SETTEMBRE
1 - Buongiorno, buon inizio di settimana e buon inizio del mese; Lc 4, 16-30. In questo racconto, Gesù si presenta come il Salvatore e il centro della storia della salvezza. Applica su di sé la profezia messianica sulla liberazione dei poveri e sul dono della grazia. Entra nella sinagoga, legge il rotolo del profeta Isaia (Lc 4,16-17) e annuncia che la “profezia” che lo riguarda si è attuata (Lc 4,21). Si presenta come il vero e definitivo inviato di Dio. Dichiarando l'oggi della redenzione, la parola di Gesù diviene un giudizio di condanna e apre la prospettiva di salvezza fuori dai confini d'Israele. Ma la reazione è feroce e rabbiosa. Perché? Tutti conoscevano quel rotolo, ogni sabato, a turno, si leggevano gli stessi passi. Ad alcuni esperti non sfugge, però, che Gesù tronca la frase di Isaia a metà. Il testo si concludeva così: "e mi ha mandato a predicare un giorno di vendetta per il nostro Dio" (Is 61,2). Gesù lo salta, si ferma all'anno di grazia. Nessuna vendetta, nessun riscatto spettacolare contro gli oppressori politici. Nessun richiamo al nazionalismo ebraico sempre emergente. Invece, emergono perdono e conversione. Ecco le due cifre dell'annuncio. Il testo viene arrotolato. Gesù si è permesso di correggere la Parola della Legge. Troppo! Chi si crede questo falegname? Gesù interagisce con i Rabbini, cita la Scrittura, e spiega come sia difficile fare i profeti in casa propria, a Nazaret (Mc 6,4; Lc 4,24). Aggiunge che soltanto degli stranieri, come la vedova di Sarepta e Naaman il Siro, hanno riconosciuto profeti grandi come Elia ed Eliseo (Mc 4,25-27; cfr. 2Re 5,14-15; 1Re 17). E si scatena il putiferio (Lc 4,28-29). Dallo sconcerto all'offesa. Ma chi si crede quest’uomo di periferia? È dura, Gesù, oggi come ieri. E pure noi siamo tentati talvolta di ridimensionarti. Abbi pietà di noi, Signore. Buona giornata.
2 - Buongiorno; Lc 4, 31-37. Pare impossibile. L'indemoniato è uno che prega in sinagoga. Si veste come tutti, si comporta come tutti ed è un buon fedele all'apparenza. Fino a quando non entra Gesù, l’indemoniato si scatena e manifesta tutta la rabbia che porta in cuore: insulta Gesù. Ma sa che egli è il Santo di Dio (cfr Lc 4,34b). L’evangelista Luca descrive qualcosa di inquietante. È diabolica una fede che si limita a ripetere preghiere senza lasciarsi da esse raggiungere. Una fede datata, che non fa entrare Dio tra le pieghe del quotidiano, o che lo vede come avversario venuto a rovinare la vita pagana che si vorrebbe fare, è nulla (cfr. Lc 4,34a). La parola di Dio e la sua opera rappresentano la vittoria sul male a cominciare dal demonio, incarnazione del male. Non basta frequentare una chiesa per essere discepoli. Anzi, la prima conversione da fare è quella delle nostre comunità spesso appiattite. È reale il rischio di una fede vaga e fumosa. Ogni peccato è come richiamare e fare spazio al demonio. Gesù è venuto a liberare dal peccato, a guarire, sanare, convertire nel profondo. Egli intima al demonio di tacere e di uscire dalla persona di cui si è impadronito; e il demonio non può far altro che obbedire (cfr. Lc 4,35). Noi, non siamo indemoniati, ma il demonio non ci dà tregua. Ci custodisca la parola di Gesù che non è solo autorevole, ma efficace. Faccia vincere la sua Luce sulle nostre penombre. E davanti alle meraviglie di Dio, lasciamoci stupire (cfr. Lc 4,36). Felice giornata.
