dio ci benedica in questo giorno. Buona giornata.

2 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 14, 1-12. La storia è maestra di vita? Ma quando mai… Ha così pochi scolari. L'evangelista Matteo racconta la triste fine del più grande dei profeti: Giovanni il Battista. Come altri, morirà inascoltato e trucidato (Mt 14,8.11). Gesù ne aveva tessuto le lodi dichiarando apertamente che Giovanni Battista era stato il più grande uomo mai vissuto sulla terra (cfr. Mt 11,11). Ciò nonostante, finirà i suoi giorni in una umida prigione sul Macheronte, vittima della  gelosia e dei tranelli di una donna che non lo tollerava. Erodiade non accettava le critiche del profeta e teneva sotto scacco un imbelle re di provincia, schiavo delle passioni e dell’immagine (Mt 14,3-4.8). Erode lo ascoltava volentieri e lo temeva, dicono gli evangelisti, ma non è bastato a far diventare quel minimo ascolto una vera conversione (cfr. Mt 14,5). Giovanni verrà decapitato senza una ragione, senza un processo, vittima di una promessa lasciva fatta dal re ad una ragazzina (cfr. Mt 14,7). Oggi, come fu per Erode, si ascoltano le cose di Dio - pure di papa Francesco si esaltano le lodi - ma gli si dà credito solo stagionale ed emotivo. Inutile se la vita abita altrove. La vera conversione si misura dai fatti, se la vita si adegua alle nuove scoperte. Così non accadde per Erode, invogliato, ma mai convertito. E noi? Buona e radiosa giornata.

3 - Buongiorno e felice domenica; Lc 12, 13-21. Il ricco nella parabola raccontata non pensa alla vanità della ricchezza e dimentica anche una delle realtà evidenti: il giudizio di Dio. Gesù si rifiuta di entrare nella disputa su questioni di eredità fra due fratelli. Non è il caso di tirare Dio per la giacca su temi di labile interesse umano (cfr. Lc 12,13-14). Esiste anzi un’autonomia delle realtà terrene voluta da Dio. L’uomo deve gestire la vita propria secondo uno stile di laicità che Dio stesso vuole. Ed ecco a seguire la parabola di un ricco agricoltore che non ha un nome proprio, perché il denaro si è impossessato di lui e ha mangiato la sua anima (cfr. Lc 12,16). È soltanto un ricco possidente. Nessuno entra nel suo mondo, non ha un «tu» a cui rivolgersi. È uomo senza finestre, senza brecce e senza abbracci. Nessuno vive con lui, nessun povero sta alla sua porta. Ma che vita è? Non è vita. Infatti: “stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita” (cfr. Lc 12,20). Quell'uomo è già morto agli altri, e gli altri a lui. La vita - dice la parabola - non dipende dai beni, né da ciò che uno ha, ma da ciò che uno dà (cfr. Lc 12,15). Si è ricchi soltanto di ciò che si condivide. Alla fine dei giorni, sulla colonna dell'avere troveremo soltanto ciò che si avrà avuto il coraggio di mettere nella colonna del dare. Per contro, Dio regala gioia a chi produce amore. E chi si occupa della felicità altrui ha la ferma certezza che Dio si prenderà cura di lui. Buona domenica e serena giornata.

