GENNAIO 2026 

 

1 - BUON INIZIO DELL'ANNO 2026. Celebriamo la Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio ; Lc 2, 16-21. Otto giorni dopo Natale viene riproposto il brano della notte santa perché il Natale esige per noi una graduale scoperta. Dedicare un giorno soltanto al Natale porta a sterili emozioni. Per questo la Chiesa riserva un’intera settimana (l’Ottava) per interiorizzare il fatto della nascita del Signore. A piangere come un bambino spaurito sulla paglia di una stalla fuori Betlemme è il Messia. Chi lo cerca nei sacri palazzi non lo trova. Riscopri oggi lo stupore, lasciati contagiare come i pastori di Betlemme, fai spazio a Dio che si veste di carne umana e la rende sacra. Guai a umiliarla perché chi lo fa disprezza Dio stesso. Venga meno la confusione di questi giorni: regali, auguri, messaggi clonati. Rimanga ciò che vale: un Dio che ama l’uomo. Maria “custodiva nel suo cuore" come in uno scrigno emozioni e domande. Impariamo a leggere nel profondo delle cose. Solo chi vede dentro capisce “oltre”. Impariamo il Natale dai pastori che non trattengono la gioia per loro stessi, ma vanno a contagiare quanti incontrano dicendo: “è il Messia; è nato l'Amore”. Il piccolo Gesù regali “Pace”, e i discepoli si trasformino in buoni conduttori di Vangelo, luci che diradano le tenebre. Felice giornata e Buon anno.

2 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 1, 19-28.VL’atmosfera natalizia vissuta bene ci fa nascere Gesù dentro di noi e ci porta ad annunciarlo al mondo.  Ma siamo troppo occupati di noi stessi. Se rimaniamo così, rischiamo di essere fra quanti in quella Notte santa di Natale nemmeno si accorsero della stella che si posava sul Figlio di Dio. Occorre alzare lo sguardo e guardare il cielo come i pastori. Per chi rimane a vegliare come i pastori, il Natale metterà radici nel suo cuore. Subito all'inizio del nuovo anno, la Chiesa ci presenta due modelli di vita da imitare. Ieri, nella solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, Maria ci è stata presentata come modello di preghiera, di silenzio e di umiltà. Oggi,  nella figura di Giovanni Battista appare chiaramente la sua umiltà (Gv 1,20-21.23). È cosciente di essere solo la voce (Gv 1,23) e di essere rivestito della missione di battezzare nell'acqua per la conversione della gente (Gv 1,26a). Il Battista ci invita poi a scoprire Gesù e ci indica la via fatta di verità e autenticità (cfr. Gv 1,26b-27). In tal modo, il nostro “vero io" incontrerà il “vero Dio” e metterà al bando ogni falsità e ipocrisia in noi. Giovanni Battista non si proclama Dio, né si monta la testa. Gli anni del deserto lo hanno segnato e ricondotto all'essenziale, alla verità della propria storia. Si fosse proclamato Messia, la folla gli avrebbe creduto. Ma non l’ha fatto. Lui pure era in attesa, convinto di essere solo “voce" di una Parola “altra” (cfr. Is 40,3). Con il Battista, rimaniamo umili discepoli. Non fidiamoci di complimenti, di apprezzamenti né di recondite qualità (cfr. Gv 1,21b.25). È Dio la fonte della Luce eterna e di ogni dono perfetto. Come Giovanni Battista, siamo “voce” imprestata ad una Parola, voce che amplifica. Siamo utili se lasciamo alla Parola di lavorarci come creta nelle sue mani. Con la Vergine Maria e Giovanni Battista, camminiamo nella fede. Buona giornata.

3 - Buongiorno a tutti e buon sabato; Gv 1, 29-34. Giovanni Battista riconosce in Gesù che sta passando l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”, lo indica ai suoi discepoli (Gv 1,29) e ne dà la motivazione (Gv 1,30). “Io non lo conoscevo” (Gv. 1,31), dice il Battista. Ma come mai? Non era suo cugino? Non si tratta di conoscenza di sangue, ma di conoscenza interiore. Ha passato la vita alla ricerca di Dio, ha lasciato tutto, casa, famiglia, comodità, per vivere nel deserto più assolato. Dichiara che è venuto, con il battesimo nel Giordano, a manifestarlo (Gv 1,31b-33). Ha rinunciato ai legittimi piaceri della vita per orientarsi all'essenziale. Era un gigante in un mondo di uomini religiosi meschini. Ha attirato le folle che da ogni angolo di Israele oltre che da Gerusalemme sono venute ad ascoltare le sue parole autentiche e a farsi battezzare. Di fronte a Gesù, Giovanni è rimasto spiazzato quando l'ha visto mettersi in fila fra i penitenti, ed inginocchiarsi davanti a lui per farsi battezzare anche Lui. Lo Spirito Santo, sceso in quel momento gli ha fatto capire la vera identità di Gesù. Al Giordano tutto si è illuminato (Gv 1,32-33). Eccolo Dio fra i peccatori, umile e nascosto. In Lui, Giovanni Battista crede e vede l'agnello che si lascia uccidere senza parlare (Is 53,7). Dio lo stupisce. Quando crediamo di sapere, ci obbliga a ricominciare l'apprendimento, a rinascere e a ripartire alla sua ricerca. L'esperienza di Giovanni Battista ci porta a non lasciare il nostro sguardo allontanarsi da Gesù. Il cammino continua. Buona e felice giornata.

4 - Buongiorno e felice domenica a tutti; Gv 1, 1-18. Ancora una volta, meditiamo sul Prologo di Giovanni apostolo ed evangelista (messa del giorno di Natale, il 31 dicembre e la domenica di Natale). Giovanni evangelista comincia il suo Vangelo con un punto fermo: "il Verbo". Il mondo nasce dal Verbo, il Figlio di Dio, Parola eterna del Padre. Dio crea dunque il mondo attraverso la Parola. Nel racconto della nascita di Gesù, Dio ricomincia la creazione da Betlemme (cfr. Lc 2,7). Aveva plasmato Adamo con la polvere del suolo; ora diventa egli stesso argilla (cfr. Gn 2,7). Eccolo, un uomo come noi, il Dio-con-noi, l'Emanuele (Gv. 1,14). Da allora, c’è un frammento di Dio in ogni uomo, un raggio della sua luce in ogni vita (cfr. Gv 1,9). Il Creatore e la creatura si abbracciano, e sono una sola cosa in Gesù uomo-Dio. Gesù è venuto a portare sulla terra una vita nuova. Non ha comunicato teorie religiose, ma una forza vitale. In effetti, nasce perché io possa rinascere. È come se dicesse a tutti: amo la tua solitudine e il tuo cercare, amo le tue lacrime, ma anche la tua debolezza. Nulla della tua vita mi lascia indifferente. Ma io lascio libero l'uomo di scegliere: di accogliermi o di rifiutarmi. “A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” Gv 1,12). Questa è una scelta positiva. Aderire a Lui è diventare figli nel Figlio. Si accoglie Dio e basta. E l’uomo diventa ciò che accoglie e ciò che lo abita. Se l’uomo accoglie la vanità diventerà vuoto, un nulla. Se accoglie disordine creerà il caos. Se invece accoglie Dio, vivrà, sarà luminoso e darà luce. Buona domenica.

