DICEMBRE

 

1 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Prima settimana di Avvento; Mt 8, 5-11. In questo brano si verifica una fede grande fuori di Israele, il popolo eletto. In virtù di questa fede, il miracolo si realizza (cfr. Mt 8,8). Intercedere, essere attenti ai bisogni degli altri non è solo un segno di umanità, ma anche una manifestazione di fede. È quello che Gesù ci chiede oggi insieme a una disposizione ad alimentare la lucerna della Parola di Dio per incamminarsi verso Betlemme. Con i Magi arrivano “da oriente e da occidente” (cfr. Mt 8,11), altri viandanti. Nel brano evangelico odierno, a dare il benvenuto a Dio che scende dal Cielo, si presentano quanti si credevano privi di fede, come un centurione che tratta un servo come un familiare (cfr. Mt 8,5-6). Il confine fra chi crede e chi non crede non passa più tra ebrei e non ebrei, ma tra cuori sensibili e cuori spenti. Gesù loda e porta ad esempio la fede di un soldato di Roma, nemico giurato di Israele, che pareva conoscere soltanto il linguaggio delle armi (cfr. Mt 8,10). Dio rompe consolidati cliché e invita a rivedere il concetto di appartenenza religiosa. Che cosa rende "credenti"? Bastasse il battesimo! Non basta affatto. C'è da impegnarsi e ci vogliono occhi penetranti per scoprire Gesù che passa accanto a noi. Ci sia un cambio di marcia, si esca dal pantano di abitudini e infedeltà. Non ci si senta a posto solo perché chiamati “cattolici” di lunga data. Da dove meno ci si aspetta arrivano coloro che credono. Magari fossimo “credenti” come quel centurione pagano che ha dato fiducia a Gesù (cfr. Mt 8,5-6). Ma quanti credenti non-credenti che incontriamo nella vita? Convertiamoci piuttosto e saremo ammirati da Gesù, Signore e Salvatore. Buona giornata.

2 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 10, 21-24. Contrariamente al pensiero mondano, diventare piccoli è il traguardo della vita spirituale. “A chi è come loro appartiene il regno di Dio”, dice Gesù (Lc 18,16). Dio ama i poveri di spirito e i poveri di cose, due condizioni di vita non diverse. Di piccoli è pieno il Vangelo (cfr. Lc 10,21) ed è popolato il paradiso. Dio riserva speciale trattamento e tenerezza per coloro che, come i passeri, fanno il nido nella sua mano (cfr. Mt 10,31). La loro condizione di apparente provvisorietà diventa la loro fortuna. Proprio perché esseri marginali e insignificanti, hanno posto in Dio la loro fiducia, il loro futuro. Gesù è il piccolo e offre la medesima via. Farsi piccoli secondo il Vangelo è la strada che porta alla luce. Il sentire comune tende ad accantonare il bambino che abita in ogni uomo per farlo diventare adulto e potente presso i potenti del mondo. In realtà, la mèta del Vangelo è di farsi piccoli. La Chiesa lo è e lo sarà sempre quando rinuncerà al consenso e a mire di prepotenza o di onnipotenza. La preghiera di Gesù prende allora senso e illumina la nostra vita: "Ti lodo, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli" ( Lc 10,21). Una nota importante per i discepoli è di ringraziare per la rivelazione ricevuta da Dio e che ci orienta alla beatitudine. "Beati gli occhi che vedono quello che vedete e le orecchie che sentono quello che ascoltate" (Lc 10,23). Buon cammino di umiltà. Felice giornata.

3 - Buongiorno; Mt 15, 29-37. In questo brano evangelico, con la moltiplicazione dei pane e dei pesci, Gesù offre a tutti, cibo in abbondanza prefigurando così l'istituzione dell'eucaristia che, a sua volta, è prefigurazione del banchetto del cielo. È sottinteso nel Vangelo di Matteo questa richiesta dei discepoli a Gesù: “Congeda la folla perché vadano a comprarsi da mangiare”. Gesù ha compassione (Mt 15,32a). Se Gesù non li può congedare, loro non se ne andranno di certo. Ma Gesù non li manda via e non ha mai mandato via nessuno (cfr. Mt  15,32b). Vuole tutti intorno a Lui per mangiare, sfamarsi. È un Dio che alimenta la vita. Quante volte nel Vangelo lo si vede condividere il pasto con altri, da Cana all’ultima a cena e dal Cenacolo ad Emmaus? Sono più di uno i miracoli nel nostro racconto evangelico. 

Il primo è quello della folla che, scesa la notte in quel luogo deserto, resta con Gesù, attratta da qualcosa che solo lui sa comunicare (Mt 15,30-31). La bontà del Signore si estende ad ogni uomo piagato nel corpo e nell'anima. 

Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno rende disponibili (Mt 15,34). Poco, ma era la sua cena, una goccia nel mare, ma che darà senso alla sua vita.

Il terzo miracolo: il poco pane e i pochi pesci bastano per tutti, perché condivisi (Mt 15,36). Secondo una misteriosa regola divina, quello che si spartisce si moltiplica. Quando il pane mio diventa di tutti, anziché diminuire, cresce oltre misura (cfr. Mt 15,37a). Il miracolo è che Dio ferma la fame del mondo con le nostre mani quando impariamo a donare e a condividere. L'ultimo miracolo è significativo: “raccolsero gli avanzi in dodici ceste” (cfr. Mt 15,37b), una per ogni tribù di Israele, una per ogni mese dell’anno. Ogni giorno, il Signore spezza per noi il pane. Grande miracolo. Hanno grande valore anche le briciole. Il poco che sei e che hai è molto prezioso per l'umanità. Ricordatelo sempre. Che il Signore converta il nostro cuore in un cuore generoso, che ha compassione. Radiosa giornata.

4 - Buongiorno; Mt 7, 21.24-27. In questo brano, c'è un'evidenza: l'opposizione tra il "dire" (Mt 7,21) e "l'ascoltare" mettendo in pratica (Mt 7,24) dimostra che l'azione consiste nel compiere la volontà del Padre, nel seguire la sua legge. In questo racconto, si nota che la gente pendeva dalle labbra di Gesù. Aveva capito che per entrare nel suo sogno, - il regno dei cieli -, non servivano né le lunghe preghiere, né i rituali dei Farisei. Era decisivo fare la volontà del Padre. Gesù era triste, quand’erano i Farisei ad evocare la volontà di Dio. Si respirava fiducia quando la presentava Gesù. La volontà del Padre è che ogni uomo cresca a immagine di Dio e sia pronto ad amare. Quanta gente straordinaria è stata lasciata fuori da tale Regno? Il Vangelo non chiede cose eclatanti, ma “amore gli uni per gli altri”. Più dei risultati, conta quanto amore è posto in ciò che si fa. L’amore di Dio cerca in ognuno qualcosa in cui specchiarsi. Nella parabola delle due case, - edificate su roccia o su sabbia -, la differenza tra quella che rimane salda e quella che va in rovina è tutta in un verbo: “mettere in pratica”. La differenza non sta in belle liturgie, né in grandi discorsi, ma nel «fare» la sua parola (cfr. Mt 7,21). Radiosa giornata.