4 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 14, 13-21. Oggi è la memoria di San Giovanni Maria Vianney, Curato d'Ars, patrono dei parroci. Il brano evangelico di oggi rapporta il tempo e l'essenziale del messaggio. È sera. Gli apostoli dicono a Gesù: “congediamo la gente perché vada a comprarsi da mangiare” (Mt 14,15). Ma Gesù li sfida dicendo: “voi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Il Maestro coinvolge i Dodici in un'impresa impossibile per cinque mila persone, ma la Fede non teme ostacoli. I discepoli collaborano bene con Dio oltre l’umano buonsenso (cfr. Mt 14,17-19). La Fede, poi, non vive dentro le sacrestie, né esiste solo per preparare le anime per il Cielo: Dio desidera la felicità dei suoi figli anche sulla terra (cfr. Mt 14,14). Perciò, il miracolo è raccontato come un moltiplicarsi di mani aperte, un passare il pane di mano in mano: dai discepoli a Gesù, da lui ai Dodici, da loro alla folla (Mt 14,19). La solidarietà è aprire le mani. Qualunque dono tu abbia con te, non lo trattenere. Imita il seme che si apre e la nuvola che regala la pioggia ristoratrice. Il primo miracolo da chiedere è di accorgersi che l'altro esiste, e avere compassione per lui: fa’ del bene senza secondi fini, solo perché c’è fame. C'è un secondo tempo: quel pane condiviso che si trasforma da cibo per il corpo in eucaristia. Dio si fa a pezzi e ci nutre per sempre. Gesù dona il suo corpo e la sua vita ovunque: nella mangiatoia, sulla strade, sul lago, nei volti, nei vari incontri, sulla croce, nel sepolcro vuoto... e la vita rifiorisce. Scorre pure il suo sangue ed entra nelle nostre vene. È un miracolo e questa è la vita eterna che Gesù ci regala spezzando il Pane per noi nella celebrazione eucaristica. Grazie Gesù per la tua compassione per noi (Mt 14,14). Una preghiera per i sacerdoti che offrono ogni giorno a Dio il sacrificio di Cristo per la vita del mondo. Buona giornata.

5 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 14,22-36. In questo racconto evangelico, Gesù  placa il vento e calma le acque (cfr. Mt 14,24-25). Con questa potenza manifesta che egli è il Signore. I suoi discepoli avvertono che Egli è il Figlio di Dio (Mt 14,33). Infonde serenità negli animi impauriti (cfr. Mt 14,26). "Coraggio, sono io, non abbiate paura" (cfr. Mt 14,27). Gesù non è un fantasma. È il Signore. Se si ha fede in Lui, ogni forza è domata. L'episodio di Pietro che vuole camminare sulle acque mostra la necessità di avere una grande fede per affrontare le difficoltà della vita cristiana (cfr. Mt 14,28-29). L'incredulità può farci cadere in situazioni pericolose e incontrollabili (cfr. Mt 14,31b). Riprendiamo fiato quando gridiamo al SIGNORE che solo può salvarci dai pericoli, dai venti forti e contrari di questo mondo (Mt 14,30). La sua presenza salva, rassicura, risana. Andiamo a Lui per toccare almeno il lembo del suo mantello e guariremo (cfr. Mt 14,35-36). Buona giornata.

6 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 9,28b-36. Mentre Gesù era in orazione, si trasfigurò davanti ai discepoli prescelti da Lui (Lc 9,28b-29). Guardare, contemplare, meravigliarsi, esprimere un desiderio profondo di stabilirsi sul monte, luogo d'incontro con Dio e di pace. È tutto questo che la liturgia di oggi ci ispira. Celebriamo proprio oggi la festa della trasfigurazione del Signore, manifestazione della potenza e della gloria di Dio. È un evento che ci invita a staccarci dalle realtà di questo mondo per desiderare le cose del cielo. Dopo essere stati rinforzati da una visione (Lc 9, 30-31.32b-33) e da una voce celeste (Lc 9,35), c'è bisogno di tornare nella pianura, tra la gente e tra le realtà quotidiane (cfr. Mt 17,9a; Mc 9,9a) per diffondere l'aria pulita respirata, il profumo divino sentito attorno a noi e riportare tutto il creato rinnovato a Dio. Lasciamoci attirare da Dio. Lui stesso ci porterà dove possiamo attingere le forze per affrontare meglio e senza paura il combattimento della vita quotidiana. Nel brano odierno leggiamo anche che il giorno della trasfigurazione, Dio ci ha indicato il Figlio a cui obbedire: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35). Siamo fortunati perché non ci può mai ingannare. Fidatevi di Lui. Buona giornata.

