OTTOBRE
1 - Buongiorno; Lc 9, 57-62. Oggi è la memoria di Santa Teresa del Bambino Gesù, vergine e dottore della chiesa. Il desiderio intenso della perfezione, unito all'esperienza mistica, la condusse alla scoperta della "piccola via", quale abbandono in semplicità e confidenza all'azione gratuita di Dio. Teresa fu proclamata da Pio XI, Patrona delle missioni. Il brano evangelico odierno ci parla di tre vocazioni (Lc 9,57.59.61). Bisogna seguire Gesù con prontezza e decisione (Lc 9,57b.59a) senza lasciarsi condizionare né dal materiale né dai legami di ogni genere (Lc 9,59b-61). Chi segue Gesù deve sapere che bisogna prendere delle decisioni importanti e vitali. Ce l'auguriamo tutti. Buon inizio del mese mariano. Buona e serena giornata.
2 - Buona giornata a tutti; Lc 10, 1-12. Chi sono i settantadue discepoli citati da Luca? Sono come i preti di oggi rispetto ai vescovi successori degli apostoli? In realtà vi sono anche molti fedeli-laici. Il brano riguarda, quindi, anche il mandato affidato ai catechisti ed ai laici attivi in diversi campi nella chiesa con un impegno esplicitamente missionario (cfr. Lc 10,1a). Sei unico dove Dio ti ha posto, spogliato dalla smania di fama mediatica. Non di rado titolo di merito è proprio stare fuori dai circuiti manipolati dai potenti. Forse nessuno loderà mai la madre che cammina tenuta per mano da Dio e insieme legata quotidianamente alla famiglia tra gioie ed ansietà. La “missione” non è affare di discepoli superdotati, né esige patentini particolari. È la vita reale e abituale del discepolo. O si è missionari là dove si vive, raccontando il Signore Gesù con una vita esemplare, o si racconta il contrario. Non esiste neutralità nella Fede. Chi si innamora rivela uno speciale stato euforico. Così il discepolo che vive il Vangelo comunica Dio più con la vita quotidiana che con le parole. Gesù ha mandato i suoi discepoli in missione con uno stile di povertà (Lc 10,3-4) e di abbandono alla provvidenza (Lc 10,7). Hanno un messaggio da trasmettere: "la pace" (Lc 10,5), "è vicino a voi il regno di Dio" ( Lc 10,9b.11b). Sono esortati a guarire gli ammalati, uno dei segni del Messia in mezzo al suo popolo. Per annunciare il Vangelo non servono navigatori solitari, ma un tessuto di comunione (cfr. Lc 10,1b). La Chiesa non è frutto di leaders carismatici, ma di fratelli e sorelle. Importante è quello che Gesù sottolinea. La "messe è abbondante, gli operai sono pochi" (Lc 10,2a). Chiede di pregare il Padre della messe di mandare operai nella sua messe (Lc 10,2b). La Chiesa è di Dio e di nessun altro. Che gli angeli custodi veglino su ciascuno di noi. Serena giornata a tutti.
3 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 10, 13-16. Ascoltare o rifiutare Gesù è come decidere sulla propria salvezza o sulla propria condanna (cfr. Lc 10,16). L'invito alla conversazione è sempre di attualità. Nel Vangelo odierno, le località riportate da l'evangelista Luca sono cittadine sorte attorno al lago di Tiberiade. Lì Gesù ha iniziato la missione e annunciato il suo Regno. Le città di Israele hanno visto i miracoli, eppure non hanno creduto in quei segni di Dio e non si sono convertite. Hanno rifiutato il Vangelo (cfr. Lc 10,10), hanno respinto Gesù e la sua Parola (cfr Lc 10,13a.16b). La tradizione religiosa e la diffidenza vietano loro di riconoscerlo come Messia. Le loro porte sbarrate dicono quanto sia difficile convertirsi. Non si tratta di fare qualche ritocco di facciata, né di essere più osservanti di altri. La conversione è una cosa radicale. Ha per oggetto le fondamenta. L’invito di Gesù è rivolto a tutti. Ha pazienza, ma chiede onestà di pensiero e di azioni che non è facile trovare oggi. Dio è misericordioso, ma se si rimane nel pantano del vizio e del peccato la sua misericordia non è in grado di rianimare il cuore di alcuno. Gesù è colpito dalla durezza degli uditori. Sono arroccati sulle proprie certezze (cfr. Lc 10,13a.15). Non sanno riconoscere il passaggio di Dio. Così Gesù lascia intendere che le città pagane del passato si erano convertite davanti alla sollecitazione degli uomini di Dio, cosa che le città blasonate ebraiche non hanno fatto (cfr. Lc 10,13b). Pure oggi si rischia di sentirsi migliori di altri. Una certezza diventa “mortale” se non ci si apre alla conversione. Buona giornata.
4 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 11, 25-30. Oggi è la festa di San Francesco di Assisi, Patrono d'Italia. Al cuore della sua esperienza spirituale si trova lo stupore per l'umiltà di Dio in Gesù Cristo dalla nascita nella povertà del presepe fino alla croce. Diede voce all'armonia di tutte le creature, unite nella lode di Dio nel "Cantico di Frate sole"... Oggi nel brano del Vangelo, il Signore rivela il mistero del Regno (Mt 11, 25b) e rivela anche il suo rapporto intimo con il Padre (Mt 11,27). Leggendo il brano del Vangelo proposto, è un periodo di insuccessi per Gesù. È contestato dai Farisei e rifiutato dalle città attorno al lago di Galilea (cfr. Lc 10,13). Gesù non esita a definirle voltagabbana. Ma ecco in Gesù un sussulto di stupore: se n’erano andati i grandi, i sapienti; gli pareva di essere rimasto solo, ma il posto è subito occupato da piccoli (Mt 11,25; cfr. Lc 10,21). “Ti ringrazio o Padre”, perché hai parlato loro, e ti hanno capito. I piccoli sono le colonne segrete della storia e della Chiesa; i poveri, non i potenti. Gesù capisce la logica del Padre: tenero verso gli ultimi della fila, i bastonati della vita. Dio sta al loro fianco e dona a loro il pane di cui hanno bisogno. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). Non è un nuovo sistema di pensiero, né una morale migliore, ma un vero ristoro. Le parole devono regalare conforto, speranza e libertà. Altrimenti sono parole vuote e gesti che non vengono da Dio, ma dalle paure umane. Andare da Gesù è andare a scuola di vita. “Imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare” (Mt 11,29). Il Maestro è il cuore. “Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero” (Mt 11,30). Gesù è il vero maestro di amore, l'ossigeno che rigenera e fa ripartire la vita. In mezzo agli affanni dell'esistenza, chi riesce ad accostarsi a Lui e a seguirlo troverà la pace interiore. Tanti auguri di buon onomastico di Francesco e Francesca. Buona e felice giornata.