5 - Buongiorno a tutti; Mt 9, 27-31. Due ciechi seguono Gesù. Diventeranno suoi discepoli. Ma come possono seguirlo se sono ciechi? Sono in grado perché Gesù attrae più di una calamita. Decidere di seguire Gesù è già un inizio di guarigione perché chi diventa suo discepolo, Egli gli affida la vita con le sue ferite (cfr. Mt 7,27). Se si potesse stare con Lui solo quando si è perfetti, non ci sarebbe spazio per nessuno. Gesù, invece, si prende cura di ogni cecità e meschinità. Risana tutto. La cecità dello spirito racconta la storia di una persona non ancora venuta alla luce; la sua Fede è in fase di crescita. Per l’evangelista Matteo, a differenza di Marco e di Luca, i ciechi sono due ( Mt 7,27; cfr. Mc 8,22-26; Lc 18,35-43). Perché due? Il secondo cieco è il lettore che si identifica con il non-vedente. Il miracolo avviene tra le mura domestiche. Gesù accoglie i ciechi in casa, simbolo della Chiesa. La Fede, dunque, fiorisce nella comunità. Talvolta si vorrebbe che Gesù guarisse senza contropartite. Ma per Gesù il primo passo per la luce è la conversione del cuore (Mt 7,28b). E il miracolo fisico si avvera (Mt  7,29-30). Guariti, i ciechi diventano missionari-annunciatori di quello che il Signore ha compiuto per loro nella sua misericordia (Mt 7,31). Il cammino del discepolato è questo: andare a Gesù, riconoscersi indegno, accettare la guarigione come dono e rendere grazie diventando annunciatore della Buona Novella. Buon cammino e Buona giornata.

6 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 9, 35-10, 1.6-8. Gesù annuncia il Vangelo attraverso la parola e le guarigioni (Mt 9,35). La compassione verso la folla lo porta a regalare fiducia ai suoi discepoli pur in una stagione non gradevole. Secondo il suo pensiero, c’è tanto da raccogliere anche in un momento difficile (cfr. Mt 9,37). La vita non è mai sterile né l’aria del tutto irrespirabile. Anzi, la fatica e la prova rendono conto della vita più significativa. Dio rema con noi nella stessa direzione. Se stessimo ad ascoltare certi profeti di sventura vestiti da custodi del sacro, il presente sarebbe un periodo di fitta nebbia. Ma oltre, c’è il sole. Essi ci direbbero oggi che c’è tanto da fare, che c’è molto da lavorare e da sudare e che altri, più fortunati, potranno raccoglierne i frutti (cfr. Mt 9,38). Non è così per Gesù: egli vede il raccolto pronto, abbondante sempre (Mt 9,37). Guai a scordare che la messe è sua, che il seme lo mette lui e lo fa crescere. Dio ha fiducia nella bontà dell’uomo: è frutto delle sue mani. Ogni cuore è come una zolla di terra dentro la quale egli stesso ha seminato. Dio continua ad uscire di casa ogni giorno per spargere il seme a piene mani ovunque: sui rovi e sui sassi, sulle strade e sul buon terreno (Mt 13,4-8). È costante la fecondità di Dio. Negare la speranza è come negare la bontà del padrone. Il male dice la rabbia del maligno che vede vicina la sua fine. Buona e serena giornata.

7 -  Buongiorno e buona domenica. II Domenica di Avvento/A. Mt 3,1-12. Oggi, il Vangelo ci invita ad ascoltare la voce di Giovanni Battista: "preparate la via del Signore". L'unico messaggio a tutti: "convertitevi perché il regno di Dio è vicino". Come risposta a questo messaggio che arriva agli orecchi e al cuore della gente è la conversione e il battesimo, cioè la decisione di cominciare una vita nuova. Oggi questo Vangelo è per noi. Dobbiamo cambiare via, cambiare mentalità (metanoia). Il Signore si mostra duro verso i Farisei e i Sadducei perché non vede in loro la sincerità. Sono ipocriti, ma si avvicinano anche loro per ascoltare l'insegnamento di Giovanni Battista. Il richiamo di Giovanni Battista non è di riempire solo una formalità, ma di prendere una ferma decisione di cambiare vita. Il battesimo di Giovanni Battista è solo una tappa che deve concludersi con una più importante, quella di fare abitare in noi lo Spirito di Dio che ci coinvolge in un dinamismo di vita. Convertitevi. Buona e felice domenica.

8 - Buongiorno e buona festa a tutti. Oggi celebriamo la Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria; Lc 1, 26-38. Sono due le annunciazioni riportate nel Vangelo di Luca: quella dell'Angelo a Zaccaria nel Tempio (Lc 1,8-20) e quella che lo stesso Angelo ha recapitato a Maria di Nazaret (Lc 2,26-38). Dio sfiora pure noi con la sua luce e ci raggiunge nella vita quotidiana. Lo fa sia nei giorni di gioia, sia in quelli di lacrime, di fitta nebbia e di torrido sole. La prima parola che l’angelo Gabriele rivolge alla vergine Maria non è un “Buongiorno”, ma un “Rallegrati” (Lc 2,28a), cioè “sii felice”, "apriti alla gioia". Dio incontra l'uomo con una promessa di felicità. La sua seconda parola svela a Maria il motivo della gioia: “sei piena di grazia” (Lc 2,28). Questa espressione non era mai risuonata prima per lei. Inaudita, turba il suo silenzio. “Piena di grazia” può significare: "Dio si è innamorato di te". Maria, tu sei amata da sempre e per sempre, sei un capolavoro di Dio, la sua opera d’arte. Il popolo cristiano la chiama Immacolata, cioè la purissima perché Dio ha detto il suo "sì" a lei prima ancora che ella dicesse il proprio “si” a Dio. Oggi, Dio dice ad ogni discepolo: “sei pieno di grazia” se cerca di vivere in comunione con lui, pur nelle sue ombre e fragilità. La disponibilità al piano di Dio è l'apertura alla felicità (cfr. Lc 2,38a). Buona e gioiosa festa dell'Immacolata concezione.