5 - Buongiorno e buon inizio di settimana; Gv 1, 43-51. In questo racconto, Natanaele fa la sua professione di fede in Gesù Cristo nel quale riconosce il Messia e il Re di Israele (Gv 1,49). Natanaele è un israelita che conosce bene la Scrittura e la medita. Ha un carattere scontroso, ma ciò nonostante diverrà l’apostolo Bartolomeo. È diffidente e ha chiuso ad ogni amicizia. Si è costruito una spessa corazza per proteggersi da eventuali delusioni (cfr. Gv 1,45-46). È proprio lì che lo aspetta il Signore. Gesù non dà peso ai suoi limiti di carattere. Elogia, invece, la sua sincerità (Gv 1,47). La fiducia di Gesù scioglie la diffidenza di Natanaele come neve al sole. Usa bontà di giudizio e così spalanca i cuori alla conversione. A Gesù è bastata una sola parola per rimettere in moto il cuore di Natanaele, persona per lo più lunatica e sospettosa (cfr. Gv 1,48a). Soltanto Gesù saprà leggere, dietro le sue prese di posizione spesso assolutiste e caustiche, un'anima limpida in ricerca. Gesù, che egli aveva appena criticato pesantemente con Filippo (Da Nazaret, può venire qualcosa di buono?) ha fatto della sua critica un ponte. Non lo rimprovera. Infatti, Dio conoscendo l’animo umano desidera il bene di ciascuno. Dopo il primo contatto, ci sono due promesse: 

1) "vedrai cose più grandi di queste" (Gv. 1,50b).

2) la visione del cielo (Gv. 1,51), una promessa a tutti quelli che credono. 

Lasciamoci toccare e rigenerare dal suo Amore misericordioso. Buona giornata

6 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità dell'Epifania del Signore; Mt 2,1-12. La notizia della nascita di Gesù Cristo è arrivata dappertutto, anche in oriente, nei territori dei non-giudei. I Re magi incarnano l'universale attesa messianica. La nascita di Gesù è come un evento cosmico. I Re magi venuti dall'oriente ne sono testimoni, anche la contemplazione degli astri del cielo. Le stelle annunciano al loro modo quello che i profeti avevano preannunciato. E l'apocalisse chiamerà Gesù "Stella radiosa del mattino" (Ap  2,28; 22,16). All'Epifania, quelli che si radunano attorno a Gesù sono diversi dai pastori. Sono dei Re, intelligenti, formati e informati (cfr. Mt 2,2b). Sono Signori, con tanta dignità e rispetto. Sono grandi perché umili, riconoscendo la regalità di Gesù (Mt 2,2a). Il miracolo di Dio il giorno dell'Epifania è il suo amore e la sua manifestazione al mondo. Dalla nascita, Gesù non si chiude su se stesso. Anzi, si apre a tutti e soprattutto a quelli che hanno un cuore libero e ben disposto ad accoglierlo. Erode, che governa con sfida il suo territorio, ha un cuore inquieto, geloso, pieno di cattiveria. Respira solo aria inquinata e morte (cfr. Mt 2,3-7). Pieno di ipocrisia, vuole ingannare i re magi. Disse infatti: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo" (Mt 2,8). Ma Dio guida la storia degli uomini. Conosce il cuore dell'uomo. Si può inventare strategie per governare e rimanere al potere, ma se non sono animate e ispirate dal bene, cascano in rovina. Domanda: Io che vivo in questo mondo, perché voglio vedere Gesù? Con quale spirito lo cerco? Trasforma, o Signore, il mio cuore. Fa che ti possa cercare con cuore sincero, riconoscerti come Messia e come il Re dei Re della terra, scoprirti come vero Dio. All'insigne dei Re magi, lasciami adorarti (Mt 2,11a) e offrirti il meglio del mio cuore, il dono che mi hai dato: la mia vita (cfr. Mt 2,11b). Felice giornata.

7 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 4, 12-17; 23-25. In questo brano evangelico, Gesù comincia la sua predicazione a Cafarnao (Mt 4,13). Il Battista è stato messo in carcere perché Erode non sopportava più di essere censurato da quella lingua di fuoco. Gesù entra in scena e va in Galilea (cfr. Mt 4,12). Il giovane Rabbi torna al nord e in quella regione di periferia dà inizio alla sua predicazione (Mt 4,13). Da notare che Dio ha una predilezione per la periferia. Gesù comincia dalle terre cadute in mano assira sette secoli prima, Zabulon e Neftali: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce” (Mt 4,16; cfr. Is 9,1). Sono territori che erano stati tolti ad Israele, e pian piano sono divenuti pagani. La Parola di Dio è annunciata lì sulle strade. La Chiesa, pur restando fedele al Maestro, è chiamata ad uscire dai sacri recinti e a seminare la Parola, ovunque. Fossimo coraggiosi e capaci a dire le parole di Dio a chiunque, sarebbe allora una manifestazione di fede essenziale e liberante. Apriamo le porte e usciamo. Portiamo il Vangelo “là dove vive l’uomo”. Questo Vangelo è liberatore perché insegnato e predicato ovunque, si accompagna di segni concreti di guarigione e di esorcismo. Lo scopo dell'annuncio del Vangelo è senza dubbio la conversione (Mt 4,17) e diventare discepoli (Mt 4,25). Buon cammino. Buona giornata.