7 - Buongiorno a tutti; Mt 16, 13-23. Questo passo del Vangelo pone una domanda fondamentale a quelli che seguono da vicino Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?" (Mt 16,15). Con quel “ma voi”, Gesù separa i Dodici dagli altri. Sono gente cresciuta con Gesù e capace di raggiungere le alte vette. Quelle poste da Gesù non sono domande scolastiche. Sono piuttosto come scintille che accendono i cuori e mettono in moto gli spiriti. Nella vita, più che le risposte, contano le domande. Infatti, le risposte appagano e bloccano, le domande invece obbligano a prender posizione. La domanda: “e voi chi dite che io sia” significherebbe questo: Vi fidate di me? Sareste pronti ad accantonare i vostri progetti e a seguirmi anche su strade non tracciate? Gesù non ha risposte già fatte, quasi avessero un contenuto già definito e da ripetere. Lui è Via, Verità e Vita (Gv 14,6). La sua domanda assomiglia di più alle richieste che si fanno due innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: “sei tutto, il senso della mia vita…”. A voi che ho scelto, io chiedo: chi sono io per voi? Gesù vuol sapere se i discepoli gli hanno aperto il cuore. È vivo solo se è vivo dentro di loro. Il cuore è la culla dove Dio nasce e cresce, ma può essere anche dove Dio è sepolto dagli uomini. Pietro gli risponderà: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16), cioè colui che dà sapore alla vita. Se non è così, c’è ancora tanta strada da percorrere sulla via del discepolato. Non abbiamo ancora capito oggi chi è Gesù anche se lo cerchiamo e lo seguiamo. A volte, cerchiamo uno che non conosciamo. Apri i nostri cuori e la nostra mente, Signore, all'intelligenza della tua Parola e ti riconosceremo sul sentiero della vita. La buona risposta a Gesù ci mette in fiducia, ci apre alla beatitudine e alle promesse (Mt 16,17-19). Ispirarci sempre Signore. Ma c'è anche la tentazione di scendere in basso nella "sequela Christi" se non accettiamo il piano di Dio (cfr. Mt 16,22-23). Liberaci Signore. Buona e felice giornata.

8 - Buongiorno a tutti; Mt 16, 24-28. Questo brano del vangelo è il seguito di quello di ieri. Gesù dà un orientamento chiaro ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24). È un cammino, un viaggio, un’avventura con Lui. Perché andare dietro a Gesù? Per una sola cosa: per essere felici. In questo viaggio, però, Gesù detta condizioni da vertigine e molti rallentano il passo. La prima condizione: rinnegare se stessi. Parole pericolose, se capite male. Gesù non vuole frustrati al suo seguito, ma gente dalla vita piena, riuscita, realizzata. Rinnegare se stessi non significa mortificare la propria persona, buttare via talenti e capacità, ma dire: il mondo non mi ruota attorno, esco dal mio io, sconfino oltre me stesso. La seconda condizione: prendere la sua croce e seguire. Questa è una delle frasi più fraintese del Vangelo, interpretata come un invito alla rassegnazione: soffri e sopporta le croci della vita. Ma Gesù non dice: 'sopporta', ma 'prendi'. Al discepolo non chiede di subire, ma di essere parte attiva. Dice: “prendi la tua vita e falla simile alla mia”. Questo è il vero senso. Il discepolo non è chiamato a subire il martirio, ma a vivere la vita stessa di Gesù, ossia, passare nel mondo come una sorgente generosa di amore. La croce è in apparenza una perdita della vita. In realtà, è un guadagno. Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di uomini, donne, bambini, anziani, tutti con la loro croce addosso, ma di creature pronte a donarsi. Questo è bello ed è significativo. Cerchiamo di sostituire la parola "croce" con la parola “amore”, un amore che ha un prezzo perché mi porta con sé sudore, fatica e sangue. Capiremo meglio il vero senso che sta nella croce. In questo brano, Gesù prospetta anche una promozione che passa attraverso la rinuncia di ciò che è incompatibile con il vangelo, 'il guadagnare il mondo intero' (Mt 16,26). Non abbiate paura. Ne siamo capaci. Radiosa giornata.