9 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 18, 12-14. Il pastore conta e riconta. Gli manca una pecora. Quel pastore, che le conosce una per una, rischia il gregge per quella pecora ribelle (Mt 18,12). Dio non punta il dito contro i figli usciti dal suo sguardo, ma fa come l’amata del Cantico dei Cantici. La cerca finché non la trova: è un suo tesoro e non la vuol perdere. Non sarà la pecora a ritrovare il pastore, ma lui a salvarla. Poi, invece di spezzarle una zampa come si faceva "di lezione", la carica sulle spalle per alleggerirle il ritorno. Che gran cuore di pastore! Il pastore è felice per la pecora rientrata in gregge (Mt 18,13). Talvolta noi lo si perde di vista, lui mai. Conosce la nostra debolezza e mette in conto pure quella. Così fa anche con i peccatori recidivi. C’è un legame che si verifica tra i peccatori e Gesù, un cercarsi reciproco che scandalizza sempre gli Scribi e i Farisei. Dio pare una madre in ansia finché non ritrova il suo bambino. Prova una pena infinita quando ci perde, e tanta gioia quando ci ritrova. Guarisce lebbrosi, ciechi, muti e zoppi, non perché diventino perfetti, ancora meglio se accade, ma perché tornino ad essere persone felici. Però, se Dio non è un giudice inflessibile, non è neppure un bonaccione. Ha pagato salato la nostra salvezza. Possa vincere in noi l’amore di gratitudine a Dio perché siamo sempre amati e ricercati da Lui. Buona e felice giornata.

10 - Buongiorno a tutti; Mt 11, 28-30. Gesù rivela i misteri del regno rifiutati dai farisei ai piccoli, a coloro che li accolgono con cuore semplice (cfr. Mt 11,25). La legge evangelica non è gravosa (cfr. 1 Gv 5,3). È una liberazione. In Israele come in tutto il Medio oriente, il giogo era in uso nell’attività agraria. Serviva a bilanciare il peso sul collo dei buoi e ampliare le prestazioni. Anche la Legge data da Mosè aveva le connotazioni di un giogo: faceva delle regole fondamentali una sorta di argine salva-vita. Gesù ha un altro giogo: il giogo dell’amore e dell’umiltà. Come esso aiuta ad unire i buoi nella fatica, così l’amore lega il discepolo per sempre a lui. Quando arriva la tentazione, il discepolo non rimane solo. Sotto lo stesso giogo, c’è Gesù a condividere la prova. “Prendete il mio giogo”, dice Gesù, cioè prendete tutto il mio amore. imparate dal mio modo di vivere: umile, mite, senza arroganza, né violenza (Mt 11,29). Il discepolo ragiona con il cuore del Maestro mentre i presuntuosi corrono il rischio di restare funzionari delle regole e "analfabeti" del cuore. Dio non è un concetto, meno che meno una regola. Non è neppure un sapere: è il cuore forte e buono della vita. Gesù non sarà mai uno fra i tanti maestri in Israele. È il Maestro di una vita che porta in se stessa il gusto di Dio.  Stare con lui cambia tutto, anche il passo (cfr. Mt 11,30). Buona giornata

11 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 11, 11-15. Gesù fa' l’elogio di Giovanni Battista, il figlio di Elisabetta, figura chiave del suo tempo. Lo definisce il più grande uomo nato sulla terra (Mt 11,11a). Era come un ponte tra il primo e il nuovo testamento, una creatura temprata da digiuni, preghiere e silenzi, una figura decisa a sollecitare a tutti una vita di conversione. Nel battesimo al Giordano di Gesù gli arriva la luce: “ecco il mio Figlio, ascoltatelo” (cfr. Mt 3,17 e paralleli; Mt 17,5).  Ma nel buio della prigione nuovi dubbi lo inducono a chiedere a Gesù: “sei tu colui che deve venire?” (Mt 11,3). Ma non meravigli il fatto che il precursore del Messia abbia sofferto incertezze. Ogni amore vero viene provato con il fuoco per purificarsi. Gesù avverte. Chi “decide” di credere incontrerà resistenze da parte di chi si nutre di oscurità e semina zizzania. Ma la fedeltà a Dio lo renderà perla rara. Dio offre continuamente dei portavoce come il Battista, a volte quasi eccessivi, perché maturi in tutti la nostalgia del ritorno del Messia. La fede non è affare per gente mediocre. Richiede la forza di rimettersi in discussione. C’è bisogno di credenti motivati e di “Giovanni” che aprano la via. In una stagione di vociferanti, essi diventano delle vere stelle di orientamento dell’esistenza. Felice giornata.

12 - Buongiorno; Mt 11, 16-19. In questo brano, si tratta di Giovanni Battista e di Gesù. Giovanni Battista catturava l’attenzione delle folle e godeva di tanta stima. Ma le sue parole incisive non riuscivano a far breccia tra i potenti e i farisei. Così questi ultimi, dopo un primo momento di euforia, finivano per ridimensionare la novità della sua predicazione. Lo accusavano di essere una "testa calda" (cfr. Mt 11,18), trattamento che hanno usato anche con Gesù che definivano un mangione e un beone, amico dei peccatori (Mt 11,19a). Insomma, la conversione dura poco se ci limitiamo alle emozioni. Si corre il pericolo di essere come persone spente. Pure oggi, davanti a profeti come Giovanni Battista, il mondo vive come quei bambini che Gesù osserva giocare sulla piazza (cfr. Mt 11,17). Dopo un primo momento di esultanza, viene sgretolata la forza di predicazione del profeta trattandolo di essere squilibrato ed eccessivo. In quello che abbiamo ascoltato nel racconto evangelico, rischiamo di essere dei perpetui insoddisfatti: mai soddisfatti di noi stessi, della vita e di Dio. Ci lamentiamo di tutto e alla fine, non sappiamo nemmeno cosa vogliamo. Solo un cuore onesto è in grado di accogliere con fede la notizia inaudita di un Dio che si veste di fragilità e di carne umana per andarci incontro e liberarci dal male. Questa è la sapienza riconosciuta giusta per le opere che compie (cfr. Mt 11,19b). Buona giornata.

13 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Mt 17, 10-13. Oggi è la memoria di Santa Lucia, martire. La parola di Dio illumina i nostri passi. Dio è Dio. Non fa mai mancare al mondo la sua presenza attraverso i suoi profeti. Essi sono le stelle di orientamento e i fari nella notte per quanti viaggiano in mari burrascosi e per quelli che camminano nelle tenebre. Talvolta per comunicare con noi, Dio si serve delle sgridate di un genitore, di un incontro imprevisto, perfino di una ferita che tarda a richiudersi. I profeti interpellano i singoli, ma arrivano pure alle nazioni. Sollecitano cambi di marcia. Elia, vissuto nel IX secolo prima di Cristo, profeta del culto del vero Dio contro i falsi profeti di Baal, invita il popolo a fare ritorno all’unico Signore. Il Battista gli assomiglia per aspetti del carattere e della missione. La sua vita sarà segnata, come quella di Elia, da fallimenti e incomprensioni. Non è stato né capito né accettato (Mt 17,12). Pure il mondo di oggi non ama i profeti. Tende a bastare a se stesso e a seguire comode vie di salvezza. Purtroppo. Essi non godono di molta popolarità perché alzano la voce, sono esigenti e non accettano compromessi. Ma sono dono di Dio che, grazie a loro, offre opportunità di conversione. Chi accoglie i loro richiami vede prima di altri la luce dell’Oltre. Buon onomastico a chi porta il nome di Lucia. Buona e serena giornata.