3 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 4, 38-44. In questo racconto evangelico s'intravede l'azione di soccorso fisico all'umanità sofferente e la predicazione della parola in nome di Dio. In chiaro, guarigioni, liberazione dai demoni, annunzio del vangelo sono il contenuto del ministero di Cristo e il segno che in Lui si realizza la figura e l'opera del Messia. Nel racconto, non è più la sinagoga il luogo dove si incontra Dio, ma la casa e la strada (cfr. Lc 4,38a.43). E dove Gesù sceglie di vivere - in casa di Pietro - lì avviene il primo miracolo. Infatti, la suocera di Pietro, a letto molto probabilmente per una febbre malarica, guarisce all’istante e si mette a servire (Lc 4,38b-39). Guariti nello spirito, ci si fa servi dei fratelli che premono alla porta. Sono le periferie del mondo i luoghi in cui si rivela la bontà e la tenerezza di Dio. La Chiesa è chiamata a farsi ponte d’incontro fra Dio e il mondo. Nessun’altra missione le compete, meno che meno quella del potere o dell’affare. Gesù, rubando tempo al sonno, si ritira in preghiera per trovare nuova energia (Lc 4,42a). Più si è travolti dalle cose, e più serve tempo per respirare Dio e vivere di lui. La preghiera prolungata porta Gesù ad una decisione: non resterà a Cafarnao dove la sua opera è ormai riconosciuta. Si rivolgerà ad altri villaggi (Lc 4,43). Guai a credere di avere Gesù in esclusiva (Lc 4,42b). Una sorta di tesoro da custodire gelosamente, come fosse privilegio di pochi. Egli vuole una Chiesa in uscita (cfr. Lc 4,44). Gesù va oltre a diffondere la Parola. E faranno similmente i discepoli di un Maestro che non ha dove posare il capo (Lc 9,58b). Buona giornata.
4 - Buongiorno a tutti; Lc 5, 1-11. I discepoli avevano un lavoro e la salute, una casa, una famiglia, la fede nel Dio di Abramo. Insomma, avevano tutto il necessario per vivere, eppure qualcosa gli mancava. Sapevano a memoria le rotte del lago, avevano imparato perfino a rincorrere i pesci, ma mancava loro il futuro. È Gesù a indicarlo a ciascuno di loro. Sentivano nel cuore il richiamo di una vita non banale, dal respiro più profondo. E Gesù offrirà loro un altro mondo possibile, un'altra navigazione. Saranno pescatori di uomini. Li tireranno fuori dal fondo del mare dove credevano di vivere e mostrerà loro di esser fatti per altro respiro e altra luce (cfr. Lc 5,10b). Gesù si rivolge a Simone e lo prega di scostarsi dalla riva del lago; glielo chiede per favore (Lc 5,3). Lui, il Signore, non si impone, ma bussa ad ogni porta. Lo invita a gettare le reti (Lc 5,4): Simone avrebbe preferito tornare a riva e riposare, ma qualcosa gli fa dire: mi fido, sulla tua parola getterò le reti (LC 5,5b). Pietro ci sta perché si sente amato. "Non temere", "tu sarai" (Lc 5,10b). Gesù vede oltre il grigiore quotidiano, oltre gli inverni. E le reti si riempiono. Simone è stordito: “allontanati, sono un peccatore” (Lc 5,8-9a). Gesù non nega la sua fragilità, ma non si lascia impressionare. Il Signore non chiama i perfetti a seguirlo, ma i peccatori. Per Pietro è un nuovo inizio. Gesù cambia la sua vita affidandogli una nuova missione. La conclusione del racconto è proprio lo scopo di Gesù: attirare i discepoli a Lui. L'evangelista Luca scrive infatti: "tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono" (Lc 5,11). Abbiamo assistito a tante meraviglie del Signore. Siamo sensibilizzati abbastanza per seguire Gesù? Buona e serena giornata.