5 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Le letture odierne parlano della fede senza la quale non c'è vera vita e vera speranza. Il profeta Abacuc, vissuto settecento anni prima di Cristo, ci dona oggi questo messaggio di conforto e di speranza in un mondo dominato dalla violenza, dall'indifferenza e dall'abbandono di Dio: "il giusto vivrà della fede" (Ab 2,4). Aspiriamo alla perfezione, ma siamo deboli. Gli apostoli sentono il bisogno di avere una fede più grande. La loro domanda a Gesù trova qui un senso: "Aumenta in noi, Signore, la fede" (Lc 17,5). La fede è un dono che viene da Dio ed è da alimentare. L'apostolo Paolo ricorda al suo figlio spirituale Timoteo (significa in greco: "chi teme Dio") di ravvivare il dono di Dio ricevuto (2Tim 1,6). Come farlo concretamente? Bisogna prendere in conto i sani insegnamenti uditi dall'apostolo, imitare la sua fede e il suo amore. Bisogna custodire anche il bene prezioso che ci è stato affidato: la fede (cfr. 2Tim 1,13-14). E quando, in virtù di questa fede, abbiamo realizzato qualche cosa di bello, non c'è un motivo di vanto personale se non la gloria di Dio. E quindi, bisogna inserirsi nella logica dell'umiltà e di servizio proclamando ad alta voce a tutti: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17,10b). Continua ad aumentare la nostra fede, Signore, per svolgere la nostra missione quotidiana nel mondo odierno. Felice domenica.
6 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Lc 10, 25-37. In questo racconto evangelico, c'è una rivelazione per avere la vita eterna. Bisogna AMARE (Lc 10,27). E qui, non dobbiamo cercare di definire chi è il prossimo (cfr. Lc 10,29), ma di cercare di essere prossimo, di introdurre gli altri nella nostra relazione, nella nostra vita e di farsi carico con amore di quelli che sono soprattutto in difficoltà. L’umanità intera scende da Gerusalemme a Gerico (Lc 10,30). Questa è l'immagine che rivela la nostra realtà. Nessuno può dire: io faccio un percorso altro o non c'entro. Tutti siamo sul medesimo percorso. “Un sacerdote scendeva per quella stessa strada”. Passa per primo un prete, chiamato a farsi ponte con Dio. Vede il ferito e passa oltre il sangue di Abele (Lc 10,31). Fa similmente un suo aiutante (Lc 10,32). Invece un samaritano vede, ne sente compassione, si fa vicino, si fa prossimo (Lc 10,33-36). Era disprezzato dai "scelti", i giudei. Non poteva andare al tempio, ma grondava umanità. Non c'è umanità senza compassione. Non è ‘prudente’ fermarsi perché i briganti possono essere ancora lì. Avvicinarsi non è un istinto, ma piuttosto una conquista. Così la fraternità è un compito. I primi tre gesti da fare sono: vedere, fermarsi, toccare. Inguaiato è chi ha perduto gli occhi del cuore. Uomo di Fede è colui che si ferma e si lascia coinvolgere. Toccare l'altro è la massima vicinanza. Significa accettare l’altro per ciò che è, riuscire a riconoscerne la dignità. Dieci verbi descrivono l'amore concreto e fattivo in questo brano: vide, ebbe compassione, si avvicinò, versò, fasciò, caricò, portò, si prese cura, pagò-salderò. È il nuovo decalogo perché l'uomo sia promosso a uomo, e la terra non sia più abitata da "briganti". Cuore di tutto sarà il verbo "amare". Chi ama troverà la vita. Buona giornata.
7 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 10, 38-42. Accogliere, servire, ascoltare, scegliere la parte migliore. Questi quattro verbi possono aiutarci a capire il senso del brano evangelico odierno. Una donna di nome Marta accoglie in casa Gesù. Inizia così una storia di amicizia straordinaria che coinvolgerà oltre a lei Lazzaro e Maria. La premura di Marta e Maria dimostra l'amore per Cristo e insegna come vivere l'ospitalità cristiana. Il Maestro ha la stanchezza del viaggio ai piedi e il dolore della gente nel cuore. Sostare in una casa di amici e mangiare con loro non ha prezzo per Lui che porta in dono la sua pace alla famiglia (cfr. Lc 10,38). A Betania si respira ospitalità. È un bel luogo per rifarsi e Gesù ci va volentieri. La sua umanità ha bisogno di sorrisi e di abbracci. È un Dio dal volto umano. Parla di quotidianità, di lacrime e di danze. Maria è imbambolata ai piedi di Gesù. È il simbolo della contemplazione. Beve alla fonte della sua Parola (Lc 10,39). Il suo cuore sceglie ciò che fa bene alla vita, che regala libertà, orizzonti, sogni (cfr. Lc 10,42). Tra Maria e Gesù, c'è un feeling. Maria è diventata feconda, anzi grembo dove si custodisce il seme della Parola. È diventata apostola, cioè, inviata a donare ciò che Gesù le aveva seminato nel cuore. “Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose...” (Lc 10,41). Con affetto Gesù rimprovera Marta, non per il suo servizio, ma per l'affanno. Non contesta il cuore generoso, ma l'agitazione. È simbolo dell’attivismo. Quelle parole di Gesù a Marta possono essere ripetute a tutti noi: c’è un troppo in agguato, un troppo che può ingoiarti, togliere la libertà e distogliere dagli altri. Dio non cerca servi, ma amici; non cerca delle persone che facciano delle cose per lui, ma gente che lo lasci fare delle cose per noi. Che la Madonna del Santo Rosario ci ottenga questa grazia. Serena giornata.
8 - Buongiorno a tutti; Lc 11, 1-4. “Insegnaci a pregare”, diranno i discepoli a Gesù vedendolo rimanere in rapporto intimo e intenso con Dio nella preghiera. Erano stati affascinati dalle sue soste notturne (cfr. Lc 11,1). Eppure pregavano o, meglio, recitavano preghiere apprese in sinagoga e tramandate a memoria. Ma non bastava. Perché pregare? solo perché ci hanno insegnato così? perché conviene? perché ne abbiamo bisogno? La ragione fondante è: perché Gesù pregava. Forse quella notte i discepoli lo avevano seguito mentre Gesù si ritirava e restava in colloquio con Dio. Volevano capire di più del suo rapporto con il Padre. Gesù testimonia una preghiera nuova, intima, una relazione familiare con Dio che nessuno mai si sarebbe sognato e immaginato. È un Dio “vicino” il Dio di Gesù Cristo. E così, i discepoli chiedono di essere introdotti a questo modo unico di pregare. Gesù li accontenta ed ecco il “Padre nostro” (Lc 11,2), la preghiera dei figli. Prima la lode (Lc 11,2), poi poche ed essenziali richieste (Lc 11,3-4), nella consapevolezza che Dio - il Padre celeste - ama tutti i suoi figli e a tutti regala il suo sole. Ammettiamolo: spesso la nostra preghiera sa soltanto “chiedere”. Di rado entra in respiro filiale con Dio. "Signore, insegnaci a pregare" (Lc 11,2b) e "aumenta la nostra fede" (Lc 17,6a). Buona giornata.