14 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Arriviamo oggi alla terza domenica di avvento, detta, domenica della gioia (laetare). Il motivo della nostra gioia è la vicinanza del Signore (cfr. Gc 5,8). Nella prima lettura, il profeta Isaia annunzia la liberazione del popolo di Israele grazie all'intervento di Dio. Risanato, rinvigorito, incoraggiato, liberato dalla schiavitù, ritornerà nella sua terra inondato di gioia (Is 35, 1-6.8.10). Questa gioia si verifica con la figura del Messia in mezzo al suo popolo (cfr. la prima parte del Vangelo): i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano e ai poveri è annunciata la Buona Novella (Mt 11,5). Come lo possiamo notare, il regno di Dio che Gesù viene ad annunciare al mondo è presente già nella storia con una forza liberatrice. Nella seconda parte, Gesù esalta la figura di Giovanni Battista con parole di ammirazione. Egli è più di un profeta, dice Gesù (Mt 11,9), il messaggero che prepara la via del Signore (Mt 11,10). Se Giovanni Battista è così grande e importante nell'indicare Gesù e nel parlare bene di Lui, abbiamo ascoltato la sua voce? Ecco il momento favorevole per ascoltare ancora il suo invito e per camminare decisamente verso il Santo Natale (cfr. Rm 13,11). Rallegriamoci perché "il Signore è vicino" (Fil. 4,5b). Buona domenica.

15 -Buongiorno e buon inizio di settimana; Mt 21, 23-27. Gesù ha parlato, insegnato e operato miracoli. In questo racconto evangelico i capi religiosi di Israele non sopportano che Gesù, un principiante e uno sconosciuto, rubi loro il mestiere oltre che l’ascendente sul popolo. Gesù è accusato di non avere il diritto di agire. Non ha titoli secondo loro. Non è un Dottore della Legge. Non ha studiato nelle scuole rabbiniche. Non ha una abilitazione, né credenziali (cfr. Mt 21,23). Gesù si appella al Battista (cfr. Mt 31,24-25a), pur consapevole che egli, ritenuto un grande profeta dalla folla, era stato incarcerato e fatto decapitare da Erode. Anche Giovanni era una voce fuori dal coro che bacchettava tutti quanti che, pur parlando bene di Dio, ne infangavano il nome con una vita poco esemplare. I Farisei volevano privatizzare l’opera di Dio e gestirla essi stessi erigendo palizzate che impedissero ai non addetti l’accesso al “mistero”. In realtà lo Spirito Santo soffia dove vuole servendosi anche di persone ritenute lontane. Non sempre la Fede coincide con la “religione”. Se non si trasforma in fuoco e non accende la vita, la religione è piatta e lascia solo indifferenti. Oggi, non si è così diversi, né si è perduto l’intuito. Laddove si incontra coincidenza tra il "dire" e il "fare", ci si mette in moto e ci si lascia interpellare. Questo è il vero cammino di vita e di conversione da fare. Buona e felice giornata.

16 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 21, 28-32. Abbiamo in questo brano una parabola pedagogica. Si tratta di obbedienza a un ordine del padre. Un uomo aveva due figli (Mt 21,28a). Sono diversi uno dall’altro, ma sono figli. Su di loro egli aveva dei sogni e tante legittime aspettative. Arriva il giorno della verifica. Il padre chiede aiuto nella sua vigna. Il primo figlio segue l’istinto che lo porta a prendere le distanze. L’altro figlio fa promesse e poi non le mantiene (cfr. Mt 21,28b-30). È ancora immaturo e non ha imparato la coerenza tra il "dire" e il "fare". Il primo figlio, che aveva risposto in modo scomposto e indelicato, si pente; cambia atteggiamento, torna indietro e si assume le responsabilità. Non sente più il padre come un padre-padrone, antagonista, che cerca solo lavoratori, ma come un genitore che vuol vivere in comunione con i propri figli (Mt 21,29b). La conclusione è chiara: Dio non ama chi indossa l’abito del devoto in chiesa e lo depone appena varca la porta della sua casa. Dio non vuole affatto maschere. L’ipocrisia è una malattia che non sopporta. Dei due figli, Dio predilige il figlio svogliato che poi si pente al perfettino che dice sì, ma poi scompare. Il regno, il sogno di Dio, esige piena collaborazione. Dio ama parole incarnate, concrete. Solo la coerenza rende la fede autentica e matura. Il vero discepolo è colui che vivifica la sua fede con l'adesione alla volontà di Dio. Buona e radiosa giornata.

17 - Buongiorno a tutti; Mt 1,1-17. Un lungo elenco di personaggi all'inizio del Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo introduce ai giorni del Santo Natale del Signore. Sembra una lista arida all'apparenza, ma ogni nome è un anello di una catena di grazia. Capire questo è entrare nel cuore della storia della salvezza. Non importa se la genealogia di Matteo si discosta da quella parallela di Luca. L'intento non è la precisione anagrafica, ma quello che conta è il messaggio sotteso. Matteo vuole comunicare che Gesù è il punto di convergenza di un percorso iniziato con Abramo, il primo chiamato e il padre della fede nel Dio unico. Questo è fondamentale. Vi sono persone note ed altre meno: la storia della salvezza si realizza mediante attori protagonisti e comparse, tutte tesserine preziose nella realizzazione del mosaico. È una storia segnata da uomini e donne, santi e peccatori, eroi e miserabili, luminosi e ambigui personaggi. È la fotografia della nostra condizione umana che Dio usa per farne una storia di vita e di salvezza. Gli evangelisti non fanno come le dinastie reali che evidenziano gli esponenti di rilievo e nascondono altri. Gesù proviene dalla nostra piccola e fragile umanità, capace di vette e di abissi, di slanci e di grettezze, pienamente uomo e pienamente Dio. In questo risiede il vero mistero divino. Gesù è figlio di Dio, inserito in una genealogia. È figlio di Davide per mezzo del quale risale ad Abramo. Ognuno di noi è parte della genealogia di Gesù e, grazie a Lui, la storia umana, spesso corrotta, diventa storia sacra. Dio è meraviglioso. Qui, tutto è detto. Buona e radiosa giornata a tutti.