5 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 5, 33-39. Dio è lo sposo (cfr. Lc 5,34). Uno sposo con una speciale energia interiore, pieno di entusiasmo, di voglia di comunione e condivisione verso la Chiesa, sua sposa. Sposo e sposa sono parole che, divise, non vivono; hanno bisogno l'una dell'altra: io ho bisogno di Dio, Dio ha ‘bisogno’ di me, ma Lui ha più sete di me. “Una carne sola”. Dio è l'altra parte dell'uomo, e l'uomo è l'altra parte di Dio. Veri partners. Dio come sposo è una definizione di Gesù di una profondità eccezionale. Ma poi vengono giorni in cui lo sposo è loro tolto, l'amore pare sospeso, l'uomo si fa Caino per l'uomo. Sono i giorni tenebrosi della prova, dell'afflizione, della passione e del silenzio (cfr. Lc 5,35). E non basta far memoria della luna di miele: la propria vita è in pericolo. Sono penosi i giorni senza l’amore dello Sposo. Senza la sua Luce, la vita dei calpestati e dei piccoli veste abiti da lutto. Serve la pazienza delle prime luci dell’aurora, la nascita di un’altra umanità. Perché il buio? Forse è stato versato il vino nuovo di Gesù in otri vecchi: le nostre crepe, e il vino del Vangelo è andato perduto (cfr. Lc 5,37-38). Se la Fede non è incontro con Dio lo Sposo, è inutile mettere dei tacconi, delle toppe, alle vecchie idee di Dio (cfr. Lc 5,36). Cambiamo abitudini, indossiamo l'abito nuziale e sarà per noi festa. Buona giornata.
6 - Buongiorno e buon fine di settimana; Lc 6, 1-5. Nell'interpretare la legge, bisogna cercare l'intenzione profonda della volontà di Dio. In Israele, si avvicinava il tempo della mietitura e i discepoli approfittano di un campo di grano che biondeggia per cogliere qualche spiga (Lc 6,1).Sfregando le spighe tra le mani, si può mettere insieme un pasto pur frugale. Ma è sabato, il giorno del riposo e della preghiera (cfr. Lc 6,2). Le leggi che ne regolano i ritmi sono meticolose e prevedono, tra l’altro, in quel giorno, che non si possa nemmeno provvedere per il mangiare. I Farisei, osservanti maniacali della Legge e della tradizione che le si è formata attorno, deducono che Gesù non faccia osservare il giorno di Dio. Per tale ragione non gli si può riconoscere l’autorità di maestro. Gesù ribatte con un esempio di inosservanza della Legge sabbatica traendola addirittura da Davide (Lc 6,3-4). I criticoni ci sono sempre stati, e continuano a fiorire pure in parrocchia, nei movimenti e tra i gruppi, arrogandosi il diritto di colpire, criticare e condannare. Apparentemente usano modi umili, ma si sentono investiti da una missione divina che li spinge a difendere la Fede ad ogni costo convinti che Dio li prediliga per tanta diligenza. È brutta la cecità degli occhi, ma è ben peggiore quella dello spirito. I puri di cuore ‘vedono’ Dio; i ciechi nell'anima negano anche l'evidenza per non abdicare al loro orgoglio. Sono veramente farisei. Il Figlio dell'uomo è al di sopra di tutto, anche di loro e del sabato. Dio è più grande della Legge (cfr. Lc 6,5). Gesù è il valore assoluto, la nuova legge, a cui fare riferimento. Felice giornata.
7 - Buongiorno e buona domenica; Lc 14, 25-33. Sono parole aspre, quasi stonate quelle parole pronunciate da Gesù. Eppure, se lette in profondità sono l’esaltazione dell’amore. Il cuore del brano di Luca non è una serie di “no” alle cose belle della vita. È un “sì” a Dio, sorgente dell’amore eterno. Gesù è la garanzia che i buoni sentimenti rimarranno vivi per sempre perché Lui è la chiave dell'arte di amare. Non ruba, semmai aggiunge eternità. Ma dove si gioca l’Amore? Non nelle coccole, ma sulle prove superate. “Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,27). Lì è l’amore. “Portare” la croce è ben più di “sopportare”. E croce non è solo metafora del dolore umano, ma il vertice della vita di Gesù: un Amore che non rubato, ma crocifisso e donato. Allora, non di sottrazione si tratta, ma di addizione. Gesù non sottrae l’amore umano; lo eleva ad un amore per sempre. È potenziamento dell'umano. Dice Gesù: Tu sai quanto è bello dare e ricevere amore, quanto contano gli affetti, ed io sono venuto a cementare l’amore umano. Ne è il sigillo, il Maestro nell’arte di amare. Gesù rende eterno tutto ciò che tocca; non ruba la gioia, ma aggiunge l'Amore. E dice che anche il dolore è amore. Felice domenica.