8 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 6, 34-44. Gesù ha compassione per quelli che lo seguono. Provvede alla folla con la premura e la tenerezza del buon pastore. È Lui la nuova guida nel deserto (cfr. Mc 6,35b). È Lui che rinnova il miracolo della manna nel deserto. Facendo così, prefigura l'Eucaristia dove si consegna ai suoi come pane di vita. Il racconto evangelico rapporta in chiaro una sera diversa dalle altre. Più di cinquemila persone si ritrovano a due passi dal lago, ospiti di Gesù per una gustosa e generosa cena di pesce. Hanno seguito Gesù per più di tre giorni, affascinati dalla sua persona e dalla sua Parola. Gesù si è rivelato per loro una vera "calamita". Provvede loro un pane miracoloso. È vero che chi cerca i beni spirituali con tutto il cuore riceve anche quelli materiali. La cena è una sorta di premio della loro fedeltà. Perché, noi oggi, non si avverte la medesima forza attrattiva? Perché si vive con l’orologio in mano ogni qualvolta si prende parte all’Eucaristia. E questo non va bene. Così non gustiamo bene l'Eucaristia e non partecipiamo con frutto alla celebrazione. I Dodici, uomini pratici, dicono a Gesù: “Congeda la folla perché vada a comprarsi da mangiare” (Mc 6,35b-36). Infatti, se lui non li congeda, nessuno se ne va. È comprensibile e corretta la preoccupazione dei discepoli, ma è singolare la tenerezza che vive Gesù che non ha mai mandato via nessuno. Mentre gli apostoli provano a fare i ragionieri, Gesù invita a procurare essi stessi il cibo (Mc 6,37). Sono strade diverse: il buon senso e la Fede; la ragione e l’Amore. Vincono la fede e l'amore. L'unico contributo che viene dato dai cinquemila uomini è la loro fame. In realtà, a Dio noi si portano fragilità e necessità. A Dio non c'è di meglio da dare se non i nostri limiti. Più se ne ha consapevolezza e gliele si consegnano (cfr. Mc 6,39), più gli si dà modo di dimostrarsi Salvatore (cfr. Mc 6,41). Collaborare efficacemente e con responsabilità è la cosa migliore per poter osservare i miracoli nella comunità. Buona giornata.

9 - Buongiorno a tutti. Il Vangelo di oggi fa' seguito a quello di ieri. Gesù, dopo aver moltiplicato i pani e i pesci, si ritira per pregare (Mc 6,46). Dopo quell’atto importante, si avvicina ai discepoli affaticati nel remare, fa' cessare il vento sul mare e infonde in loro il coraggio (cfr. Mc 6,48). Gesù non è un fantasma. È il Signore che domina  la natura. Rassicura i suoi dicendo: "coraggio, sono io, non abbiate paura" (Mc 6,50b). Con la sua parola, Gesù manifesta la sua potenza, rivela la sua divinità (Sono io) e ricrea i cuori dei discepoli impauriti. Il Signore rivela chiaramente la sua natura divina. Il fatto di salire sulla barca calma il mare. La presenza di Dio nella vita di un credente calma ogni timore e fa superare ogni difficoltà che può disturbare (Mc 6,51). "Non temere". Il Signore non ci lascia mai da soli nelle vicissitudini della vita. Ci viene sempre incontro per salvarci. Buona giornata.

10 - Buongiorno e buon fine settimana; Lc 4,14-22. In questa lettura del Vangelo, in Gesù di Nazaret si compie la profezia di Isaia (cfr. Lc 4,21; Is 61,1-2 = Lc 4,18-19). È il Messia promesso da Dio e atteso da tutto il popolo. La sua missione è di annunciare ai poveri la Buona Novella (un lieto messaggio di salvezza), operare la liberazione dei prigionieri, ridare la vista ai ciechi, rimettere in libertà gli oppressi e proclamare un anno di grazia del Signore. All'insegna di Gesù, manda su di noi, Signore, il tuo Spirito Santo. Rinnovi la faccia della terra. Faccia di noi e di tutta la Chiesa dei messaggeri del Vangelo. Felice giornata.

11 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi è la festa del battesimo del Signore. Alla domanda di Gesù di farsi battezzare da Giovanni Battista, questi si rifiuta e si ribella (Mt 3,13-14). Ma Gesù ne precisa la necessità: "Bisogna che si adempia ogni giustizia" (Mt 3,15). Due termini qui saranno cari a Matteo evangelista ("adempiere=compiere" e "giustizia") e utilizzati spesso. Quale è la nuova giustizia portata da Gesù nel mondo? Il mistero dell'umiltà di Cristo, del suo servizio e della sua presenza che purifica ogni uomo dal peccato. Con il battesimo di Gesù, Dio rivela al mondo che l'era della pienezza si attua in Gesù Cristo, suo Figlio prediletto (Mt 3,17). Segue l'atto battesimale (Mt 3,16): i cieli sono aperti, c'è una visione, la discesa dello Spirito Santo sotto la forma di colomba, la voce divina. L'atto battesimale e l'espressione "uscire dall'acqua" rimandano al componente biblico dell'esodo: l'antico atto salvifico viene portato a compimento nel Figlio "diletto" di Dio che conduce la Chiesa alla liberazione totale e definitiva. Il battesimo va valorizzato perché è l'inizio di un percorso e di un cammino che porta "alla vita" e alla missione. Buona festa a tutti e felice domenica.

12 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 1, 14-20. Oggi inizia il tempo ordinario della Liturgia, tempo che ci aiuterà a rendere feriale la "santità". Dio nasce e feconda tutte le nostre realtà. Non manca in queste realtà la stalla di Betlemme. Il cammino parte dunque da Betlemme fino alla Croce. Nel racconto evangelico odierno, all'inizio della sua vita pubblica, Gesù cerca dei collaboratori. Non fa tutto da solo, ma coinvolge diversi attori, mai però “donne”, per dare inizio al Regno del Padre. La chiamata dei quattro primi apostoli ci propone la prontezza e la totalità dell'adesione cristiana al Signore. Dopo aver avviato il ministero nella Decapoli, alla periferia di Israele, con l'invito alla conversione e l'adesione al Vangelo (cfr. Mc 1,15), Gesù cerca dei discepoli. Non cerca sfaccendati, ma gente in piena attività, e i primi li incontra sulle rive di un lago (Mc 1,16-20). In realtà gli Ebrei preferivano la terraferma. Ma è dopo una notte infruttuosa di pesca e ai confini dei nostri fallimenti che egli ci raggiunge e ci chiama (cfr. Lc 5,4-10). Prima dell'avvento di Gesù, era il discepolo che si sceglieva il Maestro. Ma non fu così per Gesù. È Lui a decidere i giocatori da impiegare e il tipo di gara da svolgere. Gesù non seleziona alla fine di un complicato percorso formativo, né in conseguenza di eclatanti successi personali. Si sceglie personalmente i discepoli e poi li fa crescere (cfr. Mc 1,17.20a). Ci viene a chiamare proprio là dove viviamo per aiutarlo a liberare l’umanità dai legacci che la tengono prigioniera e rischiano di soffocarla. È proprio il sogno di Dio. Non si accontenta di un “si” a tempo. Chiede che si lascino le reti che imprigionano e frenano la crescita interiore (cfr. Mc 1,18.20b). Ascoltiamo la voce di chi ci chiama. Lasciamo tutto quello che ci può impedire di seguire liberamente Gesù, nostra vita e nostro maestro. Buona giornata.