18 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 1, 18-24. Nel Vangelo di Luca l'annuncio dell’angelo è por­tato a Maria (Lc 1,26-38). In quello di Matteo a Giuseppe (Mt  1,20-21.24). Come Maria, Giuseppe ha dato anche lui il suo consenso di fede alle parole dell'angelo e ha legato la sua vita a quella di Gesù. Se si accostano i due testi segnalati sopra, si nota un vero completamento. L’annuncio è fatto dunque alla coppia, al Giusto e alla Vergine. Dio è all’opera dentro ogni coppia. Senza il loro coraggio, neanche Dio avrebbe figli sulla terra. Giuseppe ama Maria e, pur ricambiato, pensa di lasciarla, non per sospetto, ma per rispetto. Maria è la donna dei suoi sogni, il suo amore, ma avverte che per lei è pronto un progetto più alto’. Maria e Giuseppe sono poveri di cose, ma non di amore. Il loro amore è come una musica casta che sale verso il cielo. Giuseppe, come succedeva ad Israele nel deserto, è messo alla pro­va per vedere che cosa a­veva nel proprio cuore. E nel cuo­re scopre di amare Maria anche senza volerla totalmente per sé. Tale sentimento sarà la radice della loro vita casta. Ogni amore vero passa dal possesso alla custodia. Amare è voce del verbo “mori­re” e significa dare, mai rubare. Grazie alla fede e al sacrificio di Giuseppe e di Maria, Dio avrà un Figlio di carne sulla terra, e l’umanità avrà un destino celeste. Si aprirà all'eternità. Buona giornata.

19 - Buongiorno a tutti; Lc 1, 5-25. In questo racconto, si parla della nascita di Giovanni Battista. Giovanni, il Battista, è l'anello di congiunzione fra l’antico e il nuovo Testamento, il ponte fra passato e futuro, tra la storia di Israele e il regno di Dio. L’angelo Gabriele si rivolge per primo a Zaccaria, un sacerdote del Tempio, che vive con pena la mancanza di figli. All’angelo che gli dice “avrai un figlio”, pone obiezioni e rimane muto (Mt 1,13). Dal racconto si deduce che Dio vuole la nostra fede basata sulla sua parola. Per aver mancato di fede, Zaccaria è privo di parola fino alla nascita di Giovanni Battista, realizzazione della parola dell'angelo (cfr. Mt 1,20). Il progetto di Dio non viene meno. Pur nell’età avanzata la moglie Elisabetta darà alla luce un bambino (cfr. Mt 1,13) e diventerà con Zaccaria canale di salvezza. Invece, Maria riceve l’angelo a casa, a Nazaret. Gabriele le parlerà non in un Tempio, ma tra le mura domestiche. Dio esce dal Tempio dove ha incontrato l’incredulità di Zaccaria. Abbandona la pomposità delle liturgie per incarnarsi nel quotidiano. A pochi giorni dal Natale, la nostra vita diventi il luogo di accoglienza di Dio, la sua culla. Come a Maria e a Zaccaria, Dio ci chiede una nuova collaborazione. C’è un salto di qualità perché Dio si rivela nel quotidiano. Sarò pronto ad accoglierlo se non vivrò chiuso nel mio “guscio”. Obbedienza e apertura alla volontà del Padre sono essenziali per ogni vera vocazione. Radiosa giornata.

20 - Buongiorno e buon fine di settimana; Lc 1, 26-38. In questo brano, l’angelo Gabriele porta l'annuncio a Maria che vive a Nazaret, un borgo alla periferia del mondo, con circa 200 abitanti e fuori dalle rotte militari e commerciali. È un borgo collocato a 150 km da Gerusalemme, un luogo mai citato nella Bibbia anche se, secondo alcuni studiosi, a Nazaret vivono i Nazirei, una parte dei discendenti di Davide. È gente fiera di appartenere alla "casata"  da cui, secondo le sacre Scritture, avrebbe dovuto provenire il Messia. Il racconto dell'incarnazione riempie di stupore e di poesia. Nel quotidiano dei giorni, Dio chiede ad un’adolescente di prestargli il suo corpo. In tal modo egli potrà rivestirsi di carne e lei diventare la porta del cielo. Tutto il mistero parte da lì. Sulla parola di Dio, Maria crede a un prodigio. Crede che lei, semplice, debole e fragile, diventerà madre di Dio. Maria diventa così ponte di grazia. Per incarnarsi, Dio non chiede la collaborazione ad una dea, né ad una potente nobile donna, ma ad una piccola ragazza di paese. È la logica di Dio che innalza gli umili (cfr. Lc 1,52). Maria parla col principe degli Angeli alla pari. Non ha timore, chiede informazioni, non vive sulle nuvole, sa bene cosa significhi affrontare il futuro (cfr. Lc 1,34). È una questione di responsabilità. La vocazione del cristiano è analoga a quella di Maria. Dio continua a dire: “fammi spazio nel tuo cuore”. Sii grembo di Dio, e cerca di generarlo al mondo. Buona giornata.

21 - Buongiorno a tutti e buona domenica; (Mt 1,18-24). Oggi è la IV Domenica di Avvento. Il brano evangelico di oggi è stato presentato a noi Giovedì scorso, il 18 dicembre, come testo di meditazione. Lo stesso testo ritorna ancora. Nel Vangelo di Luca l'annuncio è portato a Maria, ma in quello di Matteo che abbiamo sotto gli occhi oggi, l'annuncio è fatto a Giuseppe. Accettando lo sconvolgente intervento di Dio che irrompe nella sua vita, Giuseppe prende parte al disegno di salvezza che Dio sta operando (Mt 1,20-21). Giuseppe assumerà la paternità legale di Gesù (Mt 1,21b). La sua missione consiste ad introdurre Gesù nella stirpe di Davide, nella corrente viva della speranza e della promessa di Dio. Accostando i due Vangeli (Lc 1,26-38 e Mt 1,18-24), l'annuncio è fatto alla coppia, al Giusto Giuseppe e alla Vergine Maria. Dio è all’opera dentro ogni coppia. Cerca il loro "sì"  come  l'aveva fatto per Giuseppe e Maria. Giuseppe ama Maria, e pur ricambiato, pensa di lasciarla, non per sospetto, ma per rispetto (Mt 1,19). Maria è la donna dei suoi sogni, ma avverte che per lei è pronto un progetto altro (cfr. Mt 1,19). Ma l'obbedienza di Giuseppe, dopo un discernimento, disarma (Mt 1,24). Maria e Giuseppe sono poveri di cose, ma non di amore e di obbedienza. Il loro amore è come una musica casta che sale verso il cielo. Giuseppe, come succedeva ad Israele nel deserto, è messo alla prova per vedere che cosa aveva nel proprio cuore (cfr. Mt 1,18). Nel suo cuore, scopre di amare Maria anche senza volerla possedere. Tale sentimento sarà la radice segreta della loro vita di castità. Ogni amore vero passa dal possesso alla custodia. Grazie alla fede e al sacrificio di Giuseppe e di Maria, Dio avrà un Figlio di carne, e l’umanità avrà un destino celeste. Felice domenica a tutti.