9 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 25, 1-13. Oggi è la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire, patrona d'Europa. La parabola delle dieci vergini proposta alla nostra meditazione si chiude con un esito duro: "non vi conosco" (Mt 25,12). È una storia piena di non sensi che visibilmente sembrano oscurare la gioia di quella festa di nozze. Eppure è un bel racconto. Il Regno è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate di un po' di luce, quasi di niente, per incontrare lo sposo. Tutte hanno il desiderio, anzi, la volontà di incontrare lo sposo. Gesù ha promesso che tornerà. E loro lo aspettano con fiducia. Non hanno dubbi sulla sua parola ma non conoscono l’ora dell'arrivo. Magari verrà di notte... E qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti della parabola fanno una magra figura. Lo sposo tarda a venire e mette in crisi tutte le ragazze. Le stolte non hanno pensato all’olio di riserva; le sagge non condividono. Sono egoiste; e infine c’è chi chiude la porta andando contro l’usanza che vedeva tutto il paese partecipare alla festa. In Luca 13,25, è il padrone di casa che chiude la porta. Ma c'è la stessa espressione: "non vi conosco" (cfr. Mt 25,12; Lc 13,25b.27a). Ecco finalmente lo sposo, ma c’è carenza di olio: “dateci un po' del vostro olio”, dissero le stolte alle vergini sagge (Mt 25,8). È dura la risposta di queste, come se non erano amiche e non avevano lo stesso scopo: “no, che non venga a mancare a noi e a voi. Andate a comprarlo” (Mt 25,9). L’olio ha a che fare con la luce e con il fuoco, un’energia che fa vivere. C'è però una forza che può venire soltanto dal proprio cuore. Non si può prestare l’amore. L’amore è il motore della vita. O lo produci, o sei condannato ad essere spento. La parabola delle dieci vergini ci invita a tenere sempre la lampada accesa per illuminare la strada al Signore che viene e riconoscerlo subito appena si presenta a noi. Egli entrerà con noi nella sala del banchetto e mangerà con noi. Che gioia essere con Lui. Non mancate mai un tale appuntamento. Buona e radiosa giornata.

10 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi è la festa di San Lorenzo, diacono e martire. Lorenzo subisce il suo martirio dopo aver distribuito i beni della comunità ai poveri, qualificati da lui come i veri beni della Chiesa. Facciamo gli auguri ai Lorenzo. Oggi, XIX domenica del tempo ordinario, la liturgia ci invita a meditare sulle opere di Dio, sulla liberazione pasquale dove Dio guida il suo popolo, premia chi gli resta fedele e giudica chi si oppone al suo disegno (cfr. Sap. 18,6-9; Eb. 11,2.8-19). In questo contesto, il Vangelo odierno si apre su una nota di speranza. Il popolo, piccolo gregge, non deve temere. Il regno di Dio gli è dato dal Padre (Lc 12,32). Per entrarvi, il discepolo deve essere distaccato dai beni di questo mondo, essere umile e povero. Nel mondo, il cristiano è come un piccolo gregge, non trascurato, ma amato dal Padre. La vigilanza non gli deve mancare (Lc 12,35) e deve porre il suo cuore dov'è il suo tesoro, Gesù. Il discepolo è come una sentinella che aspetta il suo padrone (Gesù) che verrà sicuramente (cfr. Lc 12,36). L'ora del suo arrivo non è conosciuta, mai il valore sottolineato dal vangelo è la vigilanza. La fedeltà ripaga (Lc 12,37.43). Chi è fedele e onesto nell'amministrare i beni di Dio si vedrà a capo di un'altro ente più importante con una responsabilità maggiore (cfr. Lc 12,42-44) e Dio stesso si metterà a servirlo (Mt 12, 37). Che bello. Felice domenica.

11 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 17,21-26. In questo brano evangelico ritorna la predizione della passione di Cristo (Mt 17,22-23) che genera tristezza nel cuore dei discepoli (Mt 17,23c). Ma c'è un nota di speranza: "il terzo giorno risorgerà" (Mt 17,23b). Confortati da questa notizia da parte di Gesù Cristo, il discepolo di Cristo vive in questo mondo come un cittadino libero (cfr. Mt 17,26). È a questa libertà che Dio ci ha chiamati ricordandoci l'essenziale della vita e facendoci prendere una consapevolezza. Mosè parlò a Israele dicendo: "Ora Israele, che cosa ti chiede il Signore, tuo Dio? È una domanda che richiede tutto un cammino. La risposta di Dio può essere un orientamento di tutta la vita cristiana: temere il Signore, camminare per le sue vie, amarlo e servirlo con tutto il cuore e con tutta la sua anima, osservare i suoi comandi  e le sue leggi (Dt 10,12-13). Il richiamo è giustamente quello della fedeltà e della conversione (Mt 10,16). Lodiamo Dio che ci apre alla lode oggi facendo anche memoria di Santa Chiara. Domandiamo la grazia della chiarezza nel pensiero e nel cuore. Tantissimi auguri di buon onomastico a tutte le Chiara che conosciamo e per le quali preghiamo. Buona e felice giornata