13 - Buongiorno per tutto il giorno a tutti; Mc 1, 21-28. Questo brano evangelico racconta il primo miracolo di Gesù riportato dall'evangelista Marco. Racconta proprio la guarigione di un fedele della sinagoga di Cafarnao, luogo di culto ebraico per eccellenza. È indemoniato. Eppure prende parte alla preghiera comune (Mc 1,23). Il maligno, s'intruffa pure nei muri delle chiese. È accanto a noi e a volte ci ruba il cuore con il desiderio di stabilirvi la sua dimora. L'evangelista Marco avverte le sue comunità. È come se dicesse: "tenete gli occhi aperti". Per accogliere Gesù e il suo Vangelo serve pulizia e liberazione (cfr. Mc 1,25-26). Meglio vigilare su di noi che sfornare critiche verso gli altri. Se poi si è richiesti di parlare di incoerenze altrui, lo si faccia con dolore, mai con scherno, ma sempre con lo spirito di comprensione e di volere il bene dell'altro. È elevato nel nostro mondo il rischio di diventare cristiani-atei, di credere a ciò che si vede escludendo Dio dalla nostra vita. È una Fede di facciata ridotta al minimo. C’è addirittura chi pensa che Dio sia venuto ad ostacolare o a rubare le piccole gioie umane, a farsi nostro giudice severo e ostile. Occorre decantare l’idea di Dio. Non va ridotto ad un trattato di teologia. È venuto a ridare dignità alle sue creature liberandole, con l'insegnamento e la Parola, dal dominio del maligno (cfr. Mc 1,24). Nulla resiste all'intervento di Gesù, il Santo di Dio (Mc 1,24b). Convertiamo la nostra vita a un Dio Padre e Madre, che non ha esitato a sacrificare il proprio Figlio per amore. Felice giornata.

14 - Buongiorno a tutti; Mc 1, 29-39. Mercoledì della Prima Settimana T.O. Finito il sabato coi suoi divieti, la gente di Cafarnao si riversa in casa di Simone dove si era spostato Gesù. E lì lui inizia a guarire molti malati. La prima ad averne i benefici è la suocera di Simone, a letto forse per una febbre malarica. Gesù la rimette in piedi e lei riprende a servire (Mc 1,29-31). Gesù, nella sua vita terrena, si è continuamente chinato sulle miserie e necessità degli uomini. L’evangelista Marco lascia intendere che il segreto della straordinaria energia di Gesù è dovuto all’intensità della sua comunione con il Padre. Infatti, quando ancora era buio Gesù esce di casa, e cerca luoghi deserti dove ritirarsi. Nel suo Vangelo, Marco scrive: “E là pregava” (Mc 1,35). È amaro verificare che, spesso per molti, la preghiera è fatta solo di pressanti richieste. Ma passata l’urgenza, Dio ritorna nell’angolo buio della casa. Triste realtà odierna. La preghiera di adorazione silenziosa rende adulti nella Fede. Impariamo "l'arte di ritirarsi" dai luoghi di rumore. Impariamo a ritagliarci del tempo per Dio. Saremo degni di essere chiamati “suoi figli”. Pietro, sorpreso e contrariato, cerca Gesù e lo richiama ai suoi “doveri” (cfr. Mc 1,36-37). A Cafarnao lo aspettano anche per far crescere la neonata comunità. Ma Gesù non ama gli steccati e chiede di andare altrove (Mc 1,38a). Motiva la sua scelta: "per questo sono venuto" (Mc 1,38b). Che la Chiesa, come lui, abbia il coraggio di rompere schemi e di non lasciarsi confinare. Nella sua libertà, prosegua il suo cammino: pregando, predicando il Vangelo, scacciando i demoni, guarendo ogni malattia e infermità. Radiosa giornata.

15 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 1, 40-45. Gesù sì trova davanti a un lebbroso. Prova compassione per lui. Gli arriva al cuore la sofferenza e l’umiliazione di quell’uomo allontanato da tutti e costretto a vivere da escluso (Mc 1,40). La lebbra, espressione di vera nudità interiore, era ritenuta, nella mentalità ebraica come una sorta di punizione divina. Il malcapitato viveva così anche il senso di colpa. Gesù, e solo lui, non ha paura di toccarlo, né di purificarlo, restituendogli la salute e la dignità perduta (Mc 1,41). Ma fa di più. Lo guarisce nel profondo. In cambio, però, gli chiede di non divulgare il prodigio (Mc 1,44). Ma il lebbroso non capisce, non sa chi sia veramente Gesù. A lui interessa togliere il marciume. Eccolo dunque proclamare ai quattro venti il recupero della salute, costringendo Gesù ad evitare le città (Mc  1,45) per non essere scambiato per un “mago”. Non è saggio comportarsi come il lebbroso che, vistosi guarito, pensa ormai di avere in mano la propria storia. Non si sta con Dio a tempo. Gesù non guarisce mai solo il corpo. Raggiunge lo spirito. E ciò richiede tempo, disciplina e conversioni continue. La fede è come una palestra di vita. La guarigione è solo il punto di partenza di un lungo percorso, a tratti doloroso, ma che, se vissuto con costanza, porta alla pienezza della Luce. Siamo tutti lebbrosi. Abbiamo bisogno di guarire di dentro. Andiamo allora a Gesù che può tutto. Buon cammino e Buona giornata.

