MARZO 2026

 

1 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Mt 17,1-9. In questo brano evangelico, Gesù è trasfigurato davanti ai suoi discepoli (Mt 17,2). Mosè ed Elia, la Legge e i profeti di cui parla il Vangelo convergono verso Gesù (cfr. Mt 17,3). Erano una preparazione, un anticipo per l'accoglienza di Gesù nel mondo. Dio Padre lo manifesta al mondo come Figlio prediletto e invita tutti ad ascoltarlo (Mt 17,5b). Questo è l'elemento fondamentale del racconto. La voce di Dio si sente e proclama in un linguaggio chiaro che Gesù è la "Parola eterna del Padre". E quando rassicura, non c'è da temere (Mt 17,7). La trasfigurazione di Gesù è la prefigurazione della gloria di Dio che avverrà con la sua risurrezione (cfr. Mt 17,9). Si colloca nella prospettiva Pasquale. Ha le caratteristiche dell'apparizione di Cristo risorto. In questo episodio, i discepoli contemplano la gloria di Dio e vogliono "stare con Lui" (Mt 17,4a). In seguito, saranno invitati a scoprire chi sta camminando con loro verso la sua Pasqua pur percorrendo la via crucis, l'itinerario della passione. Una volta superata questa tappa, comincerà per loro una vita nuova di annuncio dell'evento pasquale e di testimonianza nella vita. Rimane però la vigilanza e la costanza nella fede. Come mai alcuni testimoni della trasfigurazione avranno paura della passione del loro maestro? Buona e felice domenica.

2 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Lc 6, 36-38. "Siate misericordiosi come il Padre vostro" (Lc 6,38). È il tema del brano evangelico odierno. È bene occuparsi di giustizia, di lavoro, di salute, di denuncia della violenza, ma alla fine rimane la misericordia. Essa è la sintesi del Vangelo di Gesù. Siamo figli di un Padre tenero e “ricco di misericordia” (Ef 2,4), non nel senso spesso ambiguo di un Dio indulgente e distratto. La misericordia è un sentimento esigente ed impegnativo. Chiede di vivere disarmati, di accogliere le ferite degli altri guardandole con il cuore oltre che con la testa. La fragilità è inquilina di ogni essere umano e tocca ogni vita. Eppure, Dio soltanto riesce a guardarci senza scoraggiarsi. Lui compatisce e condivide la sorte di chi vive momenti  difficili, ne porta peso e paga per tutti sulla croce. Giudicare e condannare non è da figli di Dio perché è dare un giudizio definitivo (cfr. Lc 6,37a.b). Dio chiede ai suoi di curare ogni piaga e azzerare i debiti altrui (cfr. Lc 6,37c). Ci hanno insegnato che se ti penti, Dio ti userà misericordia. Ma la sua misericordia viene prima del pentimento perché l’amore di Dio è amore preveniente. Amare comincia con una resa a Dio, con il lasciarsi amare (cfr. Lc 6,38). Dio non si merita, si accoglie. Serve umiltà per accogliere un Dio che ci indica la strada da percorrere per camminare sulla via della perfezione. Buona giornata.

3 - Buongiorno a tutti; Mt 23, 1–12. In questo brano evangelico, Gesù si dimostra severo non con chi vorrebbe seguire il Vangelo e non ci riesce per le sue fragilità, ma con chi fa solo finta di aderire alla Fede, ma è ipocrita, inconsistente, incoerente e infedele. Verso la debolezza, Gesù si è sempre mostrato paziente come il vasaio che, se il vaso non gli riesce, non butta via l'argilla, ma la rimette sul tornio e la plasma di nuovo. Gesù non sopporta l’ipocrita, rappresentato dagli scribi e farisei (cfr. Mt 23,2), ossia il moralista che invoca leggi sempre più dure, ma solo per gli altri (cfr. Mt  23,4). L’ipocrita si sente sempre a posto, giustificato. Ipocrita è l'uomo di Chiesa severo e duro con gli altri, e condiscendente con se stesso. Paolo dice: “Avrei voluto darvi la vita” (1Tess. 2,8). L'ipocrita lui dice: “Vi ho dato la Legge, sono a posto”. L'ipocrita non accetta di essere peccatore, vuole apparire buono (cfr. Mt 23,5-6). E con la sua falsa virtù fa sì che gli uomini non si fidino più neanche della virtù autentica. Gesù poi stigmatizza l'amore del potere. Non fatevi chiamare maestri, dottori, padri, come se foste superiori agli altri (cfr. Mt  23,8-10). Voi siete tutti fratelli (Mt 23,8b). A Gesù non basta ancora: il più grande tra tutti voi è colui che serve (Mt 23,11). Il più grande è chi ama di più. Sei dunque grande quanto è grande il tuo cuore che dev'essere buono, accogliente e docile. È l'assoluta novità di Gesù: Dio non tiene il mondo ai suoi piedi. È Lui ai piedi di tutti per lavarli (Gv 13,3-5.14-15). Dio è il servitore (cfr. Lc 22,27) e non il padrone. Solo chi è abitato dal suo spirito lo capisce e cerca di imitarlo. Felice e radiosa giornata.

4 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 20, 17-28. Mentre Gesù parla della sua passione (Mt 20,18-19), i suoi discepoli chiedono, tramite la loro madre, i primi posti da occupare nel regno dei cieli. Non hanno capito la logica della vera grandezza che sta nel servizio dei fratelli. La richiesta fatta di stare vicino a Gesù non è conforme al Vangelo. Lo scambio di battute con la madre di Giacomo e Giovanni - mandata avanti dai figli nella richiesta di poltrone - finisce con un ribaltone di Gesù. Dopo tre anni di condivisione continuano a capire poco. "Non sapete quello che chiedete” (Mt 20,22). Non capite quali corde oscure toccate con la vostra fame di potere? La dimostrazione è immediata: gli altri apostoli hanno sentito come i due si muovono e si indignano nella gelosia, mossi dalla stessa competizione per essere primi (Mt 20,24). Ed ecco, non solo per i due figli di Zebedeo, ma per tutti una seconda chiamata di Gesù. Non basta mai un solo "si" nella vita. Ci sono sempre nuovi tornanti, delle chiamate nella chiamata. E Gesù spalanca loro la novità cristiana: tra voi non sia così. I grandi della terra dominano sugli altri, si impongono (cfr. Mt 20,25). "Tra voi non potrà essere così!" (Mt 20,26). Gesù prende le radici del potere e le capovolge: "chi vuol diventare grande tra voi sarà il servo di tutti (Mt 20, 26b-27) . "Servire" è il verbo più difficile della civiltà. Anzi, è il nome stesso di Dio. Gesù l'assicura: non sono venuto per procurarmi dei servi, ma per essere io il servo (cfr. Mt 20,28). È la più sorprendente di tutte le sue auto-definizioni. Vanno a pezzi le vecchie idee su Dio: non è il padrone, né il Signore dell'universo cui inginocchiarsi. È Lui a stare in ginocchio ai piedi di ogni suo figlio, e a lavargli i piedi (cfr. Gv 13,2-15). Buona giornata.