8 - Buongiorno a tutti. Oggi è la festa della Natività della Beata Vergine Maria; Mt 1, 1-16.18-23. In questo brano, ci è narrata la genealogia di Gesù Cristo, figlio di Dio, figlio di Davide, figlio di Giuseppe, sposo di Maria. Gesù nasce come vero uomo inserito in una genealogia. La storia della salvezza si conclude in Lui (cfr. Mt 1,21). Prima che andassero a vivere insieme (passava un anno tra celebrazione del matrimonio e vita in comune), Maria si trovò incinta, dice l’evangelista Matteo (cfr. Mt 1,18). Giuseppe sente frantumati i suoi progetti. Ma è un attimo. Non accusa Maria di adulterio, né vuol farla lapidare (cfr. Mt 1,19). Conflitto interiore non da poco: da un lato l’osservanza della Legge e l’obbligo di denuncia, dall’altro l’amore per Maria. E non appena vince l’amore, lo Spirito irrompe e agisce. Mentre considera queste cose, un angelo gli parla in sogno (cfr. Mt 1,20-21). E Giuseppe, pur ferito, ricorda che l’uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio. Grazie a un angelo, Dio gli dice: “non temere di prendere con te Maria” (Mt 1,20a). Il ‘non temere’ è la parola con cui Dio apre ogni dialogo con l’uomo e lo assicura. Maria, quanta fede nel credere che in quel bambino, cui stavi insegnando a camminare, si celasse il Creatore del mondo. Eppure hai cresciuto quel figlio che era mistero per chiunque. E hai creduto anche quando lui è partito per la sua missione, tagliando i ponti pure con te. E hai creduto anche quando le cose andavano male, fin sotto la croce. Sono state prove senza fine santa Madre di Dio che sei riuscita a portare nel tuo cuore. Maria, sei nata per una grande missione. Grazie di aver dato il tuo "Si" liberatore per te e per l'umanità. Auguri a tutti i genitori e ai figli e figlie di Maria. Forte unione di preghiera e con Maria, camminiamo nella fede. Buona e felice giornata.
9 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 6, 12-19. Com’è noto, l'evangelista Luca prende come riferimento principale il vangelo di Marco, ma solo lui precisa che la scelta fu preceduta da una notte di preghiera (cfr. Lc 6,12). Nel vangelo di Luca, infatti, di tanto in tanto Gesù si eclissa per dedicarsi alla preghiera, specialmente nei momenti cruciali della sua missione. Il Maestro prega tutta la notte prima di scegliere i Dodici, basi del "nuovo Israele", discepoli che proseguiranno la missione di Cristo. È un gruppo composto da gente cui non mancavano limiti evidenti (cfr. Lc 6,13-16). Qui sorge un dubbio. Come mai Gesù, che sapeva pregare e passa la notte in preghiera, sceglie quei Dodici? Non erano campioni, anzi un po’ scarsi. Insomma, è stata una preghiera che non pare abbia portato frutti rilevanti. Persone per niente colte, con abilità solo manuali ad un primo sguardo mondano. Gesù, in realtà, scegliendo quei Dodici, intende rivelare che la Chiesa è una comunità di donne e uomini fragili, ma tenuti insieme da lui stesso e sostenuti dal suo Spirito. Non ci siamo scelti, ma Gesù ci ha scelti e i nostri difetti non sono un limite insuperabile per la straordinaria opera di Dio. Bisogna imparare a pensare positivo, a far gioco di squadra, a credere tutti migliori di noi, convincersi che si vince e si perde insieme, e che c’è un senso pur nelle sconfitte. Ispirandosi da questo brano, è bene sapere che la preghiera è alla radice della vita cristiana, dell'esercizio di ogni ministero e della missione. In questo brano, si rileva anche che c'era una gran folla di discepoli e di gente proveniente dappertutto per ascoltare Gesù e farsi guarire da Lui (Lc 6,17-18). Con la Parola, Gesù forma, trasforma e guarisce. Signore, donaci la grazia di cercarti, di toccarti e di avere soprattutto uno stretto contatto con te per guarire interiormente e fisicamente (cfr. Lc, 6,19). Buona giornata.