16 - Buongiorno a tutti; Mc 2, 1-12. Per la gente, Gesù è un grande profeta (cfr. anche Lc 7,16). Annunzia alla gente la parola e guarisce pure gli infermi. Per questo l’interesse attorno a Lui cresce giorno dopo giorno. Sa scuotere le coscienze e le porta alla conversione. Le sue Parole sono autorevoli e prive di arroganza. Spiazza perfino i suoi più stretti collaboratori. Non cerca complimenti, anzi fugge ogni vanagloria. Perciò, ordina ai miracolati di tacere (cfr. Mc 1,44a). Ma con il paralitico di Cafarnao cambia. Avviene un cambio di marcia. La malattia era conseguenza del peccato, diceva la gente, nonostante Giobbe avesse scritto un intero libro per smentire quella diceria. Qui Gesù dice: “Ti sono perdonati i peccati” (Mc 2,5). Eppure Dio soltanto può perdonare, pensano i Farisei e i devoti… ed è vero. Solo Dio perdona. Ma perché non trarre le ovvie conseguenze del loro dire “solo Dio perdona”? Perché non chiedersi chi sia l’uomo che fa miracoli davanti a loro? Gesù passa dalle parole ai fatti (Mc 2,11). Ha già purificato il paralitico, ora lo risana fisicamente (Mc 2,5.10-11). La precedenza data alla remissione dei peccati rivela che non basta il benessere materiale. Gesù perdona i peccati e il suo perdono stupisce. Le sue parole al paralitico ("Ti sono rimessi i peccati") suscitano scandalo. Ma Gesù è Dio. Ha proprio il potere di rimettere i peccati ed ha la capacità di sanare le crepe più profonde (cfr. Mc 2,10). Però, Egli è impotente di fronte alla presunzione di chi si ritiene origine e senso della propria vita. Gesù ci lascia liberi di aderire a Lui. Ma a chi l'accoglie ha dato il potere di diventare figlio di Dio (cfr. Gv 1,12). Chi ha orecchi intenda. Buona e radiosa giornata.

17 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Mc 2, 13-17. Questo testo è rivoluzionario perché Gesù, dipinto come profeta ed uomo integro, mangia con i peccatori. Non sono per Lui delle brutte compagnie e Lui stesso un pessimo esempio per chi lo osserva? La critica mossa dagli Scribi e Farisei non è banale. Contestano il fatto che, senza farsene un  problema, Gesù vada a cena a casa del pubblicano Levi (cfr. Mc 2,15). Tutta Cafarnao sa quanto sia ignobile e peccatore incallito quell’uomo, conosciuto come esattore delle tasse per conto dei Romani (cfr. Mc 2,14a). È in più, secondo il loro ragionamento, Levi era un traditore. Non sanno, o fingono di non sapere, però, che quella cena era stata programmata per festeggiare la conversione di Levi dopo l’incontro con Gesù (cfr. Mc 2,15-16). Una gioia incontenibile abita il cuore di Levi. Il Maestro ha chiamato proprio lui, temuto, odiato ed emarginato. Gesù viene per i malati, non per i “sani” (Mc 2,17). Levi, noto anche con il nome di Matteo, ha visto nello sguardo del Maestro un amore e un rispetto che mai aveva prima conosciuto. Dio lo raggiunge al banco delle imposte, là dove esercita il suo odiato mestiere. Raggiunge pure noi al banco delle nostre miserie e ci offre la salvezza. Gesù è fuori portata dei Farisei abituati ad alzare steccati. Ma a chi lo chiama e lo desidera, anche le "sabbie mobili delle umane debolezze" sono per Gesù terra amica. Oggi nella chiesa è la memoria di Sant'Antonio, Abate. È festa per noi. Che questo santo ci educhi alla povertà evangelica, alla libertà interiore, al silenzio del "deserto" e al combattimento spirituale. Il deserto fu per Sant'Antonio, non un'evasione, ma uno sforzo di unione con Dio. Sant'antonio ci aiuti a lottare contro il nostro egoismo e ad essere vittoriosi dalle insidie del Maligno. Buon onomastico a Antonio, Antonia, Antonella, Antonietta. Felice giornata.

18 - Buongiorno a tutti. II Domenica T.O. Gv 1, 29-34. In questo racconto evangelico, Giovanni Battista, testimone di Cristo (cfr. Gv 1,34), manifesta e indica Gesù al mondo: "Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Questa espressione rivela Gesù come Servo di Yahvé e liberatore dell'uomo dal male. “Io non lo conoscevo” (Gv 1,31), dice il Battista. Come mai non lo conosceva? Ha passato la vita alla ricerca di Dio, ha lasciato tutto, casa, famiglia, comodità, per vivere nel deserto più assoluto. Ha rinunciato ai legittimi piaceri della vita per essere orientato all'essenziale. Era un gigante in un mondo di uomini religiosi meschini. Ha attirato le folle che da ogni angolo di Israele oltre che da Gerusalemme sono venute ad ascoltare le sue parole sferzanti, ma autentiche. E osa dire che non lo conosceva (Mc 2,31.33). Giovanni è rimasto spiazzato quando l'ha visto mettersi in fila fra i penitenti, ed inginocchiarsi davanti a lui per farsi battezzare (cfr. Mc 2,9). Soltanto lo Spirito Santo, sceso in quel momento gli ha fatto capire la vera identità di Gesù (Gv 1,32). Al Giordano tutto si è illuminato. C'era anche una voce che testimoniava (Mc 1,10-11). Eccolo Dio fra i peccatori, umile, nascosto. E lì Giovanni crede e vede l'agnello che si lascia uccidere senza parlare (Gv 1,36). Dio è lì a stupirci. Il suo sguardo fascina, ci invita a rinascere e a ripartire alla sua ricerca. Buona domenica.

19 - Buongiorno e buon inizio settimana. II Settimana; Mc 2, 18-22. I discepoli di Giovanni e con loro i Farisei non hanno ancora accettato di essere entrati nel tempo “nuovo”, quello iniziato con la venuta di Gesù. Per loro era determinante continuare ad osservare la legge di Mose’ e i diversi digiuni rituali cari da sempre alla tradizione dei Padri (cfr. Mc 2,18). I discepoli, invece, seguono Gesù e riconoscono in lui il Messia e il Figlio di Dio. A loro, Gesù non impone digiuni perché è il tempo di grazia. Gesù sta celebrando il suo matrimonio con il suo popolo, la sua unione con l’umanità. Bisogna girare pagina. Con Gesù, è il tempo della gioia di un banchetto che durerà per tutta l’eternità. È il tempo nuovo che richiede comportamenti, atteggiamenti e spirito diversi. Non si può digiunare. Lo sposo è in mezzo al suo popolo (Mc 2,19). Offre ai convitati una dimensione festosa. Si va verso Dio vestiti a festa. Il Messia è qui ed ecco gli esempi della novità che porta con se:

- Il vino nuovo fermenta e non va posto in otri vecchi se non se ne vuole rischiare la rottura e la conseguente perdita del prezioso contenuto (Mc 2,22). Bisogna dunque essere “otri nuovi” per far gustare al mondo il vino nuovo del Vangelo. Le cose passate non frenino la novità di Gesù.