9 - Buongiorno a tutti; Lc 11, 5-13. Questo brano evangelico ci racconta la necessità di perseverare nella preghiera (cfr. Lc 11,8). Dobbiamo pregare senza timore e con assoluto abbandono (cfr. Lc 11,9). Il dono più bello da chiedere a Dio è lo Spirito Santo (Lc 11,13b). Ecco lo svolgimento del racconto: Un uomo è uscito nella notte, ha bussato più volte alla porta di un amico, chiedendo pane non per sé, ma per un altro che ha pure camminato nella notte (cfr. Lc 11,5-6). Siamo così: gente in viaggio nelle nostre notti e che bussa angosciata al cuore di Dio per trovare conforto per le proprie e altrui fatiche. Si bussa per far circolare nelle vene del mondo la vitalità dell’Amore. Offrendo un po’ del proprio pane quotidiano, ci sarà pane per tutti. Tra i due amici sta una porta chiusa davanti alla quale Gesù dice: “chiedete, cercate, bussate” (cfr. Lc 11,9). A volte Dio sembra muto e lontano: in realtà, egli opera facendo un test della fiducia. La chiave di quella porta chiusa è la preghiera. Nella preghiera, infatti, incontri Dio che si rivela ‘Padre’. Gesù lo conosce e per questo esorta a chiedere. La preghiera non è un dovere, ma un respiro perché aiuta a vivere. Pregare, dunque, è connaturale. Ma guai a ridurre la preghiera ad una abitudine o a una superstizione. Quante volte si vive una preghiera altalenante rivolgendosi a Dio solo in caso di necessità. Cessato l’allarme, Dio diventa estraneo, il dimenticato. Lo chiudiamo in un cassetto. È triste. Il dono più grande di Dio non sarà quello di ottenere ciò che mi serve, ma lo Spirito Santo che mi aiuta a fare l'esperienza di figli. Più mi sentirò figlio, meno avrò la necessità di chiedere perché sono di casa (cfr. Gv 8,35). Buona giornata.
10 - Buongiorno a tutti; Lc 11, 15-26. In questo brano, Gesù scaccia un demonio. In Gesù è presente il regno di Dio che libera dal male e dall'inferno. Ma bisogna vigilare sempre perché, come un leone non si dà pace, cercando chi divorare ( cfr. 1 Pt 5,8).
Quando il maligno è scacciato dalla nostra vita dal Signore Gesù quella “casa” è ripulita, ma c’è un pericolo: che rimanga incustodita. Se così, il demonio può tornare e la condizione finale di quel malcapitato può diventare peggiore di prima (cfr. Lc 11,24-26). “Vuota” significa priva di difese. Noi vogliamo essere liberati dal maligno, specie dai peccati che pesano sulla nostra coscienza. Siamo contenti e riconoscenti quando questo avviene. Ma c'è un nuovo passo da fare. Non si può avere in mano il volante della vita privi di un navigatore. Senza di esso, ci si perde. Serve che il Signore diventi custode di casa (cfr. Sal. 126,1), e questo non sempre è gradito. Egli entra e sollecita con le sue richieste oltre che con altre presenze. Chi si fa padrone del proprio destino rischia di essere preda dell’egoismo che, come un’edera rampicante, avvolge fino a soffocare la vita. Fa vivere in modo contrario allo Spirito di Dio. Si vorrebbe non essere disturbati, né da Dio né dal prossimo, facendo vincere l’attenzione per il proprio orto. Abbiamo cura della nostra persona, ma consegniamo al Signore le chiavi di casa. Sia Gesù il nostro “Uomo forte” che ci difende dal maligno (cfr. Lc 11,21). Buona e radiosa giornata.
11 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Lc 11, 27-28. Ad alzare la voce tra la folla è il cuore di una mamma che si fa interprete dei sentimenti di tutti. Il suo complimento suscita una grande emozione. Quella donna prova una santa invidia per la mamma di Gesù, proclamata beata per aver avuto un figlio tanto speciale. Gesù sorride, ma non si lascia coinvolgere più di tanto. Anzi, afferma: “è ancora più beato colui che accoglie la Parola di Dio e la mette in pratica”. Gesù propone ai discepoli un legame più intenso degli stessi vincoli familiari, una relazione fondata non sul sangue, ma su lui stesso, la Parola incarnata. La risposta di Gesù è la più bella lode che poteva rivolgere alla Madre: “beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 28). Gesù non respinge la lode di quella donna, ma fa capire che Maria è benedetta per la Fede cristiana prima ancora che per aver vestito di carne Dio stesso. “Maria concepì Gesù nel suo cuore mediante la fede, e poi fisicamente nel grembo. Maria credette e si compì in lei ciò che credeva” (s. Agostino). Dio ha in serbo per tutti una vita felice. Inizia già ora, ma percorre vie altre da quelle umane della ricchezza. È la via umile dell’incarnazione della Parola. Radiosa giornata.