22 - Buongiorno e buon inizio di settimana; Lc 1, 46-55. In questo brano troviamo il canto di gratitudine della Vergine Maria.  Questo canto stupendo può ospitare ogni cuore riconoscente. Il Magnificat è modellato sul cantico di Anna (cfr. 1 Sam 1.4-8). Riassume tutta la storia della salvezza. Maria disse: “l’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,46). Le prime parole di Maria in casa di Elisabetta sono un “cantico di lode”. Maria rende grazie a Dio per il suo bel progetto. "Magnificat" significa: “sei grande Dio”. Maria arricchisce il suo cantico mediante alcuni testi di salmi e di profeti ascoltati nella sinagoga di Nazaret. Fa i complimenti a Dio per come ha agito e agirà con lei, umile figlia di Israele chiamata a diventare la porta d'ingresso di Dio nell’umanità (cfr. Lc 1,48a.49). Maria loda il Signore anche se la sua vita sarà un mix di luci ed ombre, di amore e dolore, di perseveranza e lotta da Nazaret al sepolcro di Gesù. Donna dell’ascolto, Maria si è fidata di Dio e gli ha fatto spazio nel proprio cuore, prima ancora che lo sia nel corpo.  Maria ha proclamato: “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 52-53). Maria prega infine con Elisabetta e la casa di Zaccaria si trasforma in santuario. Due donne, in un mondo maschilista, ringraziano Dio in attesa di essere madri. Come proposito, riprendiamo a pregare insieme in famiglia con Maria ed Elisabetta, e a fare della nostra vita una benedizione. Così, tutto in noi e per noi profumerà di Cielo. Buona giornata.

23 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 1, 57-66. Questo brano evangelico racconta la nascita del figlio di Elisabetta che sarà il precursore del Messia, assumerà la funzione profetica di Elia di convertire i cuori e di prepararli ad accogliere il Signore. Zaccaria, il marito di Elisabetta, rimane muto perché lui, sacerdote del Tempio di Gerusalemme, inseguiva logiche umane e ha dubitato dell'azione di Dio (Lc 1,18.20). Elisabetta non lo accontenterà nelle richieste della tradizione che imponeva che il figlio portasse il nome del padre. Un tempo è finito. Ora è il tempo di ascoltare gli angeli e pazienza per quanti amano solo le usanze religiose (cfr. Lc 1,59-63a). Quanto poco c’è di Dio nelle presunte tradizioni di facciata! È tempo di convertirsi e di passare dal silenzio al canto, dalle abitudini consolidate alla novità e allo stupore della Fede. Tacciano quanti non fanno che criticare pastori e fedeli, e che tendono ad appiattire la fede alle loro logiche. Dio non si lascia ingabbiare né indirizzare da visioni anguste. È lui il vero regista della storia umana. La presunzione e l’orgoglio sono pessimi consiglieri. Ecco finalmente sciogliersi la lingua di Zaccaria. Riprende a parlare. È liberato grazie ad Elisabetta, che ha seguito in pieno le logiche celesti (cfr. Lc 1,60.64). Lasciamo che sia Dio a parlare, a dettare le regole, a prendere il sopravvento sulle paure. Nasce Dio, ma serve una mente libera per accoglierlo. Radiosa giornata.

24 - Buongiorno. Vigilia del Natale del Signore; Lc 1, 67-79. In questo passo del Vangelo, Zaccaria benedice Dio perché ha ascoltato la sua preghiera di diventare padre (Lc 1,68). In realtà, ha avuto un bambino, cui è affidata una missione speciale. È chiamato profeta dell'Altissimo e gli prepara la strada (Lc 1,76). A poche ore a Natale, una festa stravolta: è la festa commerciale della famiglia, delle relazioni e dei buoni sentimenti, ma il Protagonista, il bambino Gesù, viene escluso. Come Zaccaria, reso muto per la poca Fede, così dovrebbe succedere anche a noi se non ricordiamo la ragione della festa di Natale: Dio veste la carne di un bambino per essere il Dio-con-noi (Emanuele). Zaccaria, grazie al forzato silenzio, ha avuto tempo e modo di riflettere e, soprattutto, di ribaltare le sue convinzioni. Si piega alla volontà di Dio superando la logica negativa dell’orgoglio e di chi avrebbe voluto la supervisione su tutto. Ora è pronto a rinascere, a fare della sua vita una tessera del mosaico di Dio, ad uscire da una visione chiusa della fede fatta di sola ritualità. Guardiamo a Zaccaria che si era rassegnato ad una vita sterile e che ora invece si ritrova a benedire il Signore (cfr. Lc 1,68). Quando ci si apre alla Parola di Dio, si riacquista luce e voce, si diventa capaci di leggere i suoi prodigi e il cuore si decide per "un'altra" prospettiva. È capitato così a Zaccaria. Ritorniamo nell'alleanza di Dio e affidiamoci alla sua misericordia (cfr. Lc 1,72). In santità e giustizia, serviamo il Signore (cfr. Lc 1,75). Buona e felice giornata.

25 - Natale del Signore. Messa nella notte; Lc 2, 1-14. Stiamo festeggiando. Dio ha visitato il suo popolo e gli ha manifestato un segno, un bambino. Quando nasce Gesù bambino, l'umanità è salvata. Un bambino è nato per noi e ci è dato in dono (Lc 2,11). È un bambino avvolto in fasce, con i limiti di ogni neonato, tra vagiti, paure, bisogno di tenerezza e umane necessità (Lc 2,12). È faticoso riconoscerlo così come Dio. Natale rivela la piccolezza di Dio. È talmente “nessuno” da non trovare nemmeno un luogo dove nascere (Lc 2,7c). Natale ci rivela anche la povertà di Dio. Una stalla per animali sarà la reggia del Re dei Re (Lc 2,7b). In questo mondo, si fa a gomitate per salire e comandare. Lui, invece, va in direzione opposta. Preferisce scendere e stare tra gli ultimi. Ecco perché comincia dai pastori, capaci di leggere un cielo stellato. Sanno accorgersi pure del loro Creatore. “Non temete”, diranno loro gli angeli (cfr. Lc 2,10). Dio non può fare paura. Se lo facesse, non sarebbe più il Dio che cerchiamo. Lui bussa alla porta di ogni vita disarmato, specie ai pastori. È un Dio-bambino, non un tirano, che si fa “carne” e viene a riconsacrare il corpo, a ridargli dignità. Così ognuno è “casa” di Dio e ogni violenza fatta al prossimo è violenza fatta a Dio. A Betlemme non c'era posto per loro. Eppure, il mondo appartiene a Dio. Gesù nascerà fuori dalle mura ed entrerà nel mondo dal punto più basso, in fila tra gli esclusi. Con Lui, rinasciamo. Rinasci Chiesa, più pulita, più umile, più madre. Rinasci cristiano, credibile oltre che credente. Rinasci anche tu politica, più vicina e meno litigiosa. Vinca l’Amore di Gesù bambino, vinca la Pace di Dio senza armi. E quando sarà, canteremo insieme, cielo e terra, "gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che Egli ama" (Lc 2,14). Buon onomastico agli Emanuele ed Emanuela. Auguri di Buon e Santo Natale a tutti.