12 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 18,1-5.10.12-14. Questo brano parla bene dei bambini da imitare in quanto modello di semplicità e di disponibilità. I bambini sono nel cuore di Dio. Sono al centro delle sue attenzioni e preoccupazioni. Il mondo lo ha capito solo perché Gesù ha preso le loro difese nei Vangeli. Nella storia, i bambini non sono mai stati considerati un granché. Al tempo di Gesù erano considerati come dei "non ancora uomini". A volte, erano allontanati perché disturbavano e davano fastidio. Gesù, invece, li propone come modelli di discepolato non perché si debba essere infantili ma perché custodiscono in cuore speciali caratteristiche di libertà e pulizia interiore. Essere considerati adulti secondo il mondo comporta dei vantaggi, ma pure i rischi di diventare cinici. I piccoli insegnano a fidarsi, a vedere la realtà con lo sguardo trasparente ricevuto dal Dio Creatore, sguardo che, piano piano, rischia di appannarsi. Va difesa l'infanzia a tutti i costi. Purtroppo, ci sono ancora troppi bambini che non possono studiare né giocare, dei piccoli condannati al lavoro, addestrati alla guerra o, peggio ancora, vittime di violenza o di rapina, o ancora dei bambini che servono da spettacolo televisivo per abusare della loro infanzia-innocenza. Altri sono vittime delle scelte di separazioni dei genitori. Salviamo i bambini, futuro dell'umanità. In questo brano evangelico, c’è da convertirsi a loro per trovare grazia agli occhi di Dio, per essere contato tra "i grandi del Regno" (Mt 18,1.4). Gesù invita a diventare come i bambini (Mt 18,3), non a tornare ad essere bambini. Non parla di una regressione, né fa dell'infanzia un modello. Diventare discepolo o iniziare il viaggio dell’infanzia spirituale significa abbandonare le malizie che abbondano nel mondo adulto e “vedere” Dio faccia a faccia (cfr. Mt 18,10). È il vero modo di vivere come cristiano e per aspirare alle cose alte. Buon cammino. In questo racconto evangelico, Gesù ci presenta anche un modello, un comportamento di un buon pastore (Mt 18,12-13). Così è anche il cuore di Dio, un Padre ha cura di tutti noi. Che il Signore ci dia la grazia dell'infanzia spirituale. Felice giornata.

13 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 18,15-20. La correzione fraterna è un dovere in una comunità normale. Ma bisogna vegliare sullo stile che essa deve avere: la discrezione e la carità. Il nostro brano evangelico offre uno spaccato della prassi penitenziale in atto tra le prime comunità cristiane nell’esercizio del perdono. Succedeva allora di doversi confrontare con quei fratelli e sorelle che, dopo la conversione, si allontanavano dalla “nuova via” del Vangelo. Come comportarsi in tali casi? Gesù, cui stava tanto a cuore il perdono, offre ai discepoli un percorso rispettoso e graduale. Propone la correzione fraterna di chi commette una colpa. Un fratello doveva farsi carico di chi era in difficoltà o in grave peccato, parlargli in amicizia, e se non riceveva ascolto, far intervenire altri due fratelli. Se non si trovava una soluzione neppure così, doveva farsene carico in forma ufficiale la Chiesa nei suoi responsabili (Mt 18,15-17). Questo è un meccanismo di gradualità e attenzione verso chi stava sbagliando, aumentando piano piano la forza di persuasione, ma senza umiliare la persona. Quanto è diverso il metodo in uso oggi. Non soltanto non ci si prende cura di chi si allontana, ma nemmeno ci si conosce, ci si avvicina. Poi, se qualcuno sbaglia, si preferisce sparlare alle sue spalle. Forse è il caso di rifare oggi il percorso rispettoso e paziente delle prime comunità cristiane. Vale la pena. Felice e radiosa giornata.