12 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 17, 11-19. In questo brano evangelico, un samaritano è presentato come modello di fede e di amore. Vive la riconoscenza di essere accolto, guarito e salvato. Nel racconto, dieci lebbrosi compaiono dal nulla. La lebbra è una malattia che non ci perdona, se non adeguatamente curata. Anzi, isola e dà la depressione. I dieci lebbrosi vivono ai margini, ma entrano in paese perché hanno saputo che passa Gesù (Lc 17,12). Gesù si rivolge a loro dicendo: “andate dai sacerdoti e fate vedere che siete guariti” (Lc 17,14a). Si fidano, vanno ancora malati, e tornano sani. I dieci lebbrosi credono nella salute prima di vederla; hanno la fede solida di chi dà ascolto alla potenza della Parola prima ancora della sua attuazione (cfr. Lc 17,14b). E “mentre vanno” si compie il miracolo. Accade sempre così: la salute arriva con il primo passo concreto di Fede. A un samaritano che torna a dire grazie Gesù dice: “la tua fede ti ha salvato” (Lc 17,19b). Pure gli altri nove che non tornano da Gesù sono stati risanati, ma soltanto nel corpo (cfr. Lc 17,17). Quale è la differenza? Il samaritano non si accontenta del dono, lui cerca il Donatore (Lc 17,15-16). Ha capito che il segreto della sua salute sta in Gesù, il Guaritore. Altro è essere guariti nel corpo, altro è essere “salvati”. Chi è completamente guarito torna a Gesù e chi non lo è continua il suo cammino, ma malato dentro. Chi è toccato da Gesù ritrova la salvezza “eterna”. È la salvezza di sapersi amati, di vivere nel cuore di Dio. La gratitudine è cosa rarissima. È di chi ha capito i danni prodotti dal peccato e la gioia di tornare ad essere figli. Buona e Felice domenica
13 - Buongiorno e buon inizio di settimana; Lc 11, 29-32. Giona riceve da Dio una missione importante per convertire gli abitanti di Ninive, in Irak. Una mattina arriva uno sconosciuto che percorre in lungo e in largo la città, e grida: “ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta” (Giona 3,4b).Non ha detto il suo nome, né da dove viene. Non ha neppure nominato il Dio che lo aveva mandato. Ha pronunciato solo quelle poche parole di avvertimento. Dal re fino all'ultimo schiavo tutti ascoltano, credono e si convertono. Eppure in quella città quell’uomo non ha compiuto alcun miracolo. I cittadini di Ninive bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Anche agli animali fu imposto il digiuno al fine di ottenere il perdono (Giona 3,5-10). Cinque secoli dopo arriva Gesù in Israele. Tutti accorrono a lui: lebbrosi, indemoniati, ciechi, sordi, muti, paralitici, affetti da ogni malattia. Li guarisce tutti con le Parole e con i gesti che compie in loro favore (cfr. Lc 11,32). È più grande di Mosè e di Elia. La sua sapienza è infinitamente oltre quella di Salomone (cfr. Lc 11,31). Ma con quali risultati? Cieco rifiuto alla sua Parola che invita alla conversione. Anzi, è stato inchiodato sul patibolo perché smettesse per sempre di insegnare il Vangelo. Non è cambiato molto il nostro mondo oggi. È stato dato ogni dono di grazia e di verità: lo Spirito Santo, la Chiesa, la Parola di Dio, l'eucaristia, gli altri sacramenti, i Pastori... Cosa cerchi ancora girando tutte le chiese? È il caso di aprire gli occhi del cuore, di trattare Dio da Dio e di riconoscere il suo Figlio Gesù, mandato dal Padre per salvare i contriti di cuore. Dio non è un portafortuna, ma il Padre del cielo, creatore di tutto. Buona e felice giornata.
14 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 11, 37-41. In questo brano evangelico, si smaschera tutta l’esteriorità dell'azione del Fariseo. Invita Gesù a pranzo (Lc 11,37), un gesto non scontato, ma che denota il suo coraggio vista la pessima fama che il Nazareno godeva tra i Capi. Il suo fatto è un invito per giudicare. Infatti, appena si mettono a tavola, critica Gesù per non aver fatto le abluzioni di rito (cfr. Lc 11,38). È inutile rispettare le regole liturgiche se il cuore è chiuso. Il comportamento del fariseo rivela la sua meschina statura morale. È convinto che solo il suo modo di vivere la fede è l'unico valido. Gesù ribalta la concezione di una religiosità basata sul ritualismo sterile che non manifesta alcuna profondità (cfr. Lc 11,39a). Chiede al Fariseo di mettersi in gioco, di dare in elemosina non il superfluo, ma ciò che ha dentro, cioè tutta la sua vita (cfr. Lc 11,41a). Gesù chiede dunque autenticità, di non ridurre l'appartenenza a Dio ad apparenza e di non preoccuparsi soltanto del giudizio altrui. Ciò che deve essere purificato, ricorda Gesù al Fariseo è il "dentro", l'intimo del cuore (Lc 11,41a), quelle profondità che soltanto lui conosce. Deve togliere dalla sua vita di fariseo la rapina e l'iniquità, il lievito farisaico, l'avidità e la cattiveria (cfr. Lc 11,39b). Nell'esperienza della generosità, si impara ad essere se stessi. Si è veramente puri, se si pratica la carità (Cfr. Lc 11,41). Felice giornata.
15 - Buongiorno; Lc 11, 42-46. I guai pronunciati da Gesù, in questo passo evangelico, sono per risvegliare le coscienze. I farisei sono una specie che non va mai in estinzione. Si veste talvolta anche di gesti di umiltà fino a dilagare ovunque. È come una erbaccia che mette radici pure tra i cristiani. Filtra moscerini e ingoia cammelli. Infatti, c’è chi ingigantisce questioni da poco e ridimensiona quelle vere. Ovviamente è importante la decima - la colletta - cioè l'attenzione al Tempio e la solidarietà con i più poveri. Si esagera, però, quando si mette la decima sulle spezie - sul niente - un contributo non richiesto dalla Legge mosaica (cfr. Lc 11,42a). In realtà una tale attenzione ai dettagli finiva per far perdere di vista le cose fondamentali: l’amore a Dio e al prossimo (Lc 11,42b). Qualcosa di simile avviene ancora: si litiga per cose da poco e si vive autocentrati quasi che il Vangelo niente abbia a che spartire con la vita altrui. Gesù non risparmia neppure i Dottori della Legge, che avevano il compito di spezzare il pane della Parola e che, invece, complicavano la vita con astruse richieste (Lc 11,46). Non si può esigere dagli altri ciò che non si riesce a fare nella propria mediocrità. Meglio rimanere umili e misericordiosi. Buona giornata.
16 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 11, 47-54. Gesù è “libero”. Non ha conti aperti con nessuno. È tutto di Dio. Non parla per sentito dire, né per convenienza. Obbedisce soltanto alla parola del Padre. La sua libertà nel parlare gli attira inimicizia. Non ha paura di contestare ipocrisie, interessi e vanaglorie dei Farisei e dei loro colleghi, devoti e santi a sentir loro, e purtroppo convinti di esserlo. Gesù si sente spiritualmente superiore a quelli che si ritengono guide degli altri e li affronta (Lc 11,47.52). Scribi e Dottori della Legge: i primi in origine erano persone che sapevano semplicemente scrivere, utilizzati alla corte del re per i documenti ufficiali. Ma, col passare del tempo, il loro ruolo aveva acquistato sempre più importanza, facendoli diventare custodi e interpreti della Legge. Rispettati erano pure i Dottori, chiamati a scrutare e indagare sui cavilli dell'interpretazione, cogliendone mille aspetti che sfuggivano al popolo. Gesù si scaglia contro di loro perché entrambi usavano della conoscenza della Fede non per avvicinare la gente a Dio, ma per imporre le proprie scelte (cfr. Lc 11,52). Gesù non vede con simpatia la prepotenza del sapere. Guai a far diventare le chiese delle dogane invece che delle porte che immettono alla vita di Dio. Guai a far prevalere l’arroganza utilizzando le parole della Fede per auto compiacersi. Serve umiltà non per apparire, ma per guidare o orientare realmente la gente. Radiosa giornata.