- Non si cuce una stoffa grezza su un vestito consumato; è rigida e inadatta; sarebbe causa di strappi e ne peggiorerebbe la condizione (Mc 2,21).

Con Lui, la festa è grande e con Lui la gioia è traboccante. Buona giornata.

20 - Buona giornata a tutti. Martedi II. Sett.; Mc 2, 23-28. I Dodici passano di sabato, giorno sacro al Signore, su un campo di grano maturo e, mentre camminano dietro a Gesù, colgono qualche spiga (Mc 2,23). L'immagine è quella dell'Eucaristia. I discepoli sono con il Signore. I Farisei, vittime delle loro rigidità tra cose lecite e non lecite, dicono: "non è permesso di sabato prendere le spighe, sfregarle e mangiarle" (cfr. Mc 2,24). C’è chi confonde la fede con l’osservanza esterna di norme umane, di semplici tradizioni, però attribuite a Dio. In molte persone, la Fede si è ridotta a un faticoso dovere. Non Gesù è accusato di trasgredire le regole. In realtà, conosce la Scrittura più di tutti (cfr. Mc 2,25-26); distingue ciò che viene da Dio da ciò che viene dall’uomo. Ai devoti scandalizzati replica citando un noto episodio di trasgressione compiuto dal re Davide con il beneplacito degli stessi sacerdoti del tempio. Come per dire: una norma va sempre letta nel suo contesto, soprattutto una norma rituale, salvaguardando il principio, ma cogliendone le eccezioni. Qui, Gesù riporta alla loro essenza le norme attribuite a Dio. Impariamo da lui a vivere da figli, e non da schiavi. Gesù ha proclamato la superiorità dell'uomo su ogni forma di legislazione mortificante, anche religiosa. Non possiamo fare di meno (cfr. Mc 2,27-28). Felice giornata.

21 - Buongiorno per tutto il giorno. Mercoledì II; Mc 3, 1-6. La riflessione di ieri continua oggi. È sabato e Gesù va in sinagoga. C’è un uomo invalido ad una mano (Mc 3,1). Vi sono pure i Farisei pronti ad accusare il Maestro se guarisce in quel giorno (Mc 3,2). La disputa riguarda di nuovo l’osservanza del riposo del sabato. La casistica prevedeva che si potessero curare solo persone in pericolo di vita, non ‘semplici’ paralitici. In questo caso Gesù non è invitato a guarire il portatore di handicap, né a dire la sua opinione. Sarà lui stesso a chiedere al malato di porsi al centro della sinagoga (Mc 3,3). Pare una provocazione diretta ai Farisei che però non prendono posizione. Se non è consentito di sabato fare del male, rimane da capire che sia permesso fare del bene. La guarigione del malcapitato pare rientrare in casi rinviabili, ma Gesù insiste di guarirlo di  sabato (Mc 3,5), anche se ciò decreterà la sua condanna a morte (Mc 3,6). Quella mano inservibile lo costringe a dipendere. Va guarito pur se è sabato, giorno in cui si celebra la grandezza di Dio e la dignità dell’uomo. “La gloria di Dio è l'uomo vivente”  affermava Sant’Ireneo di Lione nel secondo secolo dopo Cristo. Quanti bambini, quante donne e quanti anziani subiscono indicibili umiliazioni nell’indifferenza del mondo pur avendo diritto ad una vita dignitosa? Vale la pena di spendersi per l'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Radiosa giornata.

22 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 3, 7-12. "Andare a Gesù" è il tema di questo brano. Gesù è tornato in Galilea, lontano dalle cattiverie di Gerusalemme. Sul lago si respira un’aria pulita. C'è gente sana che desidera ascoltarlo (Mc 3,8). Gesù corre il pericolo di essere confuso con i santoni, ma lui non ci fa caso. Non si limita a guarire i corpi, ma opera anche guarigioni dei cuori (Mc 3,10). Chiede ai suoi discepoli una barca per potersi allontanare dalla riva quel tanto che basta per essere visto e ascoltato da tutti (Mc 3,9). La sua richiesta è ben accolta. Noi pure prestiamo a Gesù la “barca” della nostra vita. Gli affidiamo il timone perché usi in libertà del nostro tempo e delle nostre energie. Non siamo noi a proclamare il Vangelo, ma è Lui che usa della nostra voce per portare qua e là la sua Parola. La barca della nostra vita è già pronta per Lui. Non importa se la userà o no. Ci basta che veda la nostra disponibilità. Restiamo suoi collaboratori e “custodi”. Folle intere cercano oggi la Luce e non sanno a chi rivolgersi. Teniamo solo pronta la barca a Gesù. Ne ha bisogno. Buona giornata.

23 - Buongiorno a tutti; Mc 3, 13-19. In questo brano, troviamo una chiamata in un'altra chiamata. Finora Gesù aveva limitato la sua attività al lago di Galilea. Ora sale sul Tabor e invita a vivere a tempo pieno con lui. Questa è la seconda chiamata. Con la prima chiamata,- quella di lasciare padre, barche e reti,- venivano toccate le corde del cuore. In realtà, era chiesto di camminare dietro a Gesù a tempo parziale, forse come facciamo oggi di domenica. Ora cambia tutto per alcuni. Ai discepoli della prima ora viene chiesto di lasciare se stessi, e condividere tutto col Maestro. E chi chiamerà? Chi vuole Lui (Mc 3,13). Volle stessero con Lui (Mc 3,14a). Solo dopo verranno le regole (Mc 3,14b-15). Gli Apostoli e i discepoli sono chiamati a sudare nella sua vigna (cfr. Mt 20,1.4.7). Gesù non dà posti di potere né ai primi né ai secondi. Tutti quelli che sono chiamati sono servi della sua Parola. Ecco i prescelti: gente comune e imperfetti, pronti a far gioco di squadra (Mc 3,16-19). È cambiato poco da allora. Su tutto e tutti, vigila l’occhio di Gesù che accoglie sul Tabor, indica la rotta da seguire e rassicura. Buona giornata.