14 - Buongiorno; Mt 18,21 - 19,1. In questo brano Gesù mostra la necessità di perdonare. Ci dice che l’unica misura del perdono è di perdonare senza misura, di perdonare sempre (cfr. Mt 18,22). Non si tratta di alzare o abbassare l'asticella della vita morale, ma di ricordare che l’amore di Dio è smisurato. Dio è sempre pronto a perdonare. Perché perdonare? Una sola è la risposta: così fa Dio. Al credente è chiesto di usare il cuore di Dio, il cuore di misericordia nelle relazioni. Gesù lo dice con la parabola dei due debitori (Mt 18,23-35). Il primo doveva al proprio datore di lavoro una cifra iperbolica, fuori portata. Quel signore è il modello della pietà e di compassione: fa suo il dramma del servo, lo fa contare più dei propri diritti. Per lui, la pena di quell’uomo pesa più dell’oro. Ma il servo, appena perdonato, trova un compagno di lavoro che gli doveva pochi spiccioli. “Appena uscito”, dice il Vangelo, non il giorno dopo, non una settimana dopo. “Lo prende per il collo” (Mt 18,28) appena liberato dai ceppi e restituito al futuro e alla famiglia, dopo aver fatto esperienza della magnanimità del padrone, lo soffoca. “Ridammi i miei centesimi...” dice chi è stato perdonato di un’enormità. Era suo diritto, ma si rivela servo spietato e senza memoria. Aiuta molto nella vita ricordare il bene ricevuto anziché i torti subiti. Dona pace e fa crescere in fretta. Buona giornata.

15 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo; Lc 1, 39-56. Il Creatore non spreca mai le sue opere. Così, il corpo umano, suo capolavoro, avrà in Maria lo stesso destino dell’anima, e sarà una sola cosa con essa per sempre. Maria, Madre del Signore e discepola della sua Parola, ha preceduto tutti nel traguardo del Cielo. È pure il nostro destino. Maria è immagine bellissima della Chiesa e dell'umanità, pure di me. È una creatura vestita di sole, di luci e ombre, ma fornito di una speciale attrazione al cielo. È primizia della Chiesa celeste, segno di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa pellegrina nel mondo. Maria è dunque una creatura sempre in cammino. Perciò è una guida sicura, patrona delle guide alpine e dei viandanti della Fede perché sale senza chiodi e senza corde le vette di Dio. È una meraviglia evidente e stupenda. Una vita in punta di piedi è la sua: a Nazaret come a Cana, in sinagoga come nel pretorio, sotto la croce, come il mattino di Pasqua e a Pentecoste. Vive dietro le quinte, ma c’è, ed è determinata al punto da sollecitare il Figlio a rivelarsi: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Eccola lasciare la sua casa di Nazaret, e raggiungere la cugina Elisabetta in attesa di un figlio insperato. L’amore ha fretta, è concreto e operoso. L'Assunta è la festa del nostro pellegrinaggio verso la vita eterna. Beati coloro che hanno chiara la meta e leggero il passo. Tantissimi auguri alle Assunta. Buona festa a tutti e felice giornata.

16 - Buongiorni e buon fine settimana; Mt 19, 13-15. Il racconto ci presenta un mondo dei bambini che Gesù accoglie, ma che i discepoli vogliono  allontanare. È una scena familiare, quella del Vangelo, anche se non è sempre ben compresa e interpretata. I bambini nelle culture antiche, compresa quella ebraica, erano gli esseri meno considerati. Non godevano di diritti ed è proprio a questa categoria di “paria” che si rivolge Gesù. La sua predilezione è quindi verso gli ultimi che, per il solo fatto di essere tali, non per la loro fede o per le loro opere erediteranno il suo Regno ( cfr. Mt 19,14). Guai ad impedire la Fede ai bambini dicendo: "lasciamoli crescere". I bambini sono il simbolo della condizione di chi vuole entrare nel regno dei cieli. Non c’è stagione della vita in cui non si semini nel cuore umano. Non facciamo come gli apostoli zelanti che considerano il chiasso dei bambini un inopportuno disturbo (Mt 19,13b). Non impediamo loro di accostarsi al Signore, solo perché si crede che non siano pronti o interessati (cfr. Mt 19,13b). Come capiscono cose e sentimenti, così capiscono anche la Fede. Occorrerà aiutarli a celebrare bene una liturgia gioiosa e ad avere una visione della Chiesa-famiglia. Che possano sentire la sacralità della vita. Gesù è stato chiaro: i bambini devono poter accedere al Vangelo, da bambini, però. Ci siano celebrazioni a loro misura e in famiglia si respiri un clima di preghiera. I bambini vanno tutelati. Oggi è anche la memoria di San Rocco, pellegrino-protettore contro la peste. Che, per sua intercessione, il Signore ci liberi da ogni male. Buona e radiosa giornata.