17 - Buongiorno a tutti; Lc 12, 1-7. In questo brano evangelico, Gesù condanna nei farisei l'ipocrisia, la volontà di apparire perfetti senza esserlo (Lc 12,1). Come Dio si commuove dietro i passeri, creature insignificanti e fragili (cfr. Lc 12,6), che oggi ci sono e dopo domani non ci sono più, così anche non può lasciare una creatura creata a sua immagine e somiglianza perdersi (cfr. Lc 13,7b). Siamo preziosi agli occhi di Dio. Dio fa per te ciò che nessuno ha fatto, né farebbe mai: ti prepara un nido nelle sue mani ed ha a cuore perfino i capelli del tuo capo (Lc 12,7). È per dire che tu vali per Dio. Ha cura di te, di ogni fibra del tuo corpo, di ogni dettaglio. Non cadrà a terra nemmeno un passero senza il suo volere. Eppure i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire, i bambini ad essere gettati via appena in grembo e magari si protesta se si uccide un lupo. Si è interpretato questo passo sull'eco di certi proverbi popolari, quali: “non si muove foglia che Dio non voglia”. Ma il Vangelo non dice così: assicura, invece, che neppure un passero cadrà a terra senza che Dio non ne sia “coinvolto. Nessuno cadrà senza che Dio lo salvi e lo raccolga. La traduzione letterale del testo di Luca è: “nulla accade senza il Padre”, non senza che Dio lo voglia (cfr. Lc 12,6b). Purtroppo, troppe cose accadono nel mondo contro il volere di Dio. Il male accade contro la volontà di Dio, e tuttavia nulla avviene senza che lui lo veda. E una cosa è certa: neppure una lacrima andrà perduta. Questo è forte. Voi che temete e credete in Dio, sperate in Lui e siate convinti della sua azione nella vostra vita. Buona giornata.
18 - Buongiorno e buon fine settimana; Lc 10, 1-9. Oggi è la festa di San Luca, evangelista. Il primo versetto di questo brano evangelico sottolinea la salvezza di tutti i popoli, di tutti gli uomini (Lc 10,1). Il miglior commento a questo passaggio evangelico è quello di san Giovanni Crisostomo: "finché saremo agnelli, vinceremo anche se saremo circondati dai lupi. Ma se ci trasformiamo in lupi, saremo sconfitti perché saremo privi dell’aiuto decisivo del buon Pastore. Egli, infatti, non pasce lupi, ma agnelli". Per questo diceva san Paolo: “Ti basti la mia grazia, perché la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza” (2Cor 12,9). È Gesù, dunque, che ha voluto “miti” i suoi discepoli. Per questo quando dice: “Vi mando come agnelli” (Lc 10,3), sa che saranno invincibili grazie alla loro bontà e mansuetudine. Cosa capita all'agnello che incontra dei lupi? Lo sbranano come han fatto con Gesù, l’agnello immolato. Il discepolo è assimilato a lui e come lui si lascia mangiare. Ecco l’agnello di Dio che vince sul male non perché si oppone al male con la violenza, ma perché lo vince con la tolleranza e la mitezza. Si temono i nemici dichiarati della Fede, ma sono altri i più minacciosi, quelli che tarpano le ali del discepolo e spengono lo spirito: il "potere" e il "danaro". Fa molto male alla Fede una vita spirituale da sufficienza o da obbligo perché trasforma l’amore in dovere. E così la gioia vola altrove. Il bello dell'annuncio è il messaggio da trasmettere: "la Pace" (cf. Lc 10,5-6). L'annuncio è accompagnato da qualche segno (Lc 10,9a). Il contenuto di questo annuncio è chiaro: 'È vicino a voi il Regno di Dio' (Lc 10,9b). Grazie, Signore, di averci scelti e mandati in missione. Auguri a quelli che portano il nome di Luca. Buona e radiosa giornata.
19 - Buona e felice domenica a tutti; Lc 18, 1-8. Con una parabola (Lc 18,2-5), Gesù invita a far di tutta la vita una preghiera. A noi pare impossibile pregare sempre, ma non si tratta di dire le preghiere di continuo, ma di non staccare la spina con lui, di essere costanti e perseveranti nella preghiera. Dio ascolta chi si rivolge a Lui con cuore sincero (cfr. Lc 18,7). Pregare è come voler bene. Se ami qualcuno lo ami sempre. Così è con Dio: “il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace”, diceva Sant’Agostino. Perché pregare? Si prega perché è un bene per noi mantenere una relazione con Dio. È come chiedersi: perché respirare? Si respira per vivere. La preghiera è l’ossigeno della vita. In caso contrario ci si affloscia. Gesù fa di una vedova che ha subito dei torti una maestra di preghiera. Andava infatti ogni giorno da un giudice corrotto a chiedere giustizia, per avere un risarcimento (Lc 18,3). Gesù rivela una predilezione per donne come lei che in Israele rappresentavano la categoria dei senza difesa. Di esse, si prende cura Dio stesso. L’insistenza della vedova rivela che la preghiera è un “no” alla prepotenza e alla rassegnazione, al “così vanno le cose”. Lei proprio non ci sta. Ma Dio esaudisce le nostre preghiere? Sì. Dio ascolta ogni preghiera. È lo Spirito Santo a selezionare e a darne attuazione in base alle necessità più vere. Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il proprio cuore. Non si prega solo per ottenere cose, ma per essere trasformati in ciò che si prega. Buona domenica.