24 - Buongiorno a tutti e buon sabato; Mc 3, 20-21. In questo breve racconto evangelico, Gesù entra in una casa e la folla fa ressa davanti alla sua porta (Mc 3,20). I Dodici erano così indaffarati da non riuscire neppure a mangiare. I parenti di Gesù, sentite le "notizie" su di Lui, pensano di riportarlo a casa. C’è chi dice: “è fuori di sé” (Mc 3,21). Il timore dei familiari cresce perché i Capi religiosi, venuti da Gerusalemme, accusano il Maestro di eresia per il fatto di non sottomettersi a loro. È chiaro il tentativo di colpire e distruggere l’opera di Gesù. Il serpente gettò fango su Dio con Eva. Oggi continua a portare discredito su Dio e la Chiesa. Il Vangelo è praticamente un flash sulla malizia umana. Per dire quanto sia radicata la tendenza alla calunnia, alla maldicenza e al fango gettato sul prossimo. La diffusione della menzogna pare oggi uno sport di massa, e miete consenso tra i "creduloni". Molti ci cascano, salvo chi ci ricrede. Il discepolo conosce questi pretesti sempre di moda, ma non deve temere nulla. Se Gesù è stato infangato, il suo discepolo potrebbe essere risparmiato o ancora applaudito? Chi segue Gesù deve tenere fisso lo sguardo su di Lui che non è arretrato, neppure di fronte alla croce. Anzi, l’ha abbracciata forte come strumento di salvezza. Coraggio anche voi. Abbracciate la croce di Cristo e sarete più liberi. Felice giornata.

25 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Domenica III settimana; Mt 4, 12-17. Il Battista finisce in carcere perché Erode non sopportava più di essere censurato dalla sua lingua di fuoco. Gesù allora entra in scena, va in Galilea. Il giovane Rabbi torna dunque in quella regione di periferia e dà inizio alla sua predicazione pubblica. Talvolta eventi dolorosi hanno conseguenze positive. È avvenuto pure alla primitiva comunità di Gerusalemme. La dispersione dei cristiani ebbe come risultato la predicazione del Vangelo ai non-ebrei. Gesù comincia il suo ministero dalle terre cadute in mano assira sette secoli prima, precisamente a Zabulon e Neftali: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce” (Mt 4,16; cfr. Is 9,1). Sono territori che erano tolti ad Israele, e pian piano sono divenuti pagani. Qui, risuona l'appello di Gesù invitando alla conversione (Mt 4,17). Messaggio forte che chiede di cambiare vita. Qui, la sua Parola viene annunciata sulle strade e sulle piazze, non nei templi. Così, la Chiesa, per restare fedele al Maestro, è chiamata ad uscire dai sacri recinti per seminare la Parola di Dio ovunque. Fossimo capaci di dire le parole di Dio a chiunque, a esprimere una fede "essenziale e liberante".  Apriamo le porte e usciamo. Portiamo il Vangelo “là dove vive l’uomo”. Per questo Gesù ha chiamato i primi discepoli, uomini semplici, pescatori. Per chiamarli, è partito dal loro mestiere per riorientarlo e darne un significato: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini" (Mt 4,19). È Gesù che prende l'iniziativa e non i discepoli (cfr. Gv 15,16). Ricordiamo che la vocazione al discepolato è un dono. È uno sradicarsi da una situazione per imbarcarsi in una avventura con Dio. I discepoli scelti e chiamati dovranno prolungare la missione di Cristo per annunciare il Vangelo del Regno e di guarire ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (cfr. Mt 4,23). Felice domenica.

26 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mc 3,22-30). Oggi è la memoria dei Santi vescovi Timoteo e Tito. Timoteo come Tito sono collaboratori di San Paolo apostolo (Fil. 2,20 e 2 Cor 8,23). Tre lettere dette pastorali sono rivolte ai due discepoli. In queste lettere intravediamo i primi lineamenti dei ministeri nella Chiesa. Il Vangelo odierno non è quello proprio dei santi in onore, ma quello continuo nel Tempo Ordinario. Gesù è accusato, esercitando il suo ministero di cacciare i demoni, di essere indemoniato (Mc 3,22b), ignorando così volontariamente la sua origine. Gli accusatori si ostinano a non riconoscere che Egli agisce sotto il segno dello spirito di Dio. A questa pesante accusa, Gesù risponde con un ragionamento umano (Mc 3,24-26) e conclude che quelli che non lo riconoscono come Figlio di Dio sbagliano. Si oppongono allo Spirito Santo di Dio e quindi non sono da scusare (Mc 3,29). L'accecamento del cuore è una cosa grave ed è paragonabile alla durezza del cuore. Nella memoria dei vescovi suddetti, si può riflettere anche sulla vera grandezza del discepolo. È grande chi serve (Lc 22,26). Si potrebbe riflettere anche sul ministero della guarigione e quello della proclamazione del Regno di Dio (Lc 10,9). Buon cammino del discepolato e felice giornata.

27 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 3,31-35. Gesù ha iniziato il suo ministero pubblico. È tutto preso dalla sua missione. I suoi si preoccupano e pensano che ha perso la testa (Mc 3,21). Vogliono portalo via per "salvarlo", secondo loro. Così, non l'aiuteranno a svolgere bene la sua missione. Nel brano evangelico odierno, Gesù precisa la sua vera parentela che gli sta a cuore. Il vero legame con Gesù si stabilisce mediante il compimento della volontà di Dio (Mc 3,34-35). E quindi, la parentela fondata sulla carne non conta ed è superata da quella spirituale, quella della fede (cfr. Gal. 3,28-29). La domanda che Gesù fa ai cosiddetti familiari è sconvolgente e cambia tutto: "chi è mia madre e chi sono i miei fratelli ?" (Mc  3,33). Quello che vale è l'ordine della grazia, la rinascita secondo lo Spirito. Lodiamo il Signore che ci ha chiamati anche noi e inseriti nella sua grande famiglia, la Chiesa, dove si realizza, attraverso di noi, il suo progetto di vita per l'umanità. Buona e serena giornata.