17 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Lc 12, 49-53. Abbiamo avuto la fortuna e il dono di conoscere uomini e donne appassionati di Dio e dell'uomo (cfr. Geremia e i testimoni di fede). Sono passati tra di noi come fuoco e come spada. Sono stati mandati a rompere le false paci dei cuori e ad orientare le persone verso Gesù. Stare vicino a Gesù è stare vicino al fuoco. Siamo discepoli di un Vangelo che brucia e fiorisce. Il fuoco 🔥 che Gesù vuole accendere nei discepoli è un fuoco che purifica e trasforma (Lc 12,49). È un fuoco dello Spirito , il fuoco d'amore. Al tempo di Gesù le donne e i bambini erano senza diritti (cfr. Mt 19,13b). Gli schiavi erano in balia dei padroni e i lebbrosi, i ciechi, i poveri erano trattati con disprezzo. Gesù Lui sta dalla loro parte, li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello e dei poveri dei principi, invia le donne ad annunciare la Pasqua. La fede è abbracciare il suo progetto di vita, convinti che un altro mondo è possibile. Non mettere dunque in pace la coscienza, ma risvegliarla! Il Vangelo non va custodito chiuso in cassaforte. Va amplificato. Il discepolo deve farsi eco e risonanza della buona Notizia del suo Maestro per bruciare d'amore il mondo intero. Felice domenica.

18 - Buongiorno per tutto il giorno e buon inizio settimana; Mt 19, 16-22. Alla ricerca della vita... Alla ricerca della perfezione. “…se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi” (Mt 19,21). Nel brano evangelico odierno, un ragazzo corre incontro a Gesù per una domanda esistenziale. Ha grandi domande e grandi attese (cfr. Mt 19,21). È in cerca della vita, della felicità e forse anche della salvezza. Vuole sapere se è vita o no la sua. Alla fine se ne andrà spento e deluso (Mt 19,22). Ha sogni, ma non il coraggio di trasformarli in realtà. Che cosa ha cambiato tutto? Le parole di Gesù: “vendi quello che hai, dallo ai poveri, e poi vieni” (Mt 19,21b). Il vero tesoro non sono le cose, ma le persone. Per arrivarci, si passa per i comandamenti: non uccidere, non tradire o rubare (cfr. Mt 19,18-19). L’ha sempre fatto. Eppure non è soddisfatto. Non gli basta. Che cosa gli manca ancora? Il ricco vive come un insoddisfatto, gli manca sempre qualcosa. Una cosa ti manca: va', vendi, dona....  Quell'uomo non ha un nome, è un tale di cui si sa solo che è molto ricco. Il denaro si è mangiato il suo nome, si è impossessato di lui. Altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna. Hanno un nome perché non hanno fatto delle cose la loro identità. Hanno smesso di cercare sicurezza nel denaro e hanno incontrato Dio. Gesù vuole trasformare la vita del giovane ricco. È invitato a condividere con i poveri. Più che la povertà che dovrebbe abbracciare, vale la condivisione; più della sobrietà, vale la solidarietà. Quello che Gesù propone non è un uomo spoglio di cose, ma un uomo libero dentro, pieno di relazioni, con cento legami. Buona giornata.

 

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"Associazione Amici Sostenitori dei Bambini di Don Crispino - odv" 

 

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