Oggi, celebriamo la Natività di Gesù Cristo, Figlio di Dio. "Il Verbo si fece carne" (Gv 1,14a) è il contenuto di Natale. Dio ha deciso di piantare la sua tenda in mezzo noi. È ormai il Dio-con-noi, l'Emanuele. L'evangelista Giovanni, nel suo Prologo afferma in tanti modi che Dio Creatore parla ancora oggi al nostro mondo attraverso il suo Figlio unigenito, fonte della vita e della luce. Gesù Cristo è vero uomo. Ci ha raggiunto sulla terra. Abbiamo contemplato la sua gloria (Gv 1,14b). "Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in funzione di Lui" (Col. 1,16). In Lui, tutte le cose trovano il loro fondamento (cfr. Eb. 1,2-3). È stato annunciato dai profeti e in Lui si realizza tutta la speranza di Israele. E quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò suo figlio, nato da donna, la Vergine Maria (cfr. Gal. 4,4). Ringraziamo la Vergine Maria per la sua disponibilità e per la sua risposta alla chiamata di Dio, per aver accolto la Parola e creduto che può vivere sempre di questa Parola. Ringraziamo anche San Giuseppe che, senza aver pronunciato una sola parola e nel suo discernimento, si è lasciato guidare da Dio e ha obbedito alla parola dell'angelo del Signore. Beati quelli che vedono lontano con gli occhi orientati verso la felicità senza fine e che non vivono mai per loro stessi. Tantissimi auguri di buon Natale.

26 - Buongiorno. Oggi è la festa di santo Stefano, martire; Mt 10, 17-22. Stefano è il primo martire di Cristo e uno dei sette discepoli scelti dagli apostoli per il servizio dellacomunità (cfr. Att. 6,1-7). All’indomani del Natale di Gesù, la Chiesa fa memoria del suo primo martire, Santo Stefano, per ricordare che credere coinvolge l’intera esistenza. Nell’anno 36 dopo Cristo, Stefano fu accusato di bestemmia dal Sinedrio e fu condannato alla lapidazione (cfr. Att. 6,12.7,54). Uno dei suoi inquisitori era Saulo di Tarso (cfr. Att. 7,57-58). È bella la Chiesa quando va dritta per la propria strada e quando tiene lo sguardo fisso sul suo Signore. Quando non lo fa, combina soltanto guai. È anche grande quando richiama alla verità del Mistero e invita a non lasciarsi prendere dalle luci di contorno. La festa di santo Stefano richiama alla Chiesa il valore della fede e l'impegno della testimonianza attraverso il dono della vita e la predicazione. Stefano non si è piegato alle logiche del mondo, né ha voluto rinnegare il proprio Signore. Ha seguito Gesù crocifisso fino alla fine. Dio si è fatto uomo a Betlemme, ma l’umanità lo ha accolto solo a parole. La sua Luce illumina le tenebre, ma le tenebre sono insofferenti alla Luce di Gesù (cfr. Gv 1,5). In una giornata nuvolosa non si vedono le ombre. C’è bisogno del sole per notarle. Allo stesso modo avviene con la Fede. Quanti santi “Stefano” nel mondo che non vogliamo vedere né sentire? Va bene emozionarsi davanti al bambino Gesù, ma quel piccolo è già un "segno di contraddizione" (Lc 2,34). Santo Stefano ricorda che il Natale, infarcito di cose inutili, gronda anche di sangue. Il nostro mondo ha necessità di cambiare di marcia. Non possiamo continuare a vivere così. Senza Dio e i principi di giustizia, siamo condannati a morire anche se sembriamo essere in piedi. Buon onomastico agli Stefano e Stefania. Felice giornata.

27 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la festa di San Giovanni evangelista; Gv 20, 2-8. Giovanni è l’apostolo che più di ogni altro discepolo di Gesù ha volato in alto. È rappresentato dal simbolo dell'aquila. Ha puntato dritto verso il sole come sanno fare soltanto le aquile. Sintetizza la nascita di Gesù con queste parole: “ Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Quel Verbo è Dio in carne ed ossa. Nel Crocifisso e nel Risorto, poi, Giovanni leggerà pure il mistero del piccolo Gesù che, fin dalle privazioni delle prime ore di vita si rivela Salvatore. I due misteri si richiamano l'un l'altro. “L'altro discepolo”, quello che Gesù amava, corse più veloce (Gv 20,4). Giovanni arriva prima di Pietro a “capire” la risurrezione di Gesù, e a “credere” in essa. Egli utilizza l'intelligenza del cuore, come afferma un antico detto medievale: “mentre i sapienti camminano e i giusti corrono, solo gli innamorati volano”. Chi ama capisce non solo più a fondo, ma pure prima. “Vide i teli posati là” (Gv 20,5). Giovanni vide e credette. Pure di Pietro si dice che vide ma non che credette.

Giovanni crede perché i segni sono eloquenti per il suo cuore (Gv 20,8). Il cuore precede sempre la mente. Anzi, i segni sono più che sufficienti per capire. Il discepolo amato ha un cuore pronto a bruciare la distanza tra Gerusalemme e i sepolcri, tra i segni e il loro significato. Beato il cuore che “vede” e che crede in Gesù. Buon onomastico a Giovanni e Giovanna. Buona e radiosa giornata.