20 - Buongiorno e buon inizio di settimana; Lc 12, 13-21. Tre sono le caratteristiche della ricchezza non fondata su Dio: l'insicurezza, l'instabilità e la radicale vanità. È una illusione accumulare le ricchezze per sé. Nel racconto evangelico di oggi, Gesù si rifiuta di entrare nella disputa su questioni di eredità fra due fratelli (Lc 12,13-14). Non è il caso di tirare Dio per la giacca su temi di interesse umano. Esiste un’autonomia delle realtà terrene voluta da Dio. L’uomo deve gestire la vita propria secondo uno stile di laicità che Dio stesso vuole. Ed ecco a seguire la parabola di un ricco agricoltore che non ha un nome proprio, perché il denaro si è impossessato di lui e ha mangiato la sua anima (cfr. Lc 12,16b-19). È soltanto un ricco possidente. Nessuno entra nel suo mondo, non ha un «tu» a cui rivolgersi. È uomo senza finestre, senza brecce e senza abbracci. Pensa di avere tutto, ma non ha niente in mano e nel cuore. Nessuno vive con lui, nessun povero sta alla sua porta. Ma che vita è? Una vita senza rapporto normale con nessuno non è vita. Infatti, il ricco è stolto. Gesù gli dice nella parabola: “stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita” (Lc 12,20). Quell'uomo è già morto agli altri e gli altri a lui. La vita - dice la parabola - non dipende dai beni, né da ciò che uno ha (Lc 12,15), ma da ciò che uno dà. Si è ricchi soltanto di ciò che si condivide. Alla fine dei giorni, sulla colonna dell'avere troveremo soltanto ciò che si avrà avuto il coraggio di mettere nella colonna del dare. Dio regala gioia a chi produce amore. E chi si occupa della felicità altrui ha la certezza che Dio si prenderà cura di lui. Buona e felice giornata.
21 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 12, 35-38. L’invito in questo brano evangelico è chiaro: “siate pronti” (Lc 12,35). Pronti a che cosa? Pronti all’incontro non con un Dio minaccioso, ladro di vita, che è la proiezione delle nostre paure e moralismi. È incontro con l’impensabile di Dio, un Dio che si fa servo dei suoi servi, che “li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37b). È un Dio che si china davanti all’uomo sua creatura. È proprio un capovolgimento dell’idea di un Dio padrone. Il punto sublime della parabola è il Signore che si fa servo. Che i servi restino in attesa, svegli fino all’alba, non è richiesto. È “un di più” non dettato né da dovere, né da paura. Si attende così solo se si ama e si desidera (cfr. Lc 12,38). Il servo non vede l’ora che giunga il momento degli abbracci: “dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34; Mt 6,21). Per il servo infedele invece il tesoro è il gusto del potere sugli altri. Approfittando del ritardo del padrone “comincia a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a ubriacarsi” (Mt 6,49). Dio viene ogni giorno ed ogni notte, anche quando meno me lo aspetto, e cerca un cuore attento, pronto ad accoglierlo. Come un innamorato, desidera essere desiderato. Un Dio che si impone sarà anche obbedito, ma non amato. Invece, “come l'amata io lo attenderò”. Non voglio mancare l'appuntamento più bello della mia vita (cfr. Cantico dei Cantici 3,2). Cercate il Signore. Buona giornata.
22 - Buongiorno a tutti; Lc 12, 39-48. Nel Vangelo di ieri (Lc 2,35-38) e di oggi (v. 40), Gesù ci invita alla vigilanza. Nel brano di oggi, Gesù mette l'accento sulla necessità di conoscere la volontà del Signore, il vero padrone di casa e di vegliare (cfr. Lc 12,42.47-48a). Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o per tutti?» (Lc 12,41). La parabola del servo in attesa del padrone non riguarda quanti hanno emarginato Dio dalla propria vita. Riguarda piuttosto i discepoli di lungo corso, coloro che, come molti di noi, hanno avuto il privilegio di conoscerlo e incontrarlo (cfr. Lc 12,42). Il rischio è di abituarsi a Lui, e di appesantirsi nella fede (cfr. Lc 12,45). È deprimente che, dopo averlo seguito da vicino, si spenga il fuoco e con esso l’Amore. Il tempo di oggi è il tempo per cristiani veri. Non c’è dunque spazio per mezze cartucce trainate dalla routine, o per credenti anagrafici tali perché nati in paesi cristiani con tradizioni cristiane. Troppi cristiani passano il loro tempo a porre dei “distinguo” nella morale perché impigriti. I tempi forti chiedono anche un’appartenenza forte, non fanatica, ma convinta. Per vivere tale appartenenza, occorre ri-centrare il Signore nella propria vita, lasciarlo crescere come baricentro. Tutto il resto è esteriorità. Tornerà il Signore, sì (cfr. Lc 12,46a). Lo farà quando la Chiesa, suo corpo, sarà pienamente sviluppata e completata dal Signore Gesù stesso. In questo tempo di mezzo, le nostre comunità devono rendere presente il Signore. Manteniamo la luce accesa perché la 'nostra cifra' nella Chiesa sia solo la fedeltà. Buona e felice giornata.
23 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 12, 49-53. I Santi ci camminano accanto. Sono creature appassionate di Vangelo e la loro vita è come una fiamma viva che illumina e riscalda il mondo. Il fuoco che Gesù porta nel mondo è l'immagine di un conflitto spirituale tra gli uomini (cfr. Lc 2,34; 12,49; Lc 12,51-53). In questo passo evangelico, Gesù chiede in un modo velato di essere coerenti e fedeli a Lui, di amare i nemici, di avere a cuore gli ultimi e di pregare per l'unità dei suoi. Invita ad amare sino alla fine, cioè alla passione. Questo è il Vangelo che rivolge ai suoi discepoli. Non sa che farsene di discepoli grigi e spenti. Il suo Vangelo è energia che incendia il mondo. Per questo egli chiede ai suoi di essere fuoco e di mantenere un comportamento conseguente. Come lui, così devono essere i suoi discepoli. Sono chiamati ad accarezzare il mondo senza accodarsi ai potenti di turno. Siamo discepoli di un Vangelo che brucia e infiamma, oppure abbiamo trasformato la fede in sedativo o in un tranquillante? Il Vangelo non va custodito chiuso in un portagioie. Va amplificato. Il discepolo si fa eco e risonanza della Buona Notizia, un incendio d'amore che accende le coscienze, scalda gli animi e illumina la strada (cfr. Lc 12,49). È la missione affidata alla Chiesa di oggi e di sempre. Buona giornata.