5 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 16, 19-31. In questo racconto evangelico, uno è chiamato Epulone per evidenziarne i suoi vizi (cfr. Lc 16,19). L’altro si chiama Lazzaro (Lc 16,20), un amico di Gesù. Muore il povero ed è portato in cielo, muore il ricco e va all’inferno (Lc 16,23a). Il ricco non sarà condannato per il lusso o gli eccessi di gola, ma per la sua indifferenza di fronte a Lazzaro: non ha compiuto un gesto, né dato un aiuto concreto al povero. Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l’insensibilità. È creativo l’amore, ma tutto ciò non conta per il ricco. Infatti, ha trattato Lazzaro come un cane (Lc 16,20-21). Dopo la morte, il povero è in alto (Lc 16,22a), il ricco in basso (Lc 16,22b). Ai due estremi in questa vita, ai due estremi nell’altra. “Tra noi e voi c’è un grande abisso” (Lc 16,26), dice Abramo, quello già presente nella vita. L’eternità inizia fin da ora. L'inferno è già qui, nutrito da scelte senza cuore. Il povero sta alla porta di casa e il ricco non usa gli occhi del cuore. Tre gesti sono assenti dalla sua vita: il vedere, il fermarsi e il toccare. Sono quelli i gesti che troviamo nel racconto del buon samaritano. Il ricco si scava l’abisso e innalza attorno a sé un muro di solitudine. “Manda Lazzaro” (Lc 16,24.27), dice il ricco ad Abramo. Ma gli vien detto che non avrebbe avuto alcun effetto… hanno Mosè, i profeti, ascoltino loro (Lc 16,29). Hanno accanto a loro altri poveri come Lazzaro. Dio parla grazie a loro. Nella parabola, Dio non è mai nominato. Nonostante ciò, egli conta tutte le briciole date al povero e ogni gesto di carità sarà caro agli occhi di Dio (cfr. Mt 25, 34-36). Buona giornata.

6 - Buongiorno a tutti; Mt 21, 33-43.45. in questa parabola, Gesù traccia il compendio della storia della salvezza. Dio si è scelto un popolo e l'ha amato mandando i profeti per ammaestrarlo e ammonirlo quando deviava dalla retta via. Finalmente, ha mandato il suo figlio. Sia i profeti che il figlio, nessuno di loro è stato ascoltato dal popolo, maltrattando tutti gli inviati fino a ucciderli. Guardando, Dio osserva soddisfatto la sua vigna. L’ha piantata, circondata di cure (Mt 21, 33), e ora è tempo di raccolto (Mt 21,34). Non mancano aspettative dopo tanto lavoro di preparazione. Ma la parabola gronda sangue per la violenza inaudita di alcuni coloni. Eppure Dio non si arrende. Rilancia tutto inviando profeti. Da ultimo, manda pure il Figlio (Mt 21,35-37). La vigna è il popolo di Israele. Custodi e ladri sono le autorità religiose. Pur di eliminare Gesù, esse lo accusano di eresia (cfr. Mt 21,38-39). Il movente della violenza è l'interesse: tenersi il terreno e il raccolto (cfr. Mt 21, 38). È la parte oscura di un egoismo senza fine. La fame di potere e di denaro sono all'origine di tutte le vendemmie insanguinate della terra. Questa parabola è molto attuale. La storia recente è segnata da prepotenze (in Ucraina, a Gaza, in Iran, nella Repubblica Democratica del Congo e altrove). È forte la tentazione di farsi spazio sempre e comunque. Non è così per Gesù. Si parla infatti di nuovi vignaioli (cfr. Mt 21,41). La storia perenne di amore e di tradimenti dell’uomo con Dio non si conclude con la vendetta o il fallimento, ma con il lavoro di nuovi contadini (v. 41b). La Chiesa è madre e la madre non condanna. Paziente, accoglie. Dio salirà in croce per garantire la vita (cfr. Mt 21,39). Sarà l’uomo a darsi la morte con le proprie fughe. E questo non gli giova nulla. Felice giornata.

7 - Buongiorno e buon fine settimana; Lc 15, 1-3.11-32. Questa parabola è un bel racconto. Un uomo aveva due figli (Lc 15,11). È il Dio descritto dall'evangelista Luca, un Dio diverso non solo da quello dei Farisei, ma anche da quello in cui noi pure crediamo. È un Padre che non vuole una casa abitata da figli obbedienti e scontenti, ma liberi e gioiosi. Invece sono tutti figli insoddisfatti, forse perché si credono "servi". Un giorno il giovane se ne va in cerca di felicità altrove. Il Padre non si oppone, ma il ragazzo si ritroverà presto a pascolare i porci. Il libero-ribelle si ritrova servo, disincantato e affamato (Lc 15,12-16). Ma nel momento del bisogno e della prova si fa strada la nostalgia di casa. Si ricorda del pane fresco e della dignità perduta e con coraggio decide di ritornare sui suoi passi (Lc 15,17-20a). Al padre non importa il motivo del suo ritorno, se per fame o per amore, se per paura o per pentimento. A lui basta che abbia deciso di ritornare. Lo vede, corre incontro a lui, lo abbraccia e vuole restituirgli un cuore di figlio. Nessuna condanna perché lo sguardo di Dio non si posa mai sul peccato dell'uomo, ma sulle sue ferite per guarirle (cfr. Lc 15,20b-24). Il fratello maggiore torna dai campi ed entra in crisi (Lc 15,25-28a): “io ti ho sempre ubbidito” (Lc 15,29a). Ha misurato tutto sulla contabilità del dare e dell'avere, come un salariato. Era come un mercenario in casa sua. Il padre, invece, vuole salvare anche lui che viveva da servo ed era in qualche modo più lontano ancora del fratello: “tutto ciò che è mio è tuo” (Lc 15,31). Avrà capito che è figlio ed erede?  Radiosa giornata.

8 - Buongiorno e buona domenica. La parabola della Samaritana racconta il suo incontro con uno sconosciuto, Gesù. Questi azzera le distanze e si fa prossimo. Questa storia interessante apre gli occhi e il cuore alla verità, al vero amore e alla fede, trasforma la vita, fa rinascere e vivere. In questo racconto evangelico odierno, qualcosa manca nella vita della Samaritana, ma che alla fine tutto è colmato. La donna doveva andare ogni giorno al pozzo per attingere l'acqua. Gesù ha solo spostato l'attenzione su di Lui per permetterle di scoprire e di incontrare la vera sorgente d'acqua viva, Gesù. Peccatrice, era prigioniera della sua vita. Aveva paura di uscire allo scoperto. Si vergognava della sua situazione. Aveva come delle relazioni conflittuali. Per fortuna, ha incontrato un Dio misericordioso che non la giudica e non la condanna, ma l'accoglie e la rialza. Una volta fatto l'incontro a "mezzogiorno" con Gesù, va in città a chiamare la gente per fare una esperienza personale, un incontro di vita con Gesù, il Messia atteso da tutti. Notate che la donna ha avuto sei mariti e quindi, un fallimento nell'amore. Aveva una vita disordinata. E "il settimo marito" ancora si presenta a lei. Il numero sette esprime la pienezza. Gesù sarà il settimo marito, "lo Sposo". La donna mancava di pace ed ecco la gioia. Da peccatrice che era, è diventata missionaria. Con la sua testimonianza, è diventata anche lei sorgente. Aveva una brocca in mano per attingere l'acqua. Con l'incontro e il dialogo con Gesù, non serve più perché la sua sete è colmata. Era in attesa di un Messia, si presenta ai suoi occhi e si rivela. Era straniera, diventa una di casa, anzi una figlia. I suoi padri e dunque anche lei adoravano Dio sopra il monte e ora comincerà ad adorare Dio in spirito e verità. In conclusione, la Samaritana ha fatto un bell’incontro essenziale nella sua vita. Ha fatto un cammino e ha incontrato Dio che l'aspettava al pozzo per ridarle fiducia, speranza e dignità. Con amore e pazienza, l'ha educata alla vita e portata alla fede. Premuroso, Gesù le ha dato tutto il tempo per entrare nelle profondità personali. L'ha ascoltata senza giudicarla, preso cura di lei e l'ha guarita con le sue parole. Il Signore viene incontro anche a noi per cambiare il nostro modo di rapportarci con Lui e saziarci con la sua Parola e la sua presenza. Felice domenica.