10 - Buongiorno a tutti ; Lc 6, 17.20-26. Il Regno di Dio è per quelli che si affidano a Lui. Sono i "beati". Non è da Dio l’uso del termine “guai”. Ma quel guai non è una minaccia. È un avvertimento dire a qualcuno: "guai a te se metti le dita nella presa della corrente". È un atto d’amore. È quindi un avvertimento per evitare che qualcuno che non conosce i rischi legati all’alta tensione, possa andare incontro a spiacevoli incidenti. È proprio in questa prospettiva che vanno interpretati i “guai” di Gesù nel vangelo di Luca. Un testo diverso dall’evangelista Matteo che parla solo di "beati". Abbiamo dunque due interpretazioni delle beatitudini di Gesù (Lc 6,20b-22; Mt 5,3-11), due letture complementari che permettono di capire in modo più profondo il messaggio. Ecco le parole di Gesù: «Guai a voi ricchi… a voi che ora siete sazi… a voi che ora ridete… e quando tutti diranno bene di voi. Allo stesso modo agivano i loro padri con i falsi profeti» (Lc 6,24-26). Verrebbe da chiedersi: cosa c’è di male nell’essere ricchi, o nell’essere sazi, lieti e stimati? non c’è nulla di male di per sé. Ma - dice Gesù - vi si possono nascondere delle trappole mortali quando il benessere, i comodi, la ricerca del primo posto diventano degli idoli. Guai se tali obiettivi soffocano e uccidono il prossimo… Ciò che in sé non è un male finisce per calpestare e umiliare il “fratello” che mi vive accanto. La comunità cristiana è chiamata a vivere sotto il segno di Gesù e della sua croce. Deve dare una chiara testimonianza di non essere di questo mondo. Buona giornata.
11 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 6, 27-38. Gesù scende dal monte dopo aver parlato delle beatitudini, la carta costituzionale del Regno, il manuale di comportamento del discepolo, il libretto delle istruzioni per la felicità, le vette della vita cristiana. Ora Gesù invita a realizzare il percorso cristiano: Amare i nemici (Lc 6,35a), dare in prestito senza sperare nulla (Lc 6,35b), esercitare la misericordia (Lc 6,36), non giudicare, non condannare, perdonare (Lc 6,37) e dare (Lc 6,38). Questi sono contrassegni di un cristiano, cioè, ciò che lo distingue dagli altri. Gesù realizza il suo sogno di amare senza utile alcuno. “Amate i vostri nemici” subito, senza aspettare; anticipate, non accontentatevi del così fan tutti, ma cambiate il corso delle cose dal loro interno. La sapienza umana contesta Gesù: amare i nemici è non solo impossibile, ma assurdo; ma Gesù contesta la via del buonsenso e dice: amatevi, altrimenti vi distruggerete. Amate, soprattutto perché Dio fa così. È “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35). La notte non si sconfigge con altra tenebra. Gesù elimina il concetto stesso di nemico. Attorno a noi tutto dice: fuggi da “Caino”, allontanalo, rendilo innocuo. Poi viene Gesù e ci sorprende: “…pregate per coloro che vi trattano male” (Mt 5,44; Lc 6,28). Amore di una concretezza che mette i brividi quello di Gesù: amore è sporcarsi le mani, è condividere le cose. L’amore è sterile se non diventa un fare. Offri l'altra guancia (cfr. Mt 5,39; Lc 6,29), altrimenti a vincere sarà sempre il più violento, e crudele. Fa questo non per passività, ma prendi tu l'iniziativa, ricuci la relazione. La via alta è quella voluta da Gesù. Egli non convoca eroi nel suo Regno, né atleti da medaglia, ma se faremo così, saremo figli dell’Altissimo (cfr. Lc 6,35). Buona e felice giornata.