24 - Buongiorno. Lc 12, 54-59. In questo brano, Gesù invita le folle a cogliere i segni del tempo, di riconoscere o meglio, di rendersi conto che in Gesù i tempi messianici sono presenti (Lc 12,56-57). Fu questo testo di Luca ad ispirare san Giovanni XXIII a convocare il Concilio Vaticano II per leggere le orme di Dio negli eventi della storia. I progressi della scienza aiutano a scrutare il futuro che avanza. Ma è sempre accaduto perfino ai tempi di Gesù quando gli Scribi si ritenevano interpreti del loro tempo. Gesù li rimprovera: “Ipocriti, sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, ma questo tempo non sapete giudicarlo” (Lc 12,56). Non è cambiato molto. Si tende pure oggi a vedere la storia con occhio umano, appiattito e ingannevole, e si rifiuta la Fede lungimiranza. Tale sguardo fa vedere i segni dei tempi. Ci si priva così di dare profondità e sacralità alla storia profana. Non la si vede guidata da Dio, e la si riduce ad un accostamento di eventi. Sant’Agostino diceva che la natura, la creazione, è il primo libro scritto da Dio. Ed egli parla per mezzo della natura. Il peccato ha reso tutti un po’ miopi e, per questo, non si è in grado di cogliere la presenza di Dio nella storia. La Bibbia, il secondo libro di Dio, aiuta ad interpretare la vita con parametri altri. Siamo figli di Dio. Usiamo i suoi occhi per leggere meglio la nostra storia. Felice giornata
25 - Buongiorno e buon fine di settimana; Lc 13, 1-9. In questo brano evangelico, abbiamo delle grandi domande. Che colpa potevano avere quei Galilei uccisi da Pilato all’interno del Tempio, o i diciotto malcapitati morti sotto la torre di Siloe? (cfr. Lc 13,1-2.4). Le disgrazie umane non sono necessariamente dei castighi, come si pensava prima e ai tempi di Gesù. Sono piuttosto inviti a una continua conversione (cfr. Lc 13,3.5). Chi soffre si chiede: che cosa ho fatto di male per meritarmi il castigo? Gesù risponde: “non hai fatto niente e Dio non castiga”. Dio è amore e non conosce altro castigo che castigare se stesso “in croce”. Dio non spreca la sua eternità né in condanne, né in vendette. All’inferno va chi lo decide con il proprio continuato egoismo. La Bibbia non offre soluzioni facili, né scorciatoie davanti alla sofferenza, al dolore. Il dolore resta un mistero incomprensibile, soprattutto quello dei bambini e degli innocenti. Al tempo di Gesù - e ancora oggi - molti erano convinti che le disgrazie fossero una sorta di conseguenza delle azioni scorrette. L'abbiamo rilevato sopra. No, dice Gesù: la colpa della morte dei diciotto travolti dal crollo della torre non è da attribuire ai loro peccati, ma all'imperizia del progettista e alla superficialità dei costruttori. Così, la morte violenta dei devoti uccisi dai Romani è da attribuire all'esercizio del potere di Pilato, non alle loro presunte colpe. Davanti ad eventi drammatici non scarichiamo su Dio le colpe che non ha, ma viviamoli come una occasione per riflettere sul mondo che abbiamo edificato e stiamo edificando. Felice e radiosa giornata.
26 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 18, 9-14. Due uomini, con due storie diverse, si ritrovano al tempio a pregare. Ottima idea, il pregare. Uno, ritto in piedi, fa una sorta di auto celebrazione. Io “non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, impuri...” (Lc 18,11). Parla a Dio, ma fa un monologo penoso. Dio è altrove. Il fariseo è stregato dalla parola “io”: io ringrazio, io digiuno, io pago (cfr. Lc 18,12). Ha dimenticato la parola più importante del mondo: “tu”. Pregare è dare del "tu" a Dio, e riconoscersi tutti figli amati. «Io non sono come gli altri»: un covo di ladri, di adulteri e di imbroglioni. Prega, ma disprezza gli altri (cfr. Lc 18,11). Canta i salmi ed è spietato. Si, si può pregare ed essere “atei”, relazionarsi con un Dio che non esiste, proiezione di noi stessi. Dio è ben altro! Il pubblicano, invece, carico di peccati, si batte il petto: “o Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13). La sua preghiera è tosta, ma autentica. Mentre il fariseo costruisce la sua fede attorno a quello che egli fa per Dio (prego, digiuno), il pubblicano la vive attorno a quello che Dio fa per lui. Il pubblicano è perdonato, non perché migliore del fariseo, ma perché si apre alla misericordia, unica debolezza e onnipotenza di Dio. L'insegnamento del racconto evangelico di oggi è chiaro: "Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato" (Lc 18,14b). Buona e felice domenica.
27 - Buona giornata e buon inizio di settimana; Lc 13, 10-17. In questo brano evangelico, c’è una donna piegata in due in una sinagoga. È curva per una presunta scoliosi (Lc 13,11). Il cuore di pietra dei presenti le regala soltanto indifferenza. Quella donna era umiliata, priva di dignità. Non poteva prendere in mano il suo destino, accasciata sotto il senso del dovere che le hanno trasmesso i maschi usando pure brani della Scrittura. Per Gesù, invece, è soltanto una creatura sofferente che chiede di diventare finalmente eretta, rispettata, libera di vivere la propria identità. Ed ecco il miracolo: Gesù la raddrizza (Lc 13,12-13), con grave scandalo dei Farisei presenti - tutti uomini - che ne fanno una assurda questione teologica (Lc 13,14). Gesù la difende fino in fondo, e svergogna pubblicamente i suoi penosi avversari. L’autorevolezza delle sue parole mettono a tacere i più presuntuosi. Gesù smaschera l'ipocrisia di quanti hanno perso di vista ciò che è essenziale, e la falsità di chi vuol trincerarsi dietro una osservanza solo esteriore (Lc 13,15-17). La sacralità del sabato era per gli Ebrei principio intangibile, ma l’essere umano è più sacro ancora perché è casa di Dio. "La gloria di Dio è l'uomo vivente", diceva Ireneo di Lione. E tra il bene di una persona e il formalismo religioso, Gesù sceglie il primo. Ci aiuta così ad imitarlo e illumina le nostre scelte. Buona giornata a tutti.
28 - Bongiorno per tutto il giorno; Lc 6, 12-19. Oggi è la festa dei santi apostoli Simone e Giuda. Simone e Giuda sono due apostoli di cui poco si sa, ma che come gli altri compagni di viaggio, hanno seguito Gesù da vicino. Simone di Cana è detto pure Zelota per i suoi trascorsi di dissidente anti-romano. Giuda è detto Taddeo, il generoso, da non confondere con Giuda Iscariota, il traditore. Paiono apostoli di coda perché sono nominati per ultimi, ma sono una sola cosa con Gesù. Classificati per ultimi, ci fa pensare agli operai della vigna dell'ultima ora che ingaggiati verso sera hanno ricevuto come i primi il loro salario (cfr. Lc 14,10). Con Gesù, nessuno è ultimo. Tutti sono primi e prediletti. Nel racconto evangelico odierno, abbiamo dodici apostoli che appaiono le basi del nuovo Israele e che proseguiranno la missione di Cristo. Non è un arido elenco di nomi (cfr. Lc 6,14-16). Per Dio, non siamo numeri. Egli chiama ciascuno per nome. Ognuno è opera sua, unico e irripetibile. La fantasia di Dio fa si che la chiamata di Pietro sia diversa da quella di Andrea, e quella di Giacomo, altra da quella del fratello Giovanni. Dall’eternità ciascuno è nel cuore di Dio con le proprie caratteristiche: di impulsività e generosità, di coraggio e di viltà, di slanci e fragilità. Colui che mi ha tratto dal nulla e mi ha dato un nome, ha per me un progetto preciso, e per rendermi atto al suo Regno, mi ha fecondato con il suo amore. È pacificante accettarsi come siamo con limiti e capacità, creta in mano all’Artista. La voce di Dio, calda e inconfondibile, continua a chiamare. Seguiamolo con gioia e cerchiamo di essergli fedeli. Buon cammino e felice giornata.