9 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Lc 4, 24-30. Gesù torna a Nazaret. In questo passo evangelico, invita i nazareni a riflettere sul fatto che Dio distribuisce i suoi doni a chi ha il cuore disponibile e sincero,  non importa la sua provenienza. L’ostilità dei suoi compaesani gli farà dire: “nessun profeta è ben accetto in patria” (Lc 4,24). Le qualità riconosciute altrove gli vengono messe in dubbio nel luogo dove ha vissuto per quasi trent’anni. Gesù ricorda agli abitanti di Nazaret due miracoli avvenuti su stranieri: Naaman, siriano, guarito dalla lebbra da Eliseo e una vedova fenicia salvata dalla fame da Elia in tempo di carestia (Lc 2,25-27). Gli ascoltatori di Gesù, piuttosto di accogliere il suo invito alla conversione, reagiscono con violenza. Quanti profeti inviati ad Israele lungo i secoli non han trovato accoglienza o sono stati ammazzati perché ritenuti teste calde! Il profeta Geremia, poi, vissuto sei secoli prima di Gesù, era stato condannato a morire nel fango di una cisterna perché denunciava l’idolatria dei capi. Pure il momento presente riceve tanti segni, ma non li sa riconoscere. “l’essenziale è invisibile agli occhi”, recita “il piccolo principe”. Sempre oggi, non manca chi cerca di buttare Dio giù dal precipizio come provarono con Gesù a Nazaret (cfr. Lc 4,29). Senza umiltà non si va oltre il proprio orto. Impariamo da Gesù a passare in mezzo alle critiche lanciate talvolta dagli stessi fratelli di fede e vogliamo proseguire il nostro cammino senza tentennamenti (cfr. Lc 4,30). Buona giornata

10 - Bungiorno per tutto il giorno; Mt 18, 21-35. Abitiamo un tempo che orbita intorno a due eccessi: da una parte c’è il perdono vissuto come debolezza, dall'altra si esige il perdono se accade qualcosa di tragico. È cosa seria il perdono. Perdonare è porsi nella logica di Dio. Occorre entrare nella parabola evangelica sconcertante del padre misericordioso solo per amore (cfr. Mt 18,27). Non si perdona perché si è migliori, né per vedere l’avversario cambiare. Perdona chi ha sperimentato di essere stato perdonato cento volte di più (cfr. Mt 18,22). Il perdono di Dio non è solo un gesto, ma una sorgente cui poter attingere continuamente. Si perdona per essere figli degni e credibili di un Padre buono che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45), e il cui amore è pronto a ricucire ogni strappo. L’umanità ha bisogno di testimoni esemplari capaci di porre gesti di perdono, di osare una logica altra, di fare del perdono uno stile di vita. Perché perdonare? Così fa Dio e così fanno i suoi figli. Gesù lo ribadisce con la parabola del re che volle condonare i debiti dei suoi servi (Mt 18,23-27). La parabola è stata raccontata per noi. Siamo stati perdonati da Dio senza condizioni. Dobbiamo perdonare anche noi ai nostri fratelli (Mt 18,35; cfr. Mt 6,12). Felice giornata.

11 - Buongiorno a tutti; Mt 5, 17-19. Ecco come intendere questo brano evangelico di Matteo che si rivolge nel suo Vangelo a una comunità di Ebrei che hanno seguito Gesù, ma che avvertono tutta la fatica di abbandonare il loro passato. Gesù li tranquillizza, ma chiede a loro di fare un passo in più. Gesù, infatti, rispetta le tradizioni, ma va oltre. Il nuovo legislatore viene a dare compimento alla legge antica (cfr. Mt 5,17). Dove mettere radici? Nel primo Testamento o nel nuovo? Il primo segue regole antiche. Tra l’altro che i nemici restano nemici per sempre. Gesù non entra in collisione col passato, ma non rimane nemmeno in questa logica. I comandamenti di Dio - non uccidere, non rubare, non dire il falso - rimangono tali (cfr. Mt 5,18), vissuti però con amore e per amore, non per paura. Il Vangelo è superiore alla legge mosaica. Mentre la Legge e i Profeti aiutano a non farsi travolgere dall’odio e dalla vendetta, la via tracciata da Gesù sollecita il perdono perché così fa Dio. La Legge di Israele era piena di vincoli e doveri. Gesù invece riassume il Vangelo nell’amore donato. Se si ama, tutto si illumina, pure le cose faticose come il perdono. Chi ama, perdona e chi perdona, ama di più. Questa è la novità dell'amore di Gesù Cristo. Una differenza c’è e non è da poco: l’amore di Gesù fa sembrare perdente agli occhi altrui. Ma no! Con Lui, vince sempre l’Amore. Il suo amore trovi casa nelle pieghe del quotidiano. Il nostro amore sia luminoso come quello di Gesù. Il Maestro non distrugge la Legge di Mosè, ma la riporta alla sua origine, cioè a Dio stesso (cfr. Mt 5,17b.c). Dio è amore e ad esso vuole che si ispirino tutti i suoi figli. Chi interiorizza le esigenze della legge, trova la via per mettersi al seguito di Gesù e diventare suo discepolo destinato per il regno dei cieli (Mt 5,19b). Buona e radiosa giornata.

12 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 11, 14-23. La durezza di cuore, cioè l'incredulità, è una grave malattia. Gesù l'ha sperimentato in chi, davanti all'evidenza dei miracoli, si arrampica sugli specchi per negarne la realtà (Lc 11,15). Il Vangelo incontra ovunque diffidenza. In alcuni poi, c’è una sorta di arroccamento a difesa dell’intelligenza, ma sono soltanto fumogeni. I miracoli di Gesù sono perfino attribuiti all’opera del maligno (Lc  11,15), cosa contraddittoria oltre che ridicola. Il diavolo e l’orgoglio sono sempre i veri nemici del bene. L'evangelista Luca dice che l’indemoniato non era in grado di parlare (Lc 11,14), né, meno ancora, di entrare in relazione. Dipendeva in tutto dal maligno che lo irretiva. Lo spirito muto è uno spirito imbavagliato. Il demonio è astuto: mai è scacciato via del tutto, solo l'ultimo giorno lo sarà. Entrare in dialogo con lui è quindi un rischio ed è già una perdita della battaglia. Gesù chiede di farsi compagni di viaggio di quanti non sono più in grado di comunicare con Dio perché prigionieri della loro presunzione. Soltanto il Signore scioglie i nodi e le lingue, fa discepoli della verità e aiuta ad entrare nel suo mistero di Grazia. Chi non è con Gesù è contro di Lui. E chi non raccoglie con Lui, disperde (Lc 11,23). È l'opera del demonio di disperdere. La battaglia è iniziata e continua contro di lui. Resistetegli con l'arma della fede (cfr. 1Pi 5,8-9). Buona giornata