12 - Buongiorno per tutto il giorno ; Lc 6, 39-42. In questo brano, Gesù ci invita a non accusare mai nessuno, ma a purificarsi per primi. Spesso siamo dei maestri quando si tratta di correggere gli altri. Siamo dei giudici inflessibili quando sono in causa i difetti degli altri. Entriamo in merito del brano. Cosa accade se un cieco guida un altro cieco? Finiscono nel fosso entrambi, e rischiano di rompersi l’osso del collo, per ambizione o incoscienza (cfr. Lc 6,39). I cattivi maestri sono severi con gli altri, e benevoli con loro stessi; guardano la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorgono di avere una trave nel proprio (Lc 6,41). Serve lavorare innanzitutto sulle proprie travi (Lc 6,42b). Non è facile riconoscerle. Soltanto dopo si potrà aiutare gli altri, ma se accettati senza condizioni. Il giudizio va dato sul male, non su chi lo compie, perché chi fa il male ne è la prima vittima. Avrà piuttosto bisogno di essere illuminato e curato. Perché ti perdi a cercare i fuscelli, a guardare le ombre anziché la luce dell’occhio altrui? (cfr. Lc 6,41.42a). Non così fa Dio. L'occhio del Creatore “vide che l'uomo era cosa molto buona”. Dio vede l'uomo molto buono perché ha un cuore ripieno di luce. L'occhio cattivo emana solo penombre. L'occhio buono diffonde luce. Non cercare travi o pagliuzze. Posati come Dio sul bene di cui nessuno è privo. E’ nel nostro cuore che va fatta pulizia perché è al suo interno che si annidano superbia, egoismo e risentimento. Entriamo in noi stessi, facciamo una buona radiologia di noi stessi per potere cambiare e andare avanti con fiducia. Buona giornata.
13 - Buongiorno e buon fine settimana; Lc 6, 43-49. Non dà garanzie la Messa della domenica, né la preghiera del mattino e della sera. Si, sono basi di lancio di un rapporto con Dio fatto di coerenza, ma non bastano. Nella vita di ogni discepolo è piantato un albero la cui prima legge è la fecondità. Esso non produce frutti tossici, ma nutrienti e gustosi (cfr. Lc 6,43-44). È la stessa regola che ispira la vita morale, un'etica della fecondità creativa della Parola di Dio che guarisce e consola. Nel giudizio finale, il dramma non saranno le mani forse un po’ sporche, ma le mani vuote, senza frutti per sfamare gli altri altrui. Gli alberi da frutto raccontano come non si viva in funzione di se stessi, ma del prossimo. Sono i frutti, le opere concrete, che qualificano un vero discepolo di Cristo. Se l'albero della fede è carico di foglie, se non porta nessun frutto, è inutile. Se la fede resta sempre e solo alla superficie, se non incide, talvolta dolorosamente, nelle cose che facciamo e diciamo, è sterile. Costruiamo la casa sulla roccia (Gesù), e non sulla sabbia (cose che passano e non durano). Nella seconda parte del brano, occorre l'ascolto e la pratica. Ascoltare Dio e mettere in pratica le sue leggi (Lc 6,47-48). Altrimenti, la vita diventa fragile, precaria e senza fondamenta (cfr. Lc 6,49). Non accontentiamoci delle parole, delle intenzioni o di lunghe preghiere. Bisogna accompagnare tutto questo dal compimento della volontà di Dio (Lc 6,46). Felice giornata.