29 - Buongiorno a tutti; Lc 13, 22-30. Nel brano evangelico odierno, un tale chiede a Gesù: "sono tanti quelli che si salvano?" C'è una preoccupazione per la salvezza (cfr. Lc 13,23). Forse pensa, da buon ebreo, di essere nel numero dei pochi eletti. Ma Gesù alza l'asticella, e gli insinua un dubbio atroce. È sicuro di potersi salvare? La salvezza non si eredita, né si ottiene per buona condotta. È un "dono". Lo ricorda il verbo “salvarsi” che nel Vangelo è al passivo, dove il protagonista è Dio. Non ci si salva, ma “si viene salvati” da Dio. È una gioia che sperimentano fin da ora coloro che accolgono nella vita la presenza di Gesù come Salvatore. È "gratis" la salvezza, un dono del Padre. Ma c'è una porta stretta da superare per raggiungerla (Lc 13,24). Gesù mette in guardia da facili entusiasmi. Serve l'infanzia dello spirito. Guai a vivere la Fede con superficialità. Non basta dirsi cristiani (cfr. Lc 13,26). Quando la porta si chiude (cfr. Lc 13,25a), inizia la crisi dei cosiddetti “buoni”: abbiamo mangiato alla tua presenza. Abbiamo celebrato l'eucaristia. Hai insegnato nelle nostre piazze (cfr. Lc 13,26). Perché non ci apri? “Non so di dove siete” (Lc 13,27a), dirà. Il nostro mondo non è come il suo. Non basta "mangiare" Gesù, occorre "fare comunione" con lui. Non basta essere credenti, non bastano le buone intenzioni né le belle parole, serve anche essere credibili, vivere concretamente una vita di fede. I saggi riconoscono il tempo della salvezza e passano per la porta stretta (cfr. Lc 13,24), mentre gli altri sono distratti dalle cose esterne. La risposta alla domanda iniziale trova la sua risposta nel versetto 29: "verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio" (Lc 13,29; cfr. Ap. 7,4-9.13-14). Tutti sono chiamati e invitati, ma si deve ancora dare il suo "Si" (cfr. Lc 13,30). Chi ha orecchi intenda. Buona giornata.
30 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 13, 31-35. Erode vuole uccidere Gesù. Chi lo riferisce? I farisei, ipocriti. Si fanno passare per buoni, ma la loro vera intenzione è di allontanare Gesù (Lc 13,31). Nonostante la loro ipocrisia, Erode ha veramente l'intenzione di uccidere Gesù. Non gli è bastato togliere di mezzo Giovanni Battista. Ogni voce che ritiene “stonata” va fatta tacere. È la logica del potere. Conosciamo questa pratica nel mondo. I tiranni risolvono i problemi in modo sempre eguale, togliendo di mezzo chi prova a smascherarli. Cambiano solo i metodi, ma non l’arroganza e la cattiveria. La risposta di Gesù è chiara: non sarà Erode a decidere dell'ora della sua morte. Erode è una volpe, un animale negativo in Israele, ma che non indica la scaltrezza come si pensa oggi. Coloro che si credono potenti e pensano di avere il controllo della realtà sono dei piccoli uomini. Ed Erode è solo una pedina nel grande progetto di Dio. Gesù ha il suo disegno e la sua missione da compiere. Non ci rinuncia. Davanti a tanta ostilità il cuore di Gesù sanguina: addolorato, riconosce che il suo messaggio subisce violenza e che l'odio verso di lui si fa insostenibile. Si mette dalla parte di Dio, della Verità e dell'obbedienza. Non vuole salvarsi con compromessi. Deciso, afferma: "Andate a dire a quella volpe..." (Lc 13,32). Gesù avrebbe preferito un altro epilogo. Ma Gerusalemme non è la Galilea più sana e calorosa. È la città dell’autosufficienza e della presunzione di chi fa' finta di accogliere, ma uccide i profeti. È il luogo dove puzza "il potere". Gesù ha parlato di un Dio che conosce e chiama per nome i propri figli. Parla di un Dio diverso da quella caricatura fatta dagli Scribi e dai Farisei. A Gerusalemme, questi hanno preferito un Dio da riverire con qualche sacrificio nel tempio appena ricostruito, ma da manipolare. Tanta amarezza per Gesù che ha incontrato le porte sbarrate. Così fa una lamentazione su Gerusalemme (Lc 13,34) seguita dalla profezia della sua rovina (cfr. Lc 13,35a). È un chiaro richiamo alla centralità della Città Santa nella storia della salvezza. Gli ebrei, l'hanno capito? Buona giornata.
31 - Buongiorno; Lc 14, 1-6. In questo brano, Gesù accetta l'invito di un capo fariseo (Lc 14,1). Quanti esami ed interrogatori dovrà sostenere Gesù da parte di Farisei e dottori della Legge presuntuosi e prepotenti? Un sabato Gesù dunque va a pranzo in casa di un Fariseo, ma gli viene offerto "cibo avvelenato". Infatti, l’invito non sarà occasione di amicizia, ma un ennesimo processo delle intenzioni. Gesù è pronto ad annunciare la misericordia del Padre anche nella casa di chi è arroccato sulla osservanza esteriore di una fede fin troppo umana (cfr. Lc 14,3-4). Gesù è costretto a riprendere quanti sono testimoni della guarigione dell'idropico: essi guardano, ma non vedono, sono ligi alla Legge, ma sono incapaci di amare. Davanti al dolore di quel malato di sete, Gesù mette a nudo la inconsistenza di chi brandisce la Legge di Dio come un’arma, pronto ad usarla come critica (cfr. Lc 14,5). Questo racconto non è diverso dalla realtà di oggi davanti alle domande dirette che Dio pone alla coscienza. È penoso doverlo constatare. Dio appare molto più tollerante di chi si nasconde dietro a montagne di regole. Chi non ama con il cuore, pecca molto di omissione. Di sabato, dirà Gesù, voi fate cose per interesse: “...se un figlio o un bue cade nel pozzo lo tirate su” (Lc 14,5). E di sabato non dovrei guarire un uomo?Dunque il sabato non è così assoluto. Il Figlio dell'uomo è Signore del sabato (cfr. Mt 12,8). Buona giornata.