28 - Buongiorno a tutti; Mc 4, 1-20. Oggi, facciamo memoria di San Tommaso d'Aquino, presbitero e dottore della Chiesa. Il suo metodo teologico innovatore fu fondato sull'alleanza tra la fede e la ragione. Auguri agli studiosi e buon onomastico ai Tommaso e Tommasina. Nel brano evangelico odierno, Gesù è davanti a una folla numerosa, sospesa sulle sue labbra e attenta a quello che insegna. La parabola del seminatore che si è scelto come insegnamento spiega la reazione di fronte all'accoglienza o al rifiuto della Parola di Dio seminata nella vita di ogni uomo (Mc 4,15-20). Il seminatore esce per seminare (Mc 4,3). Semina la Parola (Mc 4,14). È Dio stesso che si identifica con il seminatore perché egli immette ovunque germi di vita. È uno dei più bei nomi di Dio, "il seminatore" e non "il mietitore" che fa i conti con le nostre povere messi. Il seminatore è Dio, sorgente di acqua viva e generatore di vita. L’occhio attento di Gesù trae l’immagine della vita reale: un contadino con una sacca al collo percorre un campo, con un gesto largo della mano. Ma è spiazzante: il seminatore lancia manciate anche sulla strada, su un terreno sassoso e sui rovi (cfr. Mc 4,7). È un sognatore, pieno di fiducia nella forza del seme, ma anche nei rovi e nel terreno sassoso che rappresentiamo noi. Dio è forte. Parla addirittura di un frutto uguale al cento per uno (cfr. Mc 4,8), cosa irrealistica. Nessun chicco di frumento si moltiplica per cento. Tuttavia, per quanto il seme sia buono, se non trova terra, sole e acqua, il germoglio muore. Decisivo dunque è il terreno buono, cioè la mia disponibilità, la mia apertura, la mia accoglienza. Occorre zappare la terra del mio cuore per renderla ospitale per il piccolo germoglio. Ogni discepolo è una zolla di terra ed anche un seminatore. Ogni parola che pronuncia e ogni gesto che fa' vanno per il mondo a produrre frutto. Buon cammino di discepolato e felice giornata.

29 - Buongiorno a tutti; Mc 4, 21-25. La lampada per illuminare la casa, potrebbe essere messa sotto il moggio o sotto il letto? No. Al tempo di Gesù, non c’era la luce elettrica. Quando faceva buio, se il padre avesse acceso la lampada ad olio e l’avesse messa sotto il letto, gli altri avrebbero urlato subito: “sul tavolo”. Il passo del Vangelo rilevato è una storia raccontata da Gesù. Non la spiega, ma dice solo: "chi ha orecchi per intendere, intenda" (Mc 4,23). La Parola di Dio è la lampada da accendere nel buio della vita. Ma se il libro della Parola di Dio rimane chiuso, è come una lampada posta sotto il letto. È del tutto inutile. Va posta sul tavolo per far luce a tutti. Da quando Gesù ha iniziato a parlare pubblicamente alla gente, lui, la Luce venuta nel mondo (Gv 8,12), è sul candelabro. E le folle accorrono da Lui e da ogni parte. I discepoli sono chiamati a fare altrettanto: non debbono tener nascosta la luce della Parola, ma diffonderla dappertutto. Il modello dell'ascolto è Maria. Ella non solo viveva nel silenzio (cfr. Lc 2,19), ma sapeva accogliere e custodire la Parola (Lc 1,38), per poi generarla al mondo (cfr. Lc 2,7). Maria è una lavagna pulita sulla quale Dio scrive la Parola. Grazie ad essa, ella e i discepoli di Cristo se ne sono fatti chiari diffusori. Ogni giorno della vita, occorre tornare alla Sacra Scrittura perché illumini tutti gli angoli oscuri della nostra vita. La Parola di Dio ha anche la capacità di curare e di risanare. Perché allora non la leggiamo spesso? Buona giornata.

30 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 4, 26-34. In questa parabola, Gesù racconta un prodigio di natura che stupisce ancora oggi. Un seme ha solo bisogno di tempo per germogliare e poi fiorire. Tutto questo, senza interventi esterni. "Che tu dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” (Mc 4,27), dice Gesù. Le cose di Dio fioriscono per una loro misteriosa vitalità. Dio è all’opera in ogni persona, nonostante i dubbi e resistenze. Serve solo un po’ di terra e la luce del sole a quel piccolo seme piantato per svilupparsi. Dio non fa cose “incompiute”. Egli continua la sua opera d’arte in tutti, pur in chi appare lontano. Il seme rimane vivo anche in un campo coperto di neve perché vive del calore della terra. Un seme raccolto nel cavo della mano è quasi niente, ma è un vulcano pronto a esplodere non appena il sole, l'acqua e la terra l’accarezzeranno. Notiamo che c’è grande sproporzione tra il granello di senape e l’albero che esso diventerà (Mc 4,31-32), frutto della grazia di Dio che lo nutre sempre. Non è il stile di Dio forzare il seme a crescere. Entriamo dunque nella logica di Dio che compie miracoli con chi rimane "piccolo". La Madonna è un perfetto modello della piccolezza spirituale e dell'umiltà. Il Signore “ha guardato l'umiltà della sua serva” (Lc 1,48) ed ho compiuto in lei grandi cose (Lc 1,49). Felice giornata.

31 - Buon fine settimana; Mc 4, 35-41. Questo racconto evangelico descrive una traversata di notte con la barca di Pietro che rischia di affondare. C’è pure Gesù dentro, ma dorme (Mc 4,37-38a). I suoi discepoli sono in pericolo. Ma non c'è nessun problema perché con Lui, non si può annegare. Ha assicurato i suoi: “Io sono con voi sempre” (cfr. Mt 28,20b). La religione non può limitarsi a gestire le paure. È amore e nell'amore, non c'è timore. Dio, però, non ci esenta dalle prove. La prova fa crescere nella Fede. Va pure detto che una fede-bambina non si accontenta della presenza. Vorrebbe che Dio gridasse al vento: “taci” e che quietasse le onde (cfr. Mc 4,39). Vorrei essere esentato dalla lotta, e invece Dio risponde dandomi forza, quanta ne serve per il primo colpo di remo. Poi, Lui remerà con me. Passa la tempesta ed ecco la novità di Gesù già rivelata: “passiamo all'altra riva” (Mc 4,35). È la riva pagana, guardata con sospetto dai puri di Israele. Eppure è una terra di "perdizione" e quindi da salvare. Il Signore chiede di andare là dove non si vuole, di osare, di uscire dagli ambienti protetti, di non aspettare che gli altri vengano fino a noi. È una grande novità nell'annuncio e nella pastorale. Direi che è la pastorale di prossimità. Nelle varie tempeste della vita, quando gridiamo a Lui, ci sgrida, ma ci salva (cfr. Mc 4,39-40). È il Salvatore. Con Lui, ci sarà sempre pace. Oggi è la memoria di San Giovanni Bosco, educatore dei giovani. Auguri ai Giovanni e Giovanna. Buona giornata.

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