28 - Buongiorno e buona domenica. Nella tenera età, Gesù ha conosciuto disagi. La fuga davanti al Faraone, l'esilio in Egitto, la sofferenza e la precarietà. Gesù fa paura e fa ombra a Erode che cerca di ucciderlo (cfr. Mt 2,13b-14). Da quella intenzione cattiva e malvagia, la sua furia si scatena sui bambini innocenti (cfr. Mt 2.13b). Il mondo non impara mai dalla storia. Esistono tuttora tiranni che violentano i bambini ed altri che li soffocano prima di nascere. Eppure, proteggendo i bambini, il mondo può respirare e sperare in un futuro migliore. Il nostro pensiero in questo momento è una preghiera. Che il Santo Natale riporti questa festa alla sua natura originaria, cioè a una lotta fra luce e tenebre, fra chi accoglie e chi respinge Dio. Oggi, celebriamo la Sacra famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La sapienza ci invita a onorare il padre e la madre. "Chi onora il padre espia i suoi peccati ... e la sua preghiera quotidiana è esaudita (Sir 3,3). "Chi onora sua madre accumula tesori" (Sir 3,4). "Soccorri tuo padre nella vecchiaia" (Sir 3,12). L'opera buona verso il proprio padre rinnoverà la tua casa (cfr. Sir 3,14b). Un certo comportamento crea armonia ed equilibrio in famiglia: tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, sopportarsi a vicenda e perdonarsi (Col. 3,12-13). Che il Signore santifichi e benedica le nostre famiglie. Buona festa a tutti. Felice domenica.

29 - Buongiorno; Lc 2, 22-35. Oggi, il Vangelo riporta la presentazione di Gesù al Tempio secondo l'usanza del popolo d'Israele (Lc 2,22-24). È l'offerta dei genitori di Lui a Dio. Tutto è dono di Dio e tutto dev'essere offerto a Dio. Così anche tutta la nostra vita. Nel tempio, c'è un anziano, Simeone, in attesa della consolazione d'Israele (Lc 2,25). All’apparenza Simeone è un personaggio marginale e ben pochi lo conoscono. Non è un sacerdote del Tempio, ma un fedele-laico. La sua vita può ispirare la spiritualità laicale (cfr. Lc 2,25). Frequenta quotidianamente il Tempio di Gerusalemme, ma è stanco dalla vecchiaia. Ne ha visto di tutti i colori nel corso della vita. Ha visto anche la ricostruzione del Tempio, diventato anno dopo anno una meraviglia. Ha visto pure riprendere il culto e ripopolarsi i suoi cortili. Ma c’è come un velo nella sua storia, una rassegnazione e un disincanto dei sentimenti che possono colpire talvolta le persone anche più sperimentate. Mosso dallo Spirito va al Tempio quel giorno e vede arrivare due giovani con un neonato da circoncidere (Lc 2,27). Molti li guardano, ma solo Simeone “vede” e capisce tutto. Prende fra le sue braccia quel neonato ed eleva un cantico a Dio, il "Nunc dimittis" (Lc 2,28). È come avere in mano l’eucaristia. Pochi attimi illuminano ottant'anni di vita di Simeone. Dio conceda a tutti di avere quell’attimo che cambia tutta la loro esistenza. Il canto di Simeone sembra di abbandono e di riconoscenza (Lc 2,29-32). Frequentare spesso la casa di Dio non è una attività da "falliti" come tanti lo considerano oggi. Affina piuttosto lo sguardo della Fede e permette di vedere oltre lo scontato, il mistero di Dio. Beati quelli che non si lasciano influenzare dai discorsi mondani, disconnessi dalla vera realtà, dal vero collegamento che è di frequentare la casa di Dio e collegarsi con Lui nella preghiera. Le persone ispirate da Dio parlano a suo nome (2,34-35). Ci auguriamo di fare una bella scelta nella vita. Felice giornata.

30 - Buongiorno per tutto il giorno. Dio viene incontro al suo popolo nel suo Tempio santo. Ieri era l'incontro con il vecchio Simeone (Lc 2,25-28) che ha espresso, al tramonto della sua vita, la sua riconoscenza a Dio per aver visto con i suoi occhi la salvezza preparata da Lui davanti a tutti i popoli (Lc 2,29-32). Oggi, un'altra figura, la profetessa Anna, entra in scena (Lc 2,36-37). Anche lei riconosce in Gesù il Messia atteso e glorifica il Signore. Poi, diventa una vera discepola del bambino Gesù, diffondendo la Buona Notizia della sua presenza a tutti coloro che aspettavano la salvezza. La sua condotta la rende degna della sua età avanzata: "non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio giorno e notte con digiuni e preghiere" (Lc 2,37b). È una vita esemplare, vissuta nella fedeltà (Lc 2,36b-37a), consapevolezza e dedizione. Fedele al suo matrimonio, lodava Dio e parlava bene del bambino Gesù, rivelando la sua vera natura (cfr. Lc 2,38). La profetessa Anna è la figura, nel mondo odierno, delle persone semplici, umili, disprezzate come non avendo un titolo né un valore rilevante. A queste persone però e spesso, Dio rivela i segreti del suo regno, segreti che rimangono nascosti ai cosiddetti sapienti e intelligenti, orgogliosi e superbi (cfr. Mt 11,25). Vegliamo dunque in attesa della venuta del Signore. Buona e felice giornata.

31 - Buongiorno per tutto il giorno; Gv 1, 1-18. Il Prologo di San Giovanni apostolo afferma che Gesù Cristo, Figlio di Dio, esiste dall'eternità. È Creatore (Gv 1,3.10), fonte di vita, di luce e dell'amore (cfr. Gv 1,4). Si è incarnato nel mondo. (Gv 1,14). È veramente vero Dio è vero uomo (cfr. Concilio di Calcedonia). In principio era il Verbo, cioè l’Amore, il punto cardine della vita e della storia. Dio è il baricentro. In Lui, hanno inizio l’umanità e le cose. E il Verbo - cioè la sua Parola - continua a creare. La nostra stessa parola crea amicizia e pace, ma pure calunnie, liti e morte. Ma Dio, Parola eterna, ha trovato casa in noi. Si è incarnato, e non per finta: veste la carne umana, impara lingue e culture, pianta la sua tenda in ogni dove. Va a bussare alla porta di tutti. C’è chi sceglie di turarsi gli orecchi. C’è chi dice: meglio un Dio fra le nuvole, incomprensibile e da riverire. C’è poco da celebrare a Natale, ma molto da cambiare, da convertire. Natale è piuttosto un dramma. Dio arriva, ma l'uomo è altrove e guarda in un'altra direzione. Comunica con noi, ma non lo si ascolta (Gv 1,11). Natale potrebbe essere visto come un fallimento, non di Dio perché “la Luce splende nelle tenebre” (Gv 1, 5), ma di chi si ostina a preferire il buio alla Luce. Dio insiste. E a chi lo accoglie, dona la dignità di figlio (Gv 1,12). Non importa essere famoso. Basta essere suoi Figli. Dio chiede interlocutori pronti ad accoglierlo e a trasformare la sua Parola in cibo nutriente da condividere con tutti. Buona giornata.

 

 

 

 

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