13 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 12, 28-34. Lo scriba che interroga Gesù è preparato, ma l’amore non gli pulsa nelle vene. Non c’è né passione, né affetto nelle sue parole. Ha fatto della fede un arido esercizio intellettuale. Osa chiedere a Gesù quale sia il primo dei comandamenti (Mc 12,28). Gesù lo spiazza. Lo riporta a quello che conosce già (Dt 6,4-5) e unifica tutta la legge nell'unico precetto dell'amore verso Dio e verso il prossimo (cfr. Mc 12,30-31). Non parla di comandamenti, ma dell’unico verbo che muove il mondo: "amare" e gli dice: “amerai” (Mc 12,30). Anzi, il mondo durerà finché sulla terra ci sarà amore. “Amerai”, dice Gesù: un verbo al futuro, perché è un’azione mai conclusa. Non è un obbligo perché non si ama per dovere, ma l'amore è un respiro, una necessità per vivere. Cosa farai domani per essere vivo? "Amerai". Cosa farai l’anno prossimo? "Amerai". E l’umanità o la storia? Solo questo farà: amerà se vuol continuare a vivere. La guerra è una mancanza di amore o meglio ancora è l'amore scarso. Gesù crede nell’amore come motore del mondo. Come lui, i cristiani credono non a una serie di dottrine, ma all’amore (cf 1Gv 4,16). L’amore è la forza rigenerante della storia. Amare Dio con tutto il “cuore” significa riservare a Lui tutto il cuore, senza aree "off limits". E resterà tanto cuore per amare il marito, i figli, la sposa, i poveri. Dio non ruba mai l'amore, anzi, lo moltiplica. Ama con tutta la “mente”, cioè l’amore vede oltre; se ami, vai nel profondo. Ama, poi, con tutte le “forze” perché l’amore sposta le montagne. Però, comincia dall’amare te stesso, accettati per quello che sei, sii positivo ed ottimista; così seminerai amore, gioia e fiducia negli altri (Mc 12,31). Chi ama in questo modo, anche se non conosce bene Dio, non è lontano dal regno (Mc 12,34b). Felice giornata.

14 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Lc 18, 9-14. Due uomini si ritrovano al tempio a pregare (Lc 18,10). Uno, ritto in piedi, fa una sorta di autoincensazione: “io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, impuri...” (Lc 18,11-12). È fariseo. Parla a Dio, ma fa un monologo penoso. Il fariseo è stregato dalla parola “io”: io ringrazio (v. 11), io digiuno, io pago (v. 12). Di fatto è ateo e fa un panegirico a se stesso. Per lui, Dio emigra altrove. Il fariseo ha dimenticato la parola più importante del mondo: “tu”. Pregare è dare del tu a Dio, e riconoscere gli altri come figli e fratelli amati. Ma lui dice nella sua falsa preghiera: “Non sono come gli altri”, un covo di ladri, di adulteri e di imbroglioni (v. 11a). Boccia il mondo, prega e disprezza. Recita i salmi, ma infanga il prossimo (v. 11b). Si può pregare e credere in un Dio ininfluente, specchio di se stessi, un Dio che non esiste, proiezione di noi stessi?  È ben altro Dio, ma non si rivela ai superbi. Il pubblicano, invece, carico di peccati, si batte il petto e dice: “o Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13). Si che questa è una preghiera dura, tosta, autentica. E mentre il fariseo costruisce la sua fede attorno a quello che egli fa per Dio - prego, digiuno -, il pubblicano la vive attorno a ciò che Dio fa per lui. Il pubblicano è perdonato non perché migliore del fariseo - Dio non si merita - ma perché si apre alla misericordia, vera debolezza e onnipotenza di Dio (cfr. Lc 18,14a). La conclusione è una bella lezione di vita spirituale: l'umiltà. Dio abbassa fino a terra i superbi e innalza gli umili (cfr. Lc 18,14b; Lc 1,52). Buona e serena giornata.

15 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 9,1-41. Il racconto di oggi è anche battesimale come quello della Samaritana di domenica scorsa. Il Vangelo odierno ci presenta due tipi di cecità: quella fisica (quella del cieco nato) e quella spirituale (dei giudei). I giudei chiudevano gli occhi davanti a Gesù, luce del mondo (cfr. Gv 9,5; Gv 12,8). L'opera di Dio è credere che Gesù è la Luce del mondo. Riconoscere questo, è una apertura: il miracolo si produce con i gesti concreti e le parole di Gesù sul cieco nato (Gv 9,6-7). Visto l'accaduto, la gente si interroga sulla persona del cieco nato, guarito, che mendicava. L'interrogazione va dai vicini a se stesso (cfr. Gv 9,8-9). Il cieco nato liberato non dipendente più da nessuno. Sciolto, parla, testimonia e dice chiaramente chi è Gesù: è un profeta (Gv 9,17). Gli vietano di parlare apertamente di Gesù ed è minacciato, anche schernito (cfr. Gv 9,24.28). Ma è più forte di lui. Non può tacere di fronte alle meraviglie sperimentate di Dio (Gv 9,25). Si sente dunque in dovere di parlare fino in fondo. Da "peccatore" diventa testimone (Gv 9,30-33). E noi, che facciamo di fronte ai miracoli quotidiani? Apri i nostri occhi, Signore, per vedere le meraviglie del tuo amore e liberaci dalla cecità spirituale (cfr. Gv 9,41). Buona e felice domenica.

16 - Buongiorno e buon inizio settimana; Gv 4, 43-54. “...Signore, scendi prima che il mio bambino muoia” (Gv 4,49). È una preghiera di domanda e di supplica. Dopo l’acqua cambiata in vino per gli sposi, Gesù opera un altro miracolo a Cana ( Gv 4,46-50). C’è un bimbo malato (v. 46) e Gesù, il Signore della vita, interviene. È grave quel piccolo. Cosa non farebbe per lui un padre? Percorre tanti chilometri a piedi per salire da Cafarnao fino a Cana dove si trovava Gesù. È un funzionario potente e ricco, al servizio del re Erode Antipa, ma impotente davanti al dolore innocente. È confuso e triste, e corre fiducioso da Gesù (vv. 47-48). Non si arrende alla risposta brusca di Gesù: “se non vedete, non credete” (v. 48). È vero, cerchiamo Dio per i suoi favori, ma altrimenti come si fa? L'espressione chiave del racconto è: “credette alla parola di Gesù” (Gv 4,50b). Il miracolo parte dall’irrobustire la sua fede di padre; e la guarigione del figlio ne sarà la risposta. La parola di Gesù: “va... tuo figlio vive” (v .50a) è sufficiente per lui. Gesù opera dove c'è la fede. Per Lui, la distanza non conta. Torna a casa anche se Gesù non lo seguirà. Va fiducioso sapendo che Gesù mantiene la parola (v. 50b). Noi pure siamo chiamati come quell’uomo a credere a una promessa impossibile: “tuo figlio vive”, e partiamo sereni sulla sua Parola. La fede vera e sincera fa credere quello che non vediamo. La fede del funzionario è diventata la fede di tutta la famiglia (v. 58). Questo sarebbe bello per il nostro tempo.

Facciamo come Abramo chiamata il padre dei credenti. Al momento della morte avrà solo una tomba, per Sara e per sé (cfr. Gn 23,1-20; Gn 25,10). Eppure la sua Fede certa ha fatto fiorire la “terra promessa”. Buona giornata.

17 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 5, 1-16. Nel racconto evangelico odierno, Gesù disse al paralitico: “vuoi guarire?” (Gv 5,6b). Strana domanda! La domanda posta da Gesù a quell’uomo pareva offensiva. Era incollato da trent’otto anni ad un pagliericcio e chissà quante volte avrà sognato di guarire. Gesù insiste e se insiste, c'è una ragione. Quell’uomo è un malato “cronico” e in lui si è spenta ogni fiducia. La malattia interiore è più grave del suo stesso handicap. Gesù opera dove c'è fiducia. Se nella donna di Samaria Gesù risveglia la sete di acqua viva, nel paralitico ridesta il sogno di una vita dignitosa cui pareva avere ormai rinunciato. Nel suo cuore si era spento ogni futuro. Per lui perdeva senso pure il presente. E così la vita gli si era come atrofizzata. Avviene analogamente nella vita dello spirito, quando ci si rassegna al peccato e si patteggiano compromessi. Così latita la pulizia e la gioia. Gesù è il medico eccezionale e cura in profondità. Può agire solo se nel discepolo vive una ferma volontà di risurrezione, e se sa rimettersi in gioco. È facile vedere il male altrui e volerlo eliminare.  È più duro vedere il proprio male e volersene liberare. Il male altrui lo si giudica deformità, il proprio lo si giustifica come fragilità. “Vuoi guarire? Prendi la tua barella e cammina”, dice Gesù (Gv 5,8). Dio non fa miracoli a basso costo: chiede collaborazione, il coraggio del primo passo (Gv 5,9a). Come sempre, il paralitico è attaccato dai giudei perché è stato guarito di sabato (cfr. Gv 5,9b-11). Gesù lo trova nel tempio perché ha ripreso la vita normale anche il diritto di pregare e di frequentare il tempio (Gv 5,14a). A differenza di altri casi, Gesù mostra il legame stretto tra il male fisico e il peccato (Gv 5,14). Il male interiore è peggiore del male fisico. Perciò, il Signore ci raggiunge nella nostra condizione per dirci: "Non peccare più"  (Gv 5,14b). Buona e felice giornata.

18 - Buongiorno a tutti; Gv 5, 17-30. Il messaggio centrale del brano è questo: nell'azione e nella relazione tra il Padre e il Figlio, tutto è rivelato e tutto si illumina. "Chi onora il Figlio, onora il Padre che lo ha mandato" (Gv 5,23). Perché è stato crocifisso Gesù? È stato crocifisso non per concomitanze sfortunate, né per errore, ma perché non osservava il sabato e chiamava Dio suo Padre facendosi uguale a Dio (Gv 5,17-24.26-27.30). Gesù rivela la sua unità con il Padre nelle opere compiute (v. 19) e nel giudizio (v. 22). Gesù manifesta in questo discorso ai giudei la sua libertà in un'epoca in cui era vietato e punibile addirittura con la pena di morte anche soltanto pronunciare il nome di Dio. Gesù, più volte, si rivolge a Dio con la familiarità del Figlio invitando i discepoli a chiamarlo col nome di Padre. Se la ragione ultima della condanna di Gesù è stata il definirsi Figlio di Dio, perché allora i suoi avversari, i farisei, non hanno messo a confronto le sue pretese con i suoi miracoli che erano segno della sua divinità? Gesù non è un brav'uomo per i Farisei. Incompreso, fu crocifisso dalla cecità di questi che erano sempre contrari alla sua dottrina e alla sua stravaganza di volersi far chiamare Figlio di Dio. Gesù ha avvalorato con prodigi straordinari la sua divinità ed è a causa di questa sua pretesa, la sua vera carta d’identità, che verrà crocifisso. Molti cristiani oggi pensano che Gesù sia stato ucciso per le sue bizzarrie. No, è stato ucciso per la sua pretesa di essere il Figlio di Dio. E noi, lo crediamo Figlio di Dio senza se e senza ma? Felice giornata.

19 - Buongiorno per tutto il giorno; 19 marzo 2026 San GIUSEPPE; FESTA DEI PAPÀ; Mt 1, 16.18-21.24. Giuseppe può essere definito come il santo nell’ombra. Nei Vangeli si parla poco di lui e non si riportano sue parole. Vive il silenzio dei contemplativi. È in perenne ascolto di Dio, di Maria la sua sposa, e di Gesù. Sarà il loro custode a Nazaret, a Betlemme e in Egitto. Tra loro si capivano oltre le parole. Il suo silenzio non equivale a un vuoto interiore, ma a una fede limpidissima. Giuseppe e Maria si nutrono insieme della Parola di Dio e la rileggono nella “carne” di Gesù. Apparentemente marginale, in seconda linea, rappresenta, invece, un tassello centrale nella storia della salvezza. Vive il suo ruolo senza mai volersi impadronire della scena. È molto discreto e vive pienamente la sua fede. È sempre orientato a compiere la volontà di Dio. Come padre designato, non ha mancato di comunicare a Gesù oltre al lavoro di artigiano, la sua solida spiritualità, e con essa le tradizioni di Israele (cfr. Lc 2,21-24; 4,15-16). Non realizzerà i propri progetti, ma per avere dato fiducia a Dio, il suo nome verrà scritto a caratteri d’oro nella storia della salvezza. La sua fiducia appare nella sua obbedienza quasi cieca alla volontà di Dio. "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa" (Mt 1,20). Facciamoci "contagiare" dal silenzio di san Giuseppe. Meno si ama l’ascolto della voce di Dio e il raccoglimento, più se ne avrebbe bisogno. San Giuseppe è per noi una lezione di vita quotidiana.

Auguri e preghiere speciali oggi a tutti i papà. San Giuseppe, uomo della presenza discreta quotidiana, ci insegni ad essere attenti all’amore fedele e soprattutto all'amore che dobbiamo manifestare nei gesti. Auguri anche a quelli che portano i nomi di Giuseppe e Giuseppina. Buona e felice giornata a tutti.

20 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 7, 1-2.10.25-30. Il clima è molto teso tra Gesù e i farisei. La Giudea non è come la Galilea che l'ha accolto bene. La capitale è ostile alle novità. Gesù viene dal Padre, ma questa origine non è riconosciuta dai Farisei. Anzi, è rifiutata. I giudei minacciano di fare tacere Gesù sopprimendolo. L'intenzione di ucciderlo dalla parte di chi non crede non sorprende più (cfr. Gv 7,1.30). Nonostante ciò, Gesù non resiste al richiamo religioso della Città santa e si unisce un po’ di nascosto alla famiglia che vi sale per la festa delle Capanne (Gv 7,2.10). Nella disputa con i Farisei, il problema nasce dal fatto che Gesù non ripete la lezione come uno scolaretto, né si accoda a ciò che affermano altri. Gesù parla con autorità (cfr. Gv 7,26). Pure oggi qualche discepolo fin troppo fervente chiede la ragione per la quale la Chiesa non cacci qualcuno che alza la voce, o esce dalle righe. Non è a colpi di scomuniche che va annunciato Gesù con il suo Vangelo. Va bene fare chiarezza, ma senza cadere nell'illusione che la verità si imponga per decreto. Nonostante la tensione che va crescendo, Gesù non tace (cfr. Gv 7,28-29). Il Maestro non è un altoparlante rotto che rilancia cose dette da altri e scontate. Anche nel presente siamo chiamati a professare la fede senza paura. Per credere, occorre disponibilità di cuore e apertura alla luce che è Cristo. In noi abita lo Spirito, maestro di verità. Ci chiede passione e coraggio. Buona giornata.

21 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Gv 7, 40-53. La persona di Gesù e la sua identità suscitano divisione. Di fronte a Lui, gli atteggiamenti sono diversi. C'è chi lo riconosce e crede, e c'è chi, portato dai pregiudizi, lo ignora e quindi non crede in Lui. Anzi, anche interpretando la legge non ne coglie il messaggio profondo (cfr. Gv 7,42.49). I Farisei chiedono ad alcune guardie di arrestare Gesù (Gv 7,44-45). Ma esse, invece di fermarlo, ne restano incantate. Tornano dai Farisei a mani vuote dicendo: “mai un uomo ha parlato così” (Gv 7,46). Pur persone ruvide, le guardie avvertono che Gesù è un maestro e tocca loro il cuore. Erano state mandate per catturarlo, ma sono state catturate esse stesse da Gesù. I Capi concludono: questa folla che non conosce la Legge è “maledetta” (Gv 7,49). Il loro linguaggio è volgare e solo insulto. Sono odiosi quelli che non la pensano come loro. I Farisei non vedono oltre il loro orto. Ma ecco farsi strada un pericoloso nemico interno di nome Nicodemo. È uno di loro, ma apre il cuore alla Luce. Gesù gli aveva fatto una catechesi (cfr. Gv 3,6-21). Era stato da Gesù perché era notte nel suo cuore (cfr. Gv 3,2). Gesù gli aveva detto che si poteva nascere dall’alto pur essendo vecchi (Gv 3,3.5). Insomma, pure per lui, si poteva ricominciare la vita. Nel racconto evangelico di oggi, Nicodemo prende le difese di Gesù e dice: la nostra Legge non giudica nessuno se prima non l’ha ascoltato. Questione di correttezza procedurale (cfr. Gv 7,51). La risposta dei Farisei è un altro insulto: “sei forse anche tu galileo?” (Gv 7,52a). Sono parole pesanti e offensive perché la Galilea era ritenuta terra di pagani e ininfluente. E gli aggiungono con ironia: “studia” (Gv 7,52b). La presunzione usa l’offesa come risposta. C’è una scorciatoia per i discepoli: la trasparenza e l’umiltà del cuore, non la pretesa e l'orgoglio. Radiosa giornata.

22 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi, il Vangelo narra l'episodio della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45). Gesù chiama Lazzaro dalla tomba. È un segno chiaro che Gesù ha il potere sulla morte. Oggi, la morte continua a colpire, a creare disagio. Con la morte, la gente geme e piange. Ma la fede nel Signore, risurrezione e vita, è più forte del pianto. Chi ha fede riesce a superare anche il dolore più forte, un "dispiacere cronico". Il raconto ha come scopo di suscitare la fede della gente (cfr. Gv 11,4.45). Un dialogo tra Gesù e Marta (Gv 11,21-27) comincia il discorso centrato su una rivelazione luminosa: "io sono la risurrezione e la vita" (Gv 11,25). Qui, Gesù si apre sul piano di Dio che "è" (Io sono Colui che sono =Es 3,14). Il fedele illuminato risponde a questa rivelazione con una triplice professione di fede:

1) Tu sei il Cristo

2) Il Figlio di Dio 

3) Colui che viene nel mondo (Gv 11,27).

La risurrezione propria segue nel racconto. Gesù è davanti alla tomba; la morte è al suo compimento; il cadavere è al quarto giorno (Gv 11,38-39). Gesù, perfetto orante, alza gli occhi al cielo verso suo Padre e fa una preghiera di ringraziamento al Padre (Gv 11,41b-42). Dopo di che, esce la parola forte di Gesù Cristo: "Lazzaro, esci fuori" (Gv 11,43). Questa parola chiama all'esistenza. La parola infatti crea, rinnova, purifica, vivifica e chiama all'esistenza. Lodiamo il Dio della vita che concede la vita in abbondanza e asciuga le nostre lacrime. Felice domenica.

23 - Buongiorno e buon inizio settimana a tutti; Gv 8,1-11. In questo brano evangelico, i farisei usano malizia e ipocrisia per colpire Gesù. Portano davanti a Lui una donna sorpresa in adulterio" per un giudizio (cfr. Gv 8,3-6a). Come sempre, Gesù smaschera la loro malizia e menzogna (Gv 8,6b-7). Piuttosto di condannare, Lui giudica la donna colta in peccato usando la misericordia (Gv 8,10-11). Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti (Sal 43,19). Gli uomini sanno solo giudicare e condannare, ma Dio è buono e accogliente. Non riesce mai a condannare. È sempre pronto ad abbracciare chi si è allontanato da Lui e a perdonare i peccatori perché è "ricco di misericordia" (Ef. 2,4). Il suo amore incondizionato salva ogni essere umano nonostante il suo peccato. La finale del brano è un invito pressante: "Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11b). Gesù non loda la donna per quello che ha fatto, non giudica il passato della sua vita, ma le dà un orientamento nuovo. Liberata, la donna è ristabilita nella sua dignità, può confidare in Cristo e testimoniare con una degna condotta di vita, una condotta esemplare come fu per la Samaritana (cfr. Gv 8,11; cfr. Gv 4,39.41-42). Buona e felice giornata.

24 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 8, 21-30. In questo brano evangelico, Gesù si rivolge ai farisei, ai giudei e ai discepoli distratti mentre li invita a leggere in profondità ciò che accadrà di lì a poco. "Io me ne vado" (Gv 8,21). Gesù non dirà mai “io muoio”. Questa espressione è carica di significati. Per noi è la sua morte, per lui è il dono della propria vita e per il Padre è il compimento della missione. Gesù grava la nebbia sul cuore dei giudei e dei discepoli. Dice loro: "voi siete di quaggiù, io di lassù"(Gv 8,23). Li invita a dargli ascolto, anche se a lui pare di parlare ai sordi (cfr. Gv 8,24). Oggi, nessuno mette in dubbio la statura morale di Gesù, ma, come al tempo dei Farisei, si fa' fatica a riconoscere in Gesù di Nazaret il Figlio di Dio. Piena conoscenza di lui si avrà “quando avrete innalzato il figlio dell’uomo” (Gv 8,28). Dio lo trovi dove c’è una croce perché la croce è il volto concreto di un Amore senza fine. “E lì conoscerete che io sono”. Gesù sulla croce non è sconfitto. Il raggio dell'amore parte dalla croce. Non riconosceremo Gesù nella gloria, tra gli angeli e incensi, ma sul patibolo. "Guarderanno Colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Sulla croce, Gesù si fa salvatore di tutti. È strano. Ci lamentiamo di un Dio lontano. Diciamo spesso: "Dio, dove sei" ? Quando diventa carne crocifissa, lo rifiutiamo. Lo si vorrebbe tangibile, ma se si fa tale pare fin troppo fragile. E per tanti, non è più il Dio potente. Discepolo deriva dal verbo “discere”, apprendere. Eppure i Dodici non seguiranno Gesù nella prova. Non vorranno imparare dalla Croce (cfr. Mt 16,22). Per ora, la loro esperienza con lui è negativa. Ci vorrà una luce per essere innalzato alle grandezze divine. Buona giornata.

25 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità dell'ANNUNCIAZIONE del Signore ; Lc 1, 26-38. “Dio si è fatto carne” (cfr. Gv 1,14). Se non avessimo fatto l’abitudine ad un evento tanto straordinario, faremmo salti di gioia davanti all'enormità di una tale notizia. L'incarnazione di Dio è l'ultima tappa di una serie di relazioni più o meno felici intrecciate tra Dio e l’umanità, culminate nella morte e risurrezione di Gesù. Dio si è avvicinato all’umanità attraverso i propri portavoce, i profeti, in un dialogo a senso unico e disatteso. Visti i magri risultati del rapporto con il suo popolo, Dio ha cambiato strategia. Ha voluto vestire di carne umana il proprio Figlio attribuendo così piena dignità a ogni carne. Ha bussato al cuore di Maria per chiederle collaborazione, perché il seme della Parola eterna cadesse in una “terra santa”, qual era il grembo di una ragazzina di Nazaret che era in attesa del Messia, che temeva Dio e lo cercava con cuore sincero. La prima parola dell'angelo a Maria è stata “kaire" (Rallegrati) (Lc 1,28a). Non è un semplice “ciao”, ma un “aprirsi alla gioia” come una porta si apre alla luce del sole. L'angelo, nelle parole successive, ha svelato il perché della gioia: “sei piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,29b), per dire che Dio si è innamorato di te. Il tuo nome è: “amata da sempre e per sempre da Dio”. La vocazione del cristiano è analoga a quella di Maria. Dio continua a dire: fammi spazio nel tuo cuore e nella tua vita. Sii nell'oggi della storia il grembo di Dio e cerca di generarlo al mondo. Come la chiamata di Maria è una vocazione, l'angelo del Signore la rassicura: "non temere, Maria perché hai trovato grazia presso Dio" (Lc 1,30). Ed ecco il messaggio centrale che spiega la solennità dell'ANNUNCIAZIONE (Lc 1,31-33). La risposta di fede di Maria è la sua adesione totale alla volontà del Padre (Lc 1,38). Quando Dio ha pianificato e parlato, non abbiamo più altri programmi da opporgli. Ha parlato, dobbiamo solo obbedire.

Buon onomastico a chi porta il nome di Annunciata. Buona e Felice giornata

26 - Buongiorno a tutti; Gv 8, 51-59. In questo brano, Gesù afferma la sua identità divina. Davanti ai suoi avversari, non nasconde più questa identità. Lui precede il tempo perché è prima di Abramo (Gv 8, 56-58). Egli è "Colui che sono" (Es 3,14), cioè Dio, Figlio di Dio. Dice che chi osserva la sua Parola non vedrà la morte (Gv 8,51), vivrà come Lui in eterno. I Farisei sono decisi a lapidarlo (Gv. 8,59). Quale è la ragione? Si permette di ripetere in tutta libertà il nome impronunciabile di Dio e non solo, lo chiama suo Padre (Gv 8,54). È un nome che nessuno poteva porre sulle labbra, nemmeno durante la liturgia nel Tempio o in sinagoga. “Non nominate il nome di Dio invano” (Ex 20,7), dice il secondo comandamento. In un clima carico di tensione, Gesù rivela e ribadisce la sua identità: “Io sono il Figlio di Dio” (cfr. Gv. 8,54.58) e lo prova con i miracoli. Il minimo che gli potesse capitare era di essere preso per matto. Gesù dice che perfino Abramo aveva intravisto il progetto di Dio (cfr. Gv 8,56), che si sarebbe realizzato in Lui, il Messia, e nella sua crocifissione salvifica. Gesù ha dunque piena consapevolezza della propria identità e della sua missione. Suggerisce l’atteggiamento con cui aprirgli il cuore e la vita. La Quaresima ci è servita per accogliere il vero volto di Dio e del Figlio suo Gesù Cristo, non solo come un grande uomo, ma anche come sapiente. Gesù inquieta e scardina le nostre piccole convenzioni. Finché lo mettiamo nel mirino dei grandi uomini del passato, non si va lontano. Solo una sua non banale conoscenza ci aiuterà a vedere in lui la presenza del Dio invisibile, il Figlio stesso di Dio. Buona giornata.

27 - Buongiorno a tutti; Gv 10, 31-42. Gesù ha appena guarito un non-vedente. Poco importa se il miracolo è eclatante. Gesù deve essere lapidato per una bestemmia. Gesù mostra ai giudei il suo rapporto con il Dio Padre. Questa dichiarazione merita, per i giudei, la lapidazione: “tu, che sei uomo, ti fai Dio” (Gv 10,33). I farisei pensano che Gesù potrebbe essere abitato da un potere malefico. Gesù chiede ragione di tanta ostilità (Gv 10,31). Rispondono con insulti e minacce (v. 33). Dovrà allontanarsi (v. 39). Accogliere la “novità” di Dio portata da Gesù smonta l’idea che avevano assemblato pur a fatica. Riconoscere Gesù come Messia avrebbe portato i giudei ad accogliere il suo insegnamento. Ma, lo rifiutano proprio con ostinazione e hanno solo in mente di lapidarlo. Dio è ben oltre la mente umana. Non va capito, ma “seguito”. “Ritornò quindi al di là del Giordano” (Gv 10,40). Non è una fuga, ma una necessità di rifiatare dopo confronti sterili con i Capi religiosi e i Farisei. Si reca nel luogo dove Giovanni battezzava. E lì, lontano dai “saccenti” della Città santa, la gente comune lo riconosce e lo accoglie come l’Inviato di Dio (Gv 10,41-42). Molti riconoscono nei miracoli compiuti da Gesù la realizzazione delle parole di Giovanni Battista e credono. In questo brano del Vangelo, abbiamo due approcci diversi:

 Il Tempio e i suoi “interpreti”, sono chiusi e decisi a rifiutare Dio. Invece, la periferia è accogliente e gioiosa. Oggi, Gesù non è più lapidato. Lo sono, però, i suoi discepoli in tanti modi e in tanti angoli del mondo. La calunnia e l'indifferenza pesano più delle pietre. Proviamo a cambiare e a non rimanere in questa ottica di incredulità? Radiosa giornata.

28 - Buongiorno e buon fine settimana; Gv 11,45-56. Questo racconto ci presenta Gesù Cristo come la risurrezione e la vita. Cosa strana è che la risurrezione di Lazzaro causa problemi dalla parte dei farisei piuttosto di gioire. Ai Farisei è parsa come una provocazione. C’è chi si è sentito in obbligo di fare un po’ di kilometri per riferirlo subito ai membri del Sinedrio (Gv 11,46). E il Sinedrio, anziché esserne stupito, se non ammirato, vive un mix di sdegno e di rabbia. Il miracolo operato innesca "bellicosi intenti" nei detrattori di Gesù. I Capi religiosi temono le reazioni popolari e, quindi, fanno intervenire i Romani. È solo un gioco falso. In realtà, hanno paura di perdere il loro potere e tanta clientela (cfr. Gv 11,47-48). Caifa, da politico consumato, pensa sia meglio che muoia Gesù piuttosto che avvenga una carneficina tra la gente (Gv 11,50). Caifa si conferma un uomo avido e cinico. Non per ragioni di Stato, ma per difendere il proprio potere religioso, prova a svendere Gesù di Nazaret. E Gesù pagherà con la vita, non solo per il popolo ebraico, ma anche per tutta l’umanità, al di là di diversità di razza e religione (cfr. Gv 11,51-52). L’aria si è fatta pesante e Gesù cerca un rifugio. Farà sosta ad Efraim, borgo in terra d’Israele tutt’ora interamente cristiano (cfr. Gv 11,54b). Fin da bambino, tanti hanno provato ad ucciderti Gesù: Erode, poi quelli di Nazaret, ora i capi del Tempio. Perché fanno cosi? Perché sei la Vita e la Verità. Sei inoltre la Luce luminosa e la Luce a molti disturba. Perdonaci Signore.  Felice giornata.

29 - Buona Domenica delle Palme; Mt 26,14-27,6. Dagli «osanna» della Città santa all'ultima Cena, dal processo davanti a Pilato al Calvario, dal sepolcro alla risurrezione, tutto si fa in otto giorni. “Vuoi capire chi è Dio? Stai davanti al Crocifisso”, diceva san Bernardo. Si, la croce è veramente la rivelazione suprema di un Dio innamorato. San Paolo aggiunge: “Non voglio sapere altro se non Gesù, Gesù crocifisso” (1Cor 2,2). Dio si è preso cura di noi non dall'alto, ma dal basso, incarnandosi; non dal cielo, ma dalla terra; non a parole, ma con il sangue prezioso del Figlio. La croce è la via percorsa da Dio. Mediante la sua morte, egli ha aperto «l’alta via» del ritorno alla Casa del Padre. In modo tanto singolare, ha pagato il debito esorbitante dovuto al peccato di Adamo e alla morte generata da questo peccato. Ma la passione di Gesù non si è esaurita in quei giorni. Essa continua nelle pieghe del quotidiano, nella vita di ciascuno di noi. Non c’è dolore umano che Dio non sposi. In questo, è stupendo il nostro Dio, insuperabile, meraviglioso. Al cuore del Vangelo, c'è un Dio che muore per amore. Ne resta affascinato chi non si limita alla ragione. La croce non è da capire, ma da portare per amore e con amore. Sul Calvario, è stata celebrata la prima e unica Messa con Maria, Giovanni e pochi altri. Occorre una grazia e un coraggio per andare a Messa. È il memoriale della morte del Signore fino al suo ritorno. È  quello che proclamiamo nel mistero della fede. Gesù, “morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” (Prefazio pasquale I). Cristo è risorto per noi, alleluia. Buon cammino verso Pasqua e Buona giornata.

30 - Buona giornata a tutti e buon inizio settimana; Gv 12, 1-11. Gesù è in casa di Lazzaro che aveva risuscitato (Gv 12,1). Nel corso della cena arriva Maria con un vasetto di puro nardo: lo versa sui piedi del Maestro e glieli asciuga con i suoi capelli (Gv 12,3). Qualche giorno dopo Gesù, in un’altra cena, si inginocchia ai piedi dei Dodici, quasi avesse appreso a dire l’amore come lei a partire dalle estremità (Gv 13,4-5). I piedi sono la parte del corpo più vicina alla terra. I piedi di Gesù hanno calcato le strade della Palestina e le vie del cuore per raggiungerci. Maria abbraccia i suoi piedi per dire: “Dove tu andrai, io pure andrò, dove ti fermerai mi fermerò” (Rut 1, 16). Seguirò i tuoi passi e non ti lascerò mai da solo. Il profumo di nardo è stato una dichiarazione d’amore (Gv 12,3a). Maria eccede nell'amore perché l’amore non ha misura. Gesù verserà sangue fino all’ultima goccia. Come si capiscono questi due. E i capelli sui piedi di Gesù. Per una donna di allora sciogliere i capelli ai piedi di un uomo era un gesto di speciale intimità e appartenenza. Il libro del cantico dei cantici lo spiega bene. “la casa, dice Giovanni, si riempì di profumo”(Gv 12,3b). Non solo il corpo, ma la casa che simboleggia il mondo. Il discepolo deve portare in ogni angolo della terra il profumo di Gesù. Accompagniamo il Maestro. Non serviranno grandi cose, ma piccoli gesti di fedeltà sostenuti da amore intenso come quello di Maria. Giuda ritiene sciupato quello che è dedicato a Gesù e inteso come omaggio a Lui (Gv 12,5). Il traditore è l'uomo non dell'amore, ma di calcoli interessati. Lasciamo Giuda Iscariota perdersi nella logica del guadagno (Gv 12,4-5). Noi, camminiamo sulla strada dell'amore gratuito (cfr. Gv 12,7). Buona e serena giornata

31 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 13, 21-33.36-38.Questo brano descrive un’ora drammatica. Nessuno dei Dodici la dimenticherà più. Il cuore di Gesù è a pezzi. A tradirlo e a rinnegarlo saranno due apostoli, due suoi intimi (Gv 13,21.27; Gv 13,36-38). Giuda lo tradisce perché non ha capito il mistero della povertà evangelica di Gesù, l'amore e la logica della croce. Pietro ha rinnegato il suo Signore. I Dodici sono anni luce lontani. I loro pensieri sono altrove. Solo Giovanni vola alto come un’aquila e percepisce la catastrofe imminente. Sente perché è l’amico di Gesù, e il suo cuore batte all’unisono. Gesù vede la morte in faccia e i discepoli, invece di guardare a Gesù, sono auto-centrati. Sono turbati perché crollano i loro sogni di gloria umana. Tutto si compie all’interno di una cena, la loro ultima cena di Pasqua. Giuda è convinto di forzare la mano per far incontrare Gesù con il Sinedrio, il Messia col potere. Gesù tenta di farlo retrocedere, ma è ormai abitato dalle tenebre (Gv 13,27a). Va verso un destino di morte nonostante Gesù gli regali il “Pane” di comunione (cfr. Gv 13,26). Gesù deve redarguire anche Pietro per il credersi migliore degli altri (cfr. Gv 13,37). La missione di Gesù è di salvare chi gli è stato dato (Gv 6,39), me compreso. Non esiste oscurità che possa allontanare per sempre da Dio, né peccato che impedisca di rinascere a meno che non si tratti di orgoglio. Che il Signore Gesù liberi dall’apatia dello spirito, da una fede scontata, dalla presunzione di credersi arrivati. Se si troveranno discepoli umili e desti, sarà allora una rinascita, una primavera. Buona giornata.

 

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