14 - Buongiorno a tutti, buona domenica e buona festa dell'Esaltazione della Croce; Gv 3, 13-17. La Tradizione dice che S.Elena, madre di Costantino, in un suo viaggio nei luoghi santi, abbia ritrovato la croce di Gesù sulla sommità del Calvario. Da qui la nascita della festa odierna. Tutto nasce dall'amore. “Dio ha tanto amato il mondo” (Gv 3,16). Parole da mandare a memoria, da incidere a fuoco sul cuore, da custodire come un ritornello ogni volta che sorgono dubbi. Ha tanto amato il mondo “...da dare” (v. 16). Amare non è emozione. Comporta sangue, generosità, una cosa illogica e dissennata. E Dio ha dato tutto di sé. Non ha mandato il Figlio per riprovare e punire il mondo, ma “perché il mondo sia salvato per mezzo di lui...” (v. 17b). Un mondo da salvare, non da condannare (cfr. Gv 3,17). Ogni volta che si temono dure condanne per i peccati che ci portiamo dietro siamo ‘pagani’, cioè non abbiamo capito niente della “potenza” della croce. Ogni volta, poi, che siamo noi a lanciare condanne contro gli altri, giudicandoli peggiori di noi, si torna ‘pagani’ e si scivola fuori dalla storia di Dio. Salvare vuol dire “custodire”. Nessun gesto d'amore andrà perduto per quanto piccolo e invisibile (cfr. Gv 3,16b). Davanti a lui niente è insignificante, nessun volto. Fidarsi dell'amore di Dio vuol dire fare, come lui, cose che meritano di non morire. Chi fa così ha già ora la vita eterna, la vita in pienezza, realizzata. Buona festa ancora della Croce e Felice domenica. Evviva la Croce.
15 - Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana. Oggi celebriamo la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata; Gv 19, 25-27. Dopo aver fatto memoria del ritrovamento della croce di Gesù e del suo amore unico e insuperabile, la Chiesa fa sosta accanto a Maria, la Madre. Gesù, inchiodato e morente, con le braccia spalancate in un abbraccio, dimentica se stesso e si preoccupa di chi è ai suoi piedi: la madre e l’amico. Il breve racconto di Giovanni si muove attorno ad una parola centrale, ripetuta cinque volte: “madre” (Gv 19,25-27). Punto cruciale non è il dolore, ma la maternità (Gv 19,27). La Madre estende la propria missione: da Gesù a Giovanni, e da Giovanni ad ogni discepolo: “...donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26b). Il dolore di agonia si trasforma in un dolore di parto (vv. 26-27). L’ultimo soffio di vita di Gesù morente si incrocia con il primo respiro di un nuovo ‘figlio’ che nasce (v. 26). Maria, che sta per perdere il Figlio, torna ad essere madre: “ecco tuo figlio!”. Tre parole che annodano ciascuno di noi a Maria, grazie all’amore di Gesù. Ed è già un inizio di Pasqua. La si avverte nella maternità di Maria che si eterna. Le parole di Gesù sono pure un appello a non fermarsi alle lacrime ed a sperare. “Ecco tuo figlio”, sono le parole di Gesù dette a Maria, ma pure a me, suo figlio. Lei, prima cellula della Chiesa, sarà madre di tutta la Chiesa e dell’umanità intera. Gesù ha stretto il vincolo di maternità e di figliolanza che ci associa alla sua condizioni di figlio della Vergine Maria. Che bello. Sia lodato Gesù Cristo. Buona giornata.
16 - Buongiorno. Con la risurrezione del figlio della vedova di Naim, Gesù dimostra la compassione e la potenza divina. Nel racconto evangelico odierno, Gesù si rivela il profeta della compassione, cammina con le persone sofferenti, va incontro a loro, si avvicina e piange con loro (cfr. Lc 7,13,14a). Fascia le ferite di quelli che hanno il cuore affranto. Nel nostro brano, abbiamo un caso drammatico. Gesù si commuove davanti al dolore di una madre. Davanti a un dolore, l'atteggiamento giusto è di avere compassione. Gesù si ferma, vuole guardare da vicino e condividere il dolore. La donna non dice nulla, non prega e non supplica. Porta in sé un dolore che Dio solo sa (cfr. Lc 7,13). E Dio risponde al pianto silenzioso di chi è colpito e chi si fida di Lui. Tre gesti di Gesù possono ispirare le nostre azioni quotidiane. Gesù vede, si ferma e tocca (Lc 7,13). Tocca il lebbroso, il cieco, la bara del figlio unico di Naim come oggi. Il toccare è una decisione che scaturisce dalla compassione. Nel brano dunque, Gesù si avvicina, tocca e parla. Questa parola è creatrice, rigeneratrice: "alzati" (Lc 7,14b). È lo stesso verbo della risurrezione. Gesù restituisce il ragazzo alla madre, all'abbraccio tenero, all'amore