AGOSTO
1 - Buongiorno a tutti; Mt 13, 54-58. In questo brano, Gesù accusa i suoi interlocutori (cfr. Mt 13,57b). Secondo loro, Gesù non sarebbe all'altezza, né si sforza di esserlo. Non sta con i maestri del suo tempo. Non ha mai studiato dai rabbini. Insomma, non si adegua al cliché ufficiale. Messia lui? Ma no! Un Dio che si sporca le mani e fa il falegname? (Mt 13, 55a) che ha fratelli e sorelle? (Mt 13,55b-56). Non può essere. Compagno di banco di qualcuno di Nazaret? (Cfr. Mt 9,9-13; Mc 2, 13-14; Lc 5, 27-28). Impossibile e assurdo! Come biasimare la gente del borgo, già svantaggiata per il fatto di abitare in uno dei posti più remoti della Palestina? Noi pure avremmo reagito così. Gesù scandalizza perché non gioca a fare il santone, non assume pose, non ripete ciò che dicono gli Scribi e i Farisei. C’è chi chiude il cuore al Vangelo a causa della fragilità di chi lo passa. Ma il dono di Dio può venire pure da “mani sporche”. Non si confonda il dono con le mani. A noi, comunque, è chiesto di essere testimoni credibili e fedeli. Niente come la fedeltà alla vita di Fede crea dei discepoli. La Fede è troppo importante perché una chiacchiera su una persona o un risentimento la possano far naufragare. Gesù non amava la visibilità. A lui stavano stretti perfino i miracoli perché potevano far deviare da una fede matura. Eppure, la sua vita ci interpella. Senza la fede, c'è impossibilità di entrare in comunione con la forza di Dio. Discrezione e umiltà sono elementi da interiorizzare nella vita del discepolo. Che Dio ci benedica in questo giorno. Buona giornata.
2 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 14, 1-12. La storia è maestra di vita? Ma quando mai… Ha così pochi scolari. L'evangelista Matteo racconta la triste fine del più grande dei profeti: Giovanni il Battista. Come altri, morirà inascoltato e trucidato (Mt 14,8.11). Gesù ne aveva tessuto le lodi dichiarando apertamente che Giovanni Battista era stato il più grande uomo mai vissuto sulla terra (cfr. Mt 11,11). Ciò nonostante, finirà i suoi giorni in una umida prigione sul Macheronte, vittima della gelosia e dei tranelli di una donna che non lo tollerava. Erodiade non accettava le critiche del profeta e teneva sotto scacco un imbelle re di provincia, schiavo delle passioni e dell’immagine (Mt 14,3-4.8). Erode lo ascoltava volentieri e lo temeva, dicono gli evangelisti, ma non è bastato a far diventare quel minimo ascolto una vera conversione (cfr. Mt 14,5). Giovanni verrà decapitato senza una ragione, senza un processo, vittima di una promessa lasciva fatta dal re ad una ragazzina (cfr. Mt 14,7). Oggi, come fu per Erode, si ascoltano le cose di Dio - pure di papa Francesco si esaltano le lodi - ma gli si dà credito solo stagionale ed emotivo. Inutile se la vita abita altrove. La vera conversione si misura dai fatti, se la vita si adegua alle nuove scoperte. Così non accadde per Erode, invogliato, ma mai convertito. E noi? Buona e radiosa giornata.
3 - Buongiorno e felice domenica; Lc 12, 13-21. Il ricco nella parabola raccontata non pensa alla vanità della ricchezza e dimentica anche una delle realtà evidenti: il giudizio di Dio. Gesù si rifiuta di entrare nella disputa su questioni di eredità fra due fratelli. Non è il caso di tirare Dio per la giacca su temi di labile interesse umano (cfr. Lc 12,13-14). Esiste anzi un’autonomia delle realtà terrene voluta da Dio. L’uomo deve gestire la vita propria secondo uno stile di laicità che Dio stesso vuole. Ed ecco a seguire la parabola di un ricco agricoltore che non ha un nome proprio, perché il denaro si è impossessato di lui e ha mangiato la sua anima (cfr. Lc 12,16). È soltanto un ricco possidente. Nessuno entra nel suo mondo, non ha un «tu» a cui rivolgersi. È uomo senza finestre, senza brecce e senza abbracci. Nessuno vive con lui, nessun povero sta alla sua porta. Ma che vita è? Non è vita. Infatti: “stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita” (cfr. Lc 12,20). Quell'uomo è già morto agli altri, e gli altri a lui. La vita - dice la parabola - non dipende dai beni, né da ciò che uno ha, ma da ciò che uno dà (cfr. Lc 12,15). Si è ricchi soltanto di ciò che si condivide. Alla fine dei giorni, sulla colonna dell'avere troveremo soltanto ciò che si avrà avuto il coraggio di mettere nella colonna del dare. Per contro, Dio regala gioia a chi produce amore. E chi si occupa della felicità altrui ha la ferma certezza che Dio si prenderà cura di lui. Buona domenica e serena giornata.
4 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 14, 13-21. Oggi è la memoria di San Giovanni Maria Vianney, Curato d'Ars, patrono dei parroci. Il brano evangelico di oggi rapporta il tempo e l'essenziale del messaggio. È sera. Gli apostoli dicono a Gesù: “congediamo la gente perché vada a comprarsi da mangiare” (Mt 14,15). Ma Gesù li sfida dicendo: “voi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Il Maestro coinvolge i Dodici in un'impresa impossibile per cinque mila persone, ma la Fede non teme ostacoli. I discepoli collaborano bene con Dio oltre l’umano buonsenso (cfr. Mt 14,17-19). La Fede, poi, non vive dentro le sacrestie, né esiste solo per preparare le anime per il Cielo: Dio desidera la felicità dei suoi figli anche sulla terra (cfr. Mt 14,14). Perciò, il miracolo è raccontato come un moltiplicarsi di mani aperte, un passare il pane di mano in mano: dai discepoli a Gesù, da lui ai Dodici, da loro alla folla (Mt 14,19). La solidarietà è aprire le mani. Qualunque dono tu abbia con te, non lo trattenere. Imita il seme che si apre e la nuvola che regala la pioggia ristoratrice. Il primo miracolo da chiedere è di accorgersi che l'altro esiste, e avere compassione per lui: fa’ del bene senza secondi fini, solo perché c’è fame. C'è un secondo tempo: quel pane condiviso che si trasforma da cibo per il corpo in eucaristia. Dio si fa a pezzi e ci nutre per sempre. Gesù dona il suo corpo e la sua vita ovunque: nella mangiatoia, sulla strade, sul lago, nei volti, nei vari incontri, sulla croce, nel sepolcro vuoto... e la vita rifiorisce. Scorre pure il suo sangue ed entra nelle nostre vene. È un miracolo e questa è la vita eterna che Gesù ci regala spezzando il Pane per noi nella celebrazione eucaristica. Grazie Gesù per la tua compassione per noi (Mt 14,14). Una preghiera per i sacerdoti che offrono ogni giorno a Dio il sacrificio di Cristo per la vita del mondo. Buona giornata.
5 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 14,22-36. In questo racconto evangelico, Gesù placa il vento e calma le acque (cfr. Mt 14,24-25). Con questa potenza manifesta che egli è il Signore. I suoi discepoli avvertono che Egli è il Figlio di Dio (Mt 14,33). Infonde serenità negli animi impauriti (cfr. Mt 14,26). "Coraggio, sono io, non abbiate paura" (cfr. Mt 14,27). Gesù non è un fantasma. È il Signore. Se si ha fede in Lui, ogni forza è domata. L'episodio di Pietro che vuole camminare sulle acque mostra la necessità di avere una grande fede per affrontare le difficoltà della vita cristiana (cfr. Mt 14,28-29). L'incredulità può farci cadere in situazioni pericolose e incontrollabili (cfr. Mt 14,31b). Riprendiamo fiato quando gridiamo al SIGNORE che solo può salvarci dai pericoli, dai venti forti e contrari di questo mondo (Mt 14,30). La sua presenza salva, rassicura, risana. Andiamo a Lui per toccare almeno il lembo del suo mantello e guariremo (cfr. Mt 14,35-36). Buona giornata.
6 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 9,28b-36. Mentre Gesù era in orazione, si trasfigurò davanti ai discepoli prescelti da Lui (Lc 9,28b-29). Guardare, contemplare, meravigliarsi, esprimere un desiderio profondo di stabilirsi sul monte, luogo d'incontro con Dio e di pace. È tutto questo che la liturgia di oggi ci ispira. Celebriamo proprio oggi la festa della trasfigurazione del Signore, manifestazione della potenza e della gloria di Dio. È un evento che ci invita a staccarci dalle realtà di questo mondo per desiderare le cose del cielo. Dopo essere stati rinforzati da una visione (Lc 9, 30-31.32b-33) e da una voce celeste (Lc 9,35), c'è bisogno di tornare nella pianura, tra la gente e tra le realtà quotidiane (cfr. Mt 17,9a; Mc 9,9a) per diffondere l'aria pulita respirata, il profumo divino sentito attorno a noi e riportare tutto il creato rinnovato a Dio. Lasciamoci attirare da Dio. Lui stesso ci porterà dove possiamo attingere le forze per affrontare meglio e senza paura il combattimento della vita quotidiana. Nel brano odierno leggiamo anche che il giorno della trasfigurazione, Dio ci ha indicato il Figlio a cui obbedire: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35). Siamo fortunati perché non ci può mai ingannare. Fidatevi di Lui. Buona giornata.
7 - Buongiorno a tutti; Mt 16, 13-23. Questo passo del Vangelo pone una domanda fondamentale a quelli che seguono da vicino Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?" (Mt 16,15). Con quel “ma voi”, Gesù separa i Dodici dagli altri. Sono gente cresciuta con Gesù e capace di raggiungere le alte vette. Quelle poste da Gesù non sono domande scolastiche. Sono piuttosto come scintille che accendono i cuori e mettono in moto gli spiriti. Nella vita, più che le risposte, contano le domande. Infatti, le risposte appagano e bloccano, le domande invece obbligano a prender posizione. La domanda: “e voi chi dite che io sia” significherebbe questo: Vi fidate di me? Sareste pronti ad accantonare i vostri progetti e a seguirmi anche su strade non tracciate? Gesù non ha risposte già fatte, quasi avessero un contenuto già definito e da ripetere. Lui è Via, Verità e Vita (Gv 14,6). La sua domanda assomiglia di più alle richieste che si fanno due innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: “sei tutto, il senso della mia vita…”. A voi che ho scelto, io chiedo: chi sono io per voi? Gesù vuol sapere se i discepoli gli hanno aperto il cuore. È vivo solo se è vivo dentro di loro. Il cuore è la culla dove Dio nasce e cresce, ma può essere anche dove Dio è sepolto dagli uomini. Pietro gli risponderà: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16), cioè colui che dà sapore alla vita. Se non è così, c’è ancora tanta strada da percorrere sulla via del discepolato. Non abbiamo ancora capito oggi chi è Gesù anche se lo cerchiamo e lo seguiamo. A volte, cerchiamo uno che non conosciamo. Apri i nostri cuori e la nostra mente, Signore, all'intelligenza della tua Parola e ti riconosceremo sul sentiero della vita. La buona risposta a Gesù ci mette in fiducia, ci apre alla beatitudine e alle promesse (Mt 16,17-19). Ispirarci sempre Signore. Ma c'è anche la tentazione di scendere in basso nella "sequela Christi" se non accettiamo il piano di Dio (cfr. Mt 16,22-23). Liberaci Signore. Buona e felice giornata.
8 - Buongiorno a tutti; Mt 16, 24-28. Questo brano del vangelo è il seguito di quello di ieri. Gesù dà un orientamento chiaro ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mt 16,24). È un cammino, un viaggio, un’avventura con Lui. Perché andare dietro a Gesù? Per una sola cosa: per essere felici. In questo viaggio, però, Gesù detta condizioni da vertigine e molti rallentano il passo. La prima condizione: rinnegare se stessi. Parole pericolose, se capite male. Gesù non vuole frustrati al suo seguito, ma gente dalla vita piena, riuscita, realizzata. Rinnegare se stessi non significa mortificare la propria persona, buttare via talenti e capacità, ma dire: il mondo non mi ruota attorno, esco dal mio io, sconfino oltre me stesso. La seconda condizione: prendere la sua croce e seguire. Questa è una delle frasi più fraintese del Vangelo, interpretata come un invito alla rassegnazione: soffri e sopporta le croci della vita. Ma Gesù non dice: 'sopporta', ma 'prendi'. Al discepolo non chiede di subire, ma di essere parte attiva. Dice: “prendi la tua vita e falla simile alla mia”. Questo è il vero senso. Il discepolo non è chiamato a subire il martirio, ma a vivere la vita stessa di Gesù, ossia, passare nel mondo come una sorgente generosa di amore. La croce è in apparenza una perdita della vita. In realtà, è un guadagno. Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di uomini, donne, bambini, anziani, tutti con la loro croce addosso, ma di creature pronte a donarsi. Questo è bello ed è significativo. Cerchiamo di sostituire la parola "croce" con la parola “amore”, un amore che ha un prezzo perché mi porta con sé sudore, fatica e sangue. Capiremo meglio il vero senso che sta nella croce. In questo brano, Gesù prospetta anche una promozione che passa attraverso la rinuncia di ciò che è incompatibile con il vangelo, 'il guadagnare il mondo intero' (Mt 16,26). Non abbiate paura. Ne siamo capaci. Radiosa giornata.
9 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 25, 1-13. Oggi è la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire, patrona d'Europa. La parabola delle dieci vergini proposta alla nostra meditazione si chiude con un esito duro: "non vi conosco" (Mt 25,12). È una storia piena di non sensi che visibilmente sembrano oscurare la gioia di quella festa di nozze. Eppure è un bel racconto. Il Regno è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate di un po' di luce, quasi di niente, per incontrare lo sposo. Tutte hanno il desiderio, anzi, la volontà di incontrare lo sposo. Gesù ha promesso che tornerà. E loro lo aspettano con fiducia. Non hanno dubbi sulla sua parola ma non conoscono l’ora dell'arrivo. Magari verrà di notte... E qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti della parabola fanno una magra figura. Lo sposo tarda a venire e mette in crisi tutte le ragazze. Le stolte non hanno pensato all’olio di riserva; le sagge non condividono. Sono egoiste; e infine c’è chi chiude la porta andando contro l’usanza che vedeva tutto il paese partecipare alla festa. In Luca 13,25, è il padrone di casa che chiude la porta. Ma c'è la stessa espressione: "non vi conosco" (cfr. Mt 25,12; Lc 13,25b.27a). Ecco finalmente lo sposo, ma c’è carenza di olio: “dateci un po' del vostro olio”, dissero le stolte alle vergini sagge (Mt 25,8). È dura la risposta di queste, come se non erano amiche e non avevano lo stesso scopo: “no, che non venga a mancare a noi e a voi. Andate a comprarlo” (Mt 25,9). L’olio ha a che fare con la luce e con il fuoco, un’energia che fa vivere. C'è però una forza che può venire soltanto dal proprio cuore. Non si può prestare l’amore. L’amore è il motore della vita. O lo produci, o sei condannato ad essere spento. La parabola delle dieci vergini ci invita a tenere sempre la lampada accesa per illuminare la strada al Signore che viene e riconoscerlo subito appena si presenta a noi. Egli entrerà con noi nella sala del banchetto e mangerà con noi. Che gioia essere con Lui. Non mancate mai un tale appuntamento. Buona e radiosa giornata.
10 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi è la festa di San Lorenzo, diacono e martire. Lorenzo subisce il suo martirio dopo aver distribuito i beni della comunità ai poveri, qualificati da lui come i veri beni della Chiesa. Facciamo gli auguri ai Lorenzo. Oggi, XIX domenica del tempo ordinario, la liturgia ci invita a meditare sulle opere di Dio, sulla liberazione pasquale dove Dio guida il suo popolo, premia chi gli resta fedele e giudica chi si oppone al suo disegno (cfr. Sap. 18,6-9; Eb. 11,2.8-19). In questo contesto, il Vangelo odierno si apre su una nota di speranza. Il popolo, piccolo gregge, non deve temere. Il regno di Dio gli è dato dal Padre (Lc 12,32). Per entrarvi, il discepolo deve essere distaccato dai beni di questo mondo, essere umile e povero. Nel mondo, il cristiano è come un piccolo gregge, non trascurato, ma amato dal Padre. La vigilanza non gli deve mancare (Lc 12,35) e deve porre il suo cuore dov'è il suo tesoro, Gesù. Il discepolo è come una sentinella che aspetta il suo padrone (Gesù) che verrà sicuramente (cfr. Lc 12,36). L'ora del suo arrivo non è conosciuta, mai il valore sottolineato dal vangelo è la vigilanza. La fedeltà ripaga (Lc 12,37.43). Chi è fedele e onesto nell'amministrare i beni di Dio si vedrà a capo di un'altro ente più importante con una responsabilità maggiore (cfr. Lc 12,42-44) e Dio stesso si metterà a servirlo (Mt 12, 37). Che bello. Felice domenica.
11 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 17,21-26. In questo brano evangelico ritorna la predizione della passione di Cristo (Mt 17,22-23) che genera tristezza nel cuore dei discepoli (Mt 17,23c). Ma c'è un nota di speranza: "il terzo giorno risorgerà" (Mt 17,23b). Confortati da questa notizia da parte di Gesù Cristo, il discepolo di Cristo vive in questo mondo come un cittadino libero (cfr. Mt 17,26). È a questa libertà che Dio ci ha chiamati ricordandoci l'essenziale della vita e facendoci prendere una consapevolezza. Mosè parlò a Israele dicendo: "Ora Israele, che cosa ti chiede il Signore, tuo Dio? È una domanda che richiede tutto un cammino. La risposta di Dio può essere un orientamento di tutta la vita cristiana: temere il Signore, camminare per le sue vie, amarlo e servirlo con tutto il cuore e con tutta la sua anima, osservare i suoi comandi e le sue leggi (Dt 10,12-13). Il richiamo è giustamente quello della fedeltà e della conversione (Mt 10,16). Lodiamo Dio che ci apre alla lode oggi facendo anche memoria di Santa Chiara. Domandiamo la grazia della chiarezza nel pensiero e nel cuore. Tantissimi auguri di buon onomastico a tutte le Chiara che conosciamo e per le quali preghiamo. Buona e felice giornata
12 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 18,1-5.10.12-14. Questo brano parla bene dei bambini da imitare in quanto modello di semplicità e di disponibilità. I bambini sono nel cuore di Dio. Sono al centro delle sue attenzioni e preoccupazioni. Il mondo lo ha capito solo perché Gesù ha preso le loro difese nei Vangeli. Nella storia, i bambini non sono mai stati considerati un granché. Al tempo di Gesù erano considerati come dei "non ancora uomini". A volte, erano allontanati perché disturbavano e davano fastidio. Gesù, invece, li propone come modelli di discepolato non perché si debba essere infantili ma perché custodiscono in cuore speciali caratteristiche di libertà e pulizia interiore. Essere considerati adulti secondo il mondo comporta dei vantaggi, ma pure i rischi di diventare cinici. I piccoli insegnano a fidarsi, a vedere la realtà con lo sguardo trasparente ricevuto dal Dio Creatore, sguardo che, piano piano, rischia di appannarsi. Va difesa l'infanzia a tutti i costi. Purtroppo, ci sono ancora troppi bambini che non possono studiare né giocare, dei piccoli condannati al lavoro, addestrati alla guerra o, peggio ancora, vittime di violenza o di rapina, o ancora dei bambini che servono da spettacolo televisivo per abusare della loro infanzia-innocenza. Altri sono vittime delle scelte di separazioni dei genitori. Salviamo i bambini, futuro dell'umanità. In questo brano evangelico, c’è da convertirsi a loro per trovare grazia agli occhi di Dio, per essere contato tra "i grandi del Regno" (Mt 18,1.4). Gesù invita a diventare come i bambini (Mt 18,3), non a tornare ad essere bambini. Non parla di una regressione, né fa dell'infanzia un modello. Diventare discepolo o iniziare il viaggio dell’infanzia spirituale significa abbandonare le malizie che abbondano nel mondo adulto e “vedere” Dio faccia a faccia (cfr. Mt 18,10). È il vero modo di vivere come cristiano e per aspirare alle cose alte. Buon cammino. In questo racconto evangelico, Gesù ci presenta anche un modello, un comportamento di un buon pastore (Mt 18,12-13). Così è anche il cuore di Dio, un Padre ha cura di tutti noi. Che il Signore ci dia la grazia dell'infanzia spirituale. Felice giornata.
13 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 18,15-20. La correzione fraterna è un dovere in una comunità normale. Ma bisogna vegliare sullo stile che essa deve avere: la discrezione e la carità. Il nostro brano evangelico offre uno spaccato della prassi penitenziale in atto tra le prime comunità cristiane nell’esercizio del perdono. Succedeva allora di doversi confrontare con quei fratelli e sorelle che, dopo la conversione, si allontanavano dalla “nuova via” del Vangelo. Come comportarsi in tali casi? Gesù, cui stava tanto a cuore il perdono, offre ai discepoli un percorso rispettoso e graduale. Propone la correzione fraterna di chi commette una colpa. Un fratello doveva farsi carico di chi era in difficoltà o in grave peccato, parlargli in amicizia, e se non riceveva ascolto, far intervenire altri due fratelli. Se non si trovava una soluzione neppure così, doveva farsene carico in forma ufficiale la Chiesa nei suoi responsabili (Mt 18,15-17). Questo è un meccanismo di gradualità e attenzione verso chi stava sbagliando, aumentando piano piano la forza di persuasione, ma senza umiliare la persona. Quanto è diverso il metodo in uso oggi. Non soltanto non ci si prende cura di chi si allontana, ma nemmeno ci si conosce, ci si avvicina. Poi, se qualcuno sbaglia, si preferisce sparlare alle sue spalle. Forse è il caso di rifare oggi il percorso rispettoso e paziente delle prime comunità cristiane. Vale la pena. Felice e radiosa giornata.
14 - Buongiorno; Mt 18,21 - 19,1. In questo brano Gesù mostra la necessità di perdonare. Ci dice che l’unica misura del perdono è di perdonare senza misura, di perdonare sempre (cfr. Mt 18,22). Non si tratta di alzare o abbassare l'asticella della vita morale, ma di ricordare che l’amore di Dio è smisurato. Dio è sempre pronto a perdonare. Perché perdonare? Una sola è la risposta: così fa Dio. Al credente è chiesto di usare il cuore di Dio, il cuore di misericordia nelle relazioni. Gesù lo dice con la parabola dei due debitori (Mt 18,23-35). Il primo doveva al proprio datore di lavoro una cifra iperbolica, fuori portata. Quel signore è il modello della pietà e di compassione: fa suo il dramma del servo, lo fa contare più dei propri diritti. Per lui, la pena di quell’uomo pesa più dell’oro. Ma il servo, appena perdonato, trova un compagno di lavoro che gli doveva pochi spiccioli. “Appena uscito”, dice il Vangelo, non il giorno dopo, non una settimana dopo. “Lo prende per il collo” (Mt 18,28) appena liberato dai ceppi e restituito al futuro e alla famiglia, dopo aver fatto esperienza della magnanimità del padrone, lo soffoca. “Ridammi i miei centesimi...” dice chi è stato perdonato di un’enormità. Era suo diritto, ma si rivela servo spietato e senza memoria. Aiuta molto nella vita ricordare il bene ricevuto anziché i torti subiti. Dona pace e fa crescere in fretta. Buona giornata.
15 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo; Lc 1, 39-56. Il Creatore non spreca mai le sue opere. Così, il corpo umano, suo capolavoro, avrà in Maria lo stesso destino dell’anima, e sarà una sola cosa con essa per sempre. Maria, Madre del Signore e discepola della sua Parola, ha preceduto tutti nel traguardo del Cielo. È pure il nostro destino. Maria è immagine bellissima della Chiesa e dell'umanità, pure di me. È una creatura vestita di sole, di luci e ombre, ma fornito di una speciale attrazione al cielo. È primizia della Chiesa celeste, segno di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa pellegrina nel mondo. Maria è dunque una creatura sempre in cammino. Perciò è una guida sicura, patrona delle guide alpine e dei viandanti della Fede perché sale senza chiodi e senza corde le vette di Dio. È una meraviglia evidente e stupenda. Una vita in punta di piedi è la sua: a Nazaret come a Cana, in sinagoga come nel pretorio, sotto la croce, come il mattino di Pasqua e a Pentecoste. Vive dietro le quinte, ma c’è, ed è determinata al punto da sollecitare il Figlio a rivelarsi: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Eccola lasciare la sua casa di Nazaret, e raggiungere la cugina Elisabetta in attesa di un figlio insperato. L’amore ha fretta, è concreto e operoso. L'Assunta è la festa del nostro pellegrinaggio verso la vita eterna. Beati coloro che hanno chiara la meta e leggero il passo. Tantissimi auguri alle Assunta. Buona festa a tutti e felice giornata.
16 - Buongiorni e buon fine settimana; Mt 19, 13-15. Il racconto ci presenta un mondo dei bambini che Gesù accoglie, ma che i discepoli vogliono allontanare. È una scena familiare, quella del Vangelo, anche se non è sempre ben compresa e interpretata. I bambini nelle culture antiche, compresa quella ebraica, erano gli esseri meno considerati. Non godevano di diritti ed è proprio a questa categoria di “paria” che si rivolge Gesù. La sua predilezione è quindi verso gli ultimi che, per il solo fatto di essere tali, non per la loro fede o per le loro opere erediteranno il suo Regno ( cfr. Mt 19,14). Guai ad impedire la Fede ai bambini dicendo: "lasciamoli crescere". I bambini sono il simbolo della condizione di chi vuole entrare nel regno dei cieli. Non c’è stagione della vita in cui non si semini nel cuore umano. Non facciamo come gli apostoli zelanti che considerano il chiasso dei bambini un inopportuno disturbo (Mt 19,13b). Non impediamo loro di accostarsi al Signore, solo perché si crede che non siano pronti o interessati (cfr. Mt 19,13b). Come capiscono cose e sentimenti, così capiscono anche la Fede. Occorrerà aiutarli a celebrare bene una liturgia gioiosa e ad avere una visione della Chiesa-famiglia. Che possano sentire la sacralità della vita. Gesù è stato chiaro: i bambini devono poter accedere al Vangelo, da bambini, però. Ci siano celebrazioni a loro misura e in famiglia si respiri un clima di preghiera. I bambini vanno tutelati. Oggi è anche la memoria di San Rocco, pellegrino-protettore contro la peste. Che, per sua intercessione, il Signore ci liberi da ogni male. Buona e radiosa giornata.
17 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Lc 12, 49-53. Abbiamo avuto la fortuna e il dono di conoscere uomini e donne appassionati di Dio e dell'uomo (cfr. Geremia e i testimoni di fede). Sono passati tra di noi come fuoco e come spada. Sono stati mandati a rompere le false paci dei cuori e ad orientare le persone verso Gesù. Stare vicino a Gesù è stare vicino al fuoco. Siamo discepoli di un Vangelo che brucia e fiorisce. Il fuoco 🔥 che Gesù vuole accendere nei discepoli è un fuoco che purifica e trasforma (Lc 12,49). È un fuoco dello Spirito , il fuoco d'amore. Al tempo di Gesù le donne e i bambini erano senza diritti (cfr. Mt 19,13b). Gli schiavi erano in balia dei padroni e i lebbrosi, i ciechi, i poveri erano trattati con disprezzo. Gesù Lui sta dalla loro parte, li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello e dei poveri dei principi, invia le donne ad annunciare la Pasqua. La fede è abbracciare il suo progetto di vita, convinti che un altro mondo è possibile. Non mettere dunque in pace la coscienza, ma risvegliarla! Il Vangelo non va custodito chiuso in cassaforte. Va amplificato. Il discepolo deve farsi eco e risonanza della buona Notizia del suo Maestro per bruciare d'amore il mondo intero. Felice domenica.
18 - Buongiorno per tutto il giorno e buon inizio settimana; Mt 19, 16-22. Alla ricerca della vita... Alla ricerca della perfezione. “…se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi” (Mt 19,21). Nel brano evangelico odierno, un ragazzo corre incontro a Gesù per una domanda esistenziale. Ha grandi domande e grandi attese (cfr. Mt 19,21). È in cerca della vita, della felicità e forse anche della salvezza. Vuole sapere se è vita o no la sua. Alla fine se ne andrà spento e deluso (Mt 19,22). Ha sogni, ma non il coraggio di trasformarli in realtà. Che cosa ha cambiato tutto? Le parole di Gesù: “vendi quello che hai, dallo ai poveri, e poi vieni” (Mt 19,21b). Il vero tesoro non sono le cose, ma le persone. Per arrivarci, si passa per i comandamenti: non uccidere, non tradire o rubare (cfr. Mt 19,18-19). L’ha sempre fatto. Eppure non è soddisfatto. Non gli basta. Che cosa gli manca ancora? Il ricco vive come un insoddisfatto, gli manca sempre qualcosa. Una cosa ti manca: va', vendi, dona.... Quell'uomo non ha un nome, è un tale di cui si sa solo che è molto ricco. Il denaro si è mangiato il suo nome, si è impossessato di lui. Altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna. Hanno un nome perché non hanno fatto delle cose la loro identità. Hanno smesso di cercare sicurezza nel denaro e hanno incontrato Dio. Gesù vuole trasformare la vita del giovane ricco. È invitato a condividere con i poveri. Più che la povertà che dovrebbe abbracciare, vale la condivisione; più della sobrietà, vale la solidarietà. Quello che Gesù propone non è un uomo spoglio di cose, ma un uomo libero dentro, pieno di relazioni, con cento legami. Buona giornata.
19 - Buongiorno; Mt 19, 23-30. La vicenda del giovane ricco che rifiuta la proposta di Gesù ha gettato i discepoli nello sconforto: chi dei Dodici avrebbe potuto dire di osservare dalla più tenera età i comandamenti di Dio? Pietro, come in altre occasioni, si fa portavoce del disagio che ha colpito i discepoli dopo aver ascoltato le dure parole di Gesù sulla ricchezza. Egli, come tutti i suoi amici, ritiene, con qualche ragione, di poter rivendicare una certa ricompensa per la spoliazione affrontata nel seguirlo. Hanno abbandonato barche e reti, e la sicurezza per il pane quotidiano. A volte si sono pure accontentati di qualche spiga raccolta lungo il cammino. E degli affetti più cari - moglie, famiglia, figli, genitori - chi li ripagherà? Han sperimentato, infine, il rifiuto sociale cresciuto intorno a Gesù. Per questo vorrebbero vedere già ora qualche segno di quel Regno decantato dal Maestro. Non molto, ma qualcosa si aspettano (Mt 19,27). E Gesù li rassicura. Il premio non arriverà solo con la vita eterna. Già sulla terra avranno la gioia di stare con Gesù, oltre che con i piccoli (Mt 18,28-29). La ricchezza è un ingombro del cuore; inganna perché promette ciò che non è in grado di mantenere. Si può essere attaccati pure al poco, e diventarne schiavi. Che tristezza. Liberaci Signore. Buona giornata.
20 - Buongiorno a tutti; Mt 20,1-16. La parabola dei lavoratori a giornata ci insegna che Dio chiama a tutte le ore della vita. Un tale esce all'alba in cerca di operai per la sua vigna (Mt 20,1). Lo farà più volte fino al tramonto, non solo per motivi di lavoro, ma anche per dar loro un salario (cfr. Mt 20, 2-7). “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente?” ( Mt 20,7). Si prende cura di quegli uomini più della sua stessa vigna. Ma il cuore della parabola è il momento della paga. Un gesto contromano: inizia da quelli che hanno lavorato di meno (Mt 20,8). E paga un'ora di lavoro quanto una giornata di dodici ore. Commuove il Dio di Gesù: con quel denaro, insperato alla gran parte dei lavoratori, dà ad ognuno il necessario ad assicurare il pane quotidiano. Il nostro Dio non è un padrone che fa i conti e dà a ciascuno il suo, ma un signore che dà a ciascuno il meglio e che estende a tutti il migliore dei contratti. Non è ingiusto verso i primi, è generoso verso gli ultimi. Non paga, ma dona. È il Dio buono che trasgredisce le regole della finanza ed ama sorprendere. Quale vantaggio c'è, allora, ad essere operai della prima ora?Quello di aver collaborato con Dio a far fruttificare la terra. “Ti dispiace che io sia buono?” (Mt 20,15b). Non mi dispiace perché sono io l'ultimo bracciante e so che tu verrai a cercarmi anche quando si sarà fatto molto tardi. Buona meditazione. Felice giornata.
21 - Buongiorno e buona giornata a tutti; Mt 22, 1-14. In questo brano, abbiamo un bellissimo racconto. Dio ci invita alle nozze. La nostra risposta all'invito varia secondo che siamo immersi nelle cose terrene. Rifiutare l'invito significa non comprendere l'importanza dell'evento e ignorare chi invita. Nel racconto evangelico, è dunque in preparazione una grande festa (Mt 22,2). Si sposa il figlio del re, ma nessuna delle persone più influenti pare interessata. Molti si giustificano e la festa rischia di trasformarsi in un insuccesso (Mt 22,5-6). Ma il re non si arrende; anzi estende l’invito (Mr 22,9). È quanto avviene con Gesù. I suoi miracoli non bastano più. La gente ha preferito curare i propri affari, mettendo l’evento in seconda linea. È il mistero della natura umana che fatica ad accogliere il Signore. Le scuse sono sempre le stesse: altre priorità e cose da fare. Ascoltando questa parabola, prende una fitta al cuore: sono ancora così pochi coloro che sentono Dio come gioia, per i quali credere è una festa. “Allora disse ai servi: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze” (Mt 22,9). Neanche Dio vuole stare solo... ama condividere. Per la terza volta escono i servi: è icona della “chiesa in uscita”, a cercare gente di nessuna importanza, purché abbiano fame di vita e di gioia (cfr. Mt 22,10). Oggi dove manderebbe i suoi servi? Alle stazioni ferroviarie, nelle periferie... Se i cuori si chiudono, Dio apre altre porte e crea nuovi incontri e sorprese. È proprio così per la Chiesa odierna. Buona e radiosa giornata.
22 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la memoria della Beata Vergine Maria Regina; Mt 22, 34-40. Il Santo Padre Leone XIV ci invita a pregare oggi e di supplicare Dio perché ci sia la pace nel mondo. Nel brano evangelico odierno, possiamo notare che per i Maestri di Israele, il grande comandamento della Legge era il terzo. Prescriveva di santificare il Sabato, perché anche Dio lo aveva osservato. La risposta di Gesù li spiazza: non cita nessuna delle "Dieci Parole", ma colloca al cuore del Vangelo il verbo “amare” (cfr. Mt 12,37.39).“Amerai”, dice Gesù, usando il futuro, come un’azione mai conclusa. Amare non è un dovere, ma un ossigeno necessario per vivere. “Amerai Dio con tutto il cuore” non significa: ama Dio e nessun altro, ma ama Dio a getto continuo perché egli è il motore di ogni altro amore. Se fai così, vedrai che resterà il cuore, anzi crescerà il cuore per amare il marito, la moglie, i figli, il povero. Dio non è geloso, non ruba il cuore, ma lo dilata bene. La novità di Gesù non sta nell'avere aggiunto l'amore del prossimo (v. 39), ma nel fatto che amare Dio e il prossimo sono un unico comandamento (cfr. Mt. 22,37-39). Amare l’umanità è simile ad amare Dio. Il prossimo è simile a Dio. Il grido del prossimo è un ‘grido’ da ascoltare come fosse quello di Dio. “Amerai il tuo prossimo come te stesso”(Mt 22,39b). Amerai l'altro, ma avrai cura pure della tua vita. Diversamente, non sarai capace di amare nessuno. Questa Legge dell'amore attraversa tutta la Sacra Scrittura ed è proprio l'insegnamento di Gesù. Un altro modo di amare il prossimo è di cercare la pace (sal 33,15) ed augurarla al prossimo. Che, per l'intercessione della Beata Vergine Maria Regina e Regina della Pace, il mondo conosca ancora un’era di concordia e di pace. Buona e serena giornata.
23 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 23, 1–12. L'umiltà è una virtù che va cercata e conquistata. In questo brano evangelico , "Il più grande" è colui che si distingue nell'umiltà e nel servizio. È semplicemente un "umile servo”. Gesù si dimostra severo non con chi vorrebbe seguire il Vangelo, ma non riesce per le sue fragilità, ma con chi fa solo finta di aderire alla Fede (cfr. Mt 23,2-7). Verso la debolezza, Gesù si è sempre mostrato paziente come il vasaio che, se il vaso non gli riesce, non butta via l'argilla, ma la rimette sul tornio e la plasma di nuovo. Gesù non sopporta l’ipocrita, ossia il moralista che invoca leggi sempre più dure, ma solo per gli altri… (Mt 23,4). L’ipocrita si sente giustificato e scagionato. L'ipocrita è l'uomo di Chiesa severo e duro con gli altri, e condiscendente con se stesso. Paolo dice: “Avrei voluto darvi la vita”. L'ipocrita dice: “Vi ho dato la Legge, sono a posto”. L'ipocrita non accetta di essere peccatore, vuole apparire buono. E con la sua falsa virtù fa sì che gli uomini non si fidino più neanche della virtù autentica. Gesù poi stigmatizza l'amore del potere. Non fatevi chiamare maestri, dottori, padri, come se foste superiori agli altri cfr. Mt 23,8-10). Voi siete tutti fratelli. È solo così che la comunità si costruisce. A Gesù non basta ancora: il più grande tra tutti voi è colui che serve (Mt 23,11). Il più grande è chi ama di più. Dunque, sei grande quanto è grande il tuo cuore. L'assoluta novità di Gesù è che Dio non tiene il mondo ai suoi piedi. È Lui ai piedi di tutti. Dio è il servitore, non il padrone. Buona giornata.
24 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 13, 22-30. In questa ventunesima domenica del tempo ordinario, anno C, un tale (non ha un nome) in questo passo del Vangelo chiede a Gesù: "sono tanti quelli che si salvano?". Forse pensa, da buon ebreo di essere nel numero dei pochi eletti. Ma Gesù gli insinua un dubbio. La salvezza non si eredita, né si ottiene per una buona condotta. È proprio un "dono". Lo ricorda il verbo “salvarsi” che nel Vangelo è al passivo, dove il protagonista è Dio stesso. Non ci si salva, ma “si viene salvati”. Quelli che accolgono nella vita la presenza di Gesù come Salvatore sperimentano la gioia. La salvezza è gratuita ed è un dono di Dio Padre. Ma c'è una porta stretta da superare per raggiungerla (Lc 13,24). Un allenatore tosto come Gesù mette in guardia da facili entusiasmi. Per entrare nel regno di Dio, per arrivare alla meta, bisogna essere leggeri ed avere in atto una infanzia spirituale. Come tutte le cose grandi, anche la salvezza ha bisogno di allenamento. Guai a noi se viviamo la Fede con superficialità. Non basta chiamarsi cristiani... Quando la porta si chiude, inizia di solito la crisi dei cosiddetti “buoni”. Grideranno a Gesù dicendo: "abbiamo mangiato alla tua presenza. Abbiamo fatto insieme eucaristia. Hai insegnato nelle nostre piazze. Perché non ci apri?" (cfr. Lc 13,25a.26) Lui risponderà : “Non so di dove siete” (Lc 13,25b). Il vostro mondo non è sicuramente il mio. Cambiate strada, convertitevi. Non basta dunque mangiare con Gesù (Lc 13,26) . Occorre fare comunione con Lui. Non basta essere credenti, bisogna essere credibili, operatori di giustizia e di pace. Questa è la vera coerenza di vita cristiana. Una nota dell'universalismo della salvezza (Lc 13,29) si apre nella finale del Vangelo e una inversione della condizione dei chiamati alla fede. I primi saranno ultimi e gli ultimi, i primi (Lc 13,30). Siamo invitati e convocati oggi alla mensa del Signore. Questo messaggio di vita è destinato a tutta la Chiesa di Gesù Cristo. Buona e felice domenica.
25 - Buongiorno e buon inizio settimana; Mt 23, 13-22. In questo racconto, Gesù pronuncia parole pesanti contro i Farisei che fanno della vita un palcoscenico. Gesù non usa diplomazie e colpisce ogni manifesta e latente ipocrisia. Gesù ci tiene molto a una religione pura dove il rapporto con Dio sia reso possibile all'uomo senza falsificazioni. Ogni persona onesta non può non sentire rivolte a se stessa quelle accuse: la presunzione rischia di chiudere le porte del Regno a chi vi vuole entrare (Mt 23,13). I Farisei non sono idonei ad essere cittadini del Regno di Dio. Seguirne l’esempio è perdere la direzione di marcia. Sono ipocriti e falsi. Recitano per apparire diversi da quello che sono, indossano una maschera e finiscono con il mentire pure a loro stessi. Chi si fa catturare da una simile condotta rischia la Geenna, ossia un fuoco permanente simile a quello che brucia i rifiuti nella valle del Cedron (cfr. Mt 23,15). Entra nel Regno solo chi è autentico e coerente. Non inganna nessuno, né vuole trarre profitto dal mostrarsi fedele osservante nei gesti, senza esserlo nel cuore. La doppiezza è già evidente nella esasperata ricerca di discepoli che poi diventano peggiori dei loro maestri, pericolosi per sé e per gli altri. “Guai” (vv. 13.15.16) è un avvertimento per noi. Se non saremo autentici, se non cercheremo l’unità tra fede e vita, se non saremo cristiani nel profondo del cuore, allora saremo nei guai; saremo perduti. Buona e serena giornata.
26 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 23, 23-26. I Farisei erano molto amati dal popolo per la loro devozione e il loro zelo, per l'attaccamento alla Legge che si impegnavano a rispettare fin nei dettagli. Anche se non era prescritto, giungevano per scrupolo a pagare la decima del raccolto che ogni agricoltore doveva versare al tempio, perfino sulla menta e sulle erbe di tisana. Gesù non contesta la loro diligenza, ma il fatto di concentrarsi in modo esagerato sulle minuzie della religione perdendo di vista l'essenziale della Fede. È inutile - dice il Maestro - che vi perdiate dietro ai dettagli dimenticando la misericordia, la giustizia, la tolleranza, la compassione e la fedeltà (cfr. Mt 23,23). A volte anche i discepoli di Gesù si sono comportati così facendo diventare grandi i problemi più piccoli finendo per nascondere quelli rilevanti. I problemi nella Chiesa non sono la lingua in cui si prega o l'orario delle messe. Eppure proprio dietro ai dettagli del genere, c’è chi perde un sacco di tempo. Così si finisce col dimenticare la missione di ogni comunità: quella di vivere ed annunciare a tutti il cuore del Vangelo. Ci vuole un equilibrio per non attribuire medesima importanza ai grandi misteri della Fede e alle consuetudini religiose locali. Non serve curare l'apparenza nascondendo il cuore pieno di rapina e di intemperanza (cfr. Mt 23,25). In tutto, ci vuole chiarezza e trasparenza (cfr. Mt 23,26). Felice giornata.
27 - Buongiorno a tutti; Mt 23, 27-32. In questo brano, Gesù ci invita alla coerenza tra l'esterno e l'interno. Attacca frontalmente ogni forma di ipocrisia e rende pubbliche impietosamente le falsità dei capi religiosi del suo tempo. L'esterno dei farisei appare impeccabile, l'interno è pieno di iniquità. I Farisei, pur essendo sempre stati ritenuti buoni osservanti, rischiano di passare per dei credenti esaltati, burattinai, ripetitivi di formule abusate. Sono fortemente preoccupati dell’osservanza delle regole a scapito dell'interiorità. Gesù li definisce “sepolcri imbiancati”. Belli di fuori, marci dentro (Mt 23,27). Il discepolo è chiamato ad essere autentico, anche a costo di apparire franco e ostinato. Le persone che si avvicinano ai discepoli di Gesù si accorgono da lontano se essi vivono ciò che professano con la bocca. Gesù punta il dito anche contro coloro che hanno parole di stima per i profeti del passato, ma non sanno riconoscere quelli del presente (cfr. Mt 23,29-31). In realtà la profezia non trova casa quando viene ad ostruire interessi economici e vizi consolidati. Lo ha pagato pesantemente Giovanni Battista. Impariamo a riconoscere i santi e le sante che Dio continua ad inviare al suo popolo. Chissà perché se ne coglie il valore sempre con ritardo. Oggi è la memoria di Santa Monica, la mamma di Sant'Agostino. Mentre facciamo gli auguri a quelle che portano questo nome, chiediamo a Dio la grazia della pazienza nella vita. Buona giornata.
28 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 24, 42-51. Nella memoria di Sant'Agostino, chiediamo a Dio la grazia della conversione. La prima di Dio ci invita a vegliare. L'apostolo Paolo afferma che il tempo non è eterno, ma “si è fatto breve” (1Cor 7,29) e la santità esige che nessun attimo sia sciupato. L’uomo vive nel tempo, ma il mondo porta in grembo altro, “l’eterno”. La vita è attesa di eternità, e occorre fare attenzione a non smarrirsi. Attendere è l’infinito del verbo amare. Le madri sanno nel loro corpo che cosa sia l'attesa, la conoscono dal loro interno. Viviamo nel tempo come madri in attesa che i germogli di vita crescano e arrivino piano piano a maturazione. Il tempo aiuti a guardare oltre e lontano. “Nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell'Uomo” (Mt 24,44). Serve tenersi pronti per non mancare l'incontro con Dio che viene non come ladro ma come dono (cfr. Mt 24,42.46). Vegliamo anche se la notte è buia. Vegliamo anche quando ci scoraggiamo pensando di esserci sbagliati o che tutta l’esistenza sia un inganno. Rimaniamo desti per non farci travolgere da cose, da relazioni e affetti. Vegliamo per non stordirci con le preoccupazioni illusorie quotidiane. Vegliamo come chi sa che la vita non si consuma in un batter di ciglia e che il frammento di luce che ci avvolge è inizio di eternità. Vegliamo e aspettiamo il ritorno del Signore. Il modo migliore di attesa è convertirsi e camminare sempre in cerca di Dio come l'ha fatto Sant'Agostino. Buona giornata.
29 - Buongiorno per tutto il giorno; Mc 6, 17-29. Oggi è il martirio di San Giovanni Battista. Giovanni Battista, uomo giusto e santo viene decapitato. Lui ha condannato la leggerezza e la condotta del re. Questo gli procura odio che l'ha portato alla morte. Giovanni il Battista, il più grande uomo mai vissuto sulla terra, dirà Gesù (cfr. Mt 11,11). Ancora oggi la sua coerenza e testimonianza illuminano le strade della fede. Un gigante ucciso da una formica, Erode Antipa, un re burattino, pavido e lussurioso che, pur ascoltando il Battista, non ha saputo convertirsi (cfr. Lc 6,20). È rimasto irretito dalla propria viltà davanti allo strapotere viscido e subdolo dell’amante, infastidita dalla franchezza di un profeta scomodo (cfr. Lc 6,19). E la viltà si insanguina le mani: “meglio uccidere il grillo parlante...”. Di Erode non resterebbe traccia nella storia se non avesse fatto fuori per futili promesse il profeta più grande. Giovanni aveva una missione: preparare la strada al Messia. E l’aveva adempiuta con ardore, passione e coerenza cfr. Lc 3,3-6). Grande Giovanni, che sa mettersi in discussione fin tra le mura del carcere, per cercare una risposta appagante al suo cercare. Decapitato per aver sposato la verità, è insopportabile per i malvagi (Lc 6,27-28). Serve amore per convertirsi, smettendo i comportamenti malsani che portano alla morte dello spirito. Giovanni è un modello universale. Ci aiuti ad uscire da una fede da poltrona, che altalena forti emozioni, a facili abbandoni. Buona giornata a tutti.
30 - Buongiorno a tutti e buon fine di settimana; Mt 25, 14-30. Dio ci chiama alla fedeltà. La parabola dei talenti è un invito ad avere più paura di restare inerti e immobili, come il terzo servo, che di sbagliare. La paura rende perdenti nella vita. Quante volte si rinuncia a muovere i primi passi per il timore di finire sconfitti. E la madre di tutte le paure è la paura di Dio. Questa parabola ci insegna la serietà dell'impegno da assumere. Se lo facciamo bene, c'è l'elogio del Signore. Se si legge con attenzione la parabola, si scopre che Dio non è un esattore di tasse, né un contabile che rivuole indietro i suoi talenti con gli interessi (cfr. Mt 25,19). Dice infatti: “Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto” (Mt 25,21.23). Ciò che i servi hanno realizzato non solo rimane a loro, ma viene moltiplicato. Nessuna tirannia. È una spirale d'amore che si espande. Infatti colui che consegna dieci talenti non è più bravo di quello che ne riporta quattro. Le bilance di Dio non sono quantitative, ma qualitative. Dietro l'immagine dei talenti non ci sono soltanto i doni di intelligenza, o le capacità. Ogni talento dato da Dio è per gli altri. E l’impegno consisterà nell’aiutarli a fiorire e diventare meglio di quello che sono. Passare il tempo a lamentarsi di ciò che non si ha, invece di gioire per ciò che si è, è fare un grave torto alla generosità di Dio. Ed è un peccato. Buona e felice giornata.
31 - Buongiorno e buona domenica a tutti. In questa ventiduesima domenica del Tempo ordinario, Gesù indica la via per entrare nel suo regno. Bisogna passare per la via della semplicità e dell'umiltà. Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato (cfr. Lc 14,11). Questa è una delle verità disarmanti. E il libro del Siracide aggiunge dicendo: fatti umile e troverai grazia davanti a Dio. L'umiltà ripaga sempre ( Lc 14,10). Se sei umile, il Signore ti rivelerà i suoi segreti. San Paolo fa risaltare la virtù dell'umiltà quando esorta: "non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma quello degli altri" (Fil. 2,3-4). La tentazione di mettersi in mostra è forte soprattutto durante i pranzi ed altre cerimonie. Gesù ci insegna a dominare l'ambizione di mettersi ai primi posti (cfr. Lc 14,7). Il racconto evangelico parla anche dell'invito da fare. Bisogna considerare più prezioso e appagante l'invito dei poveri al banchetto e quello degli ultimi (gli storpi, i zoppi, i ciechi (Lc 14,13). Dove troviamo questa originalità se non solo nel Vangelo? Siate docili agli orientamenti di Gesù e sarete più liberi. Buona e felice domenica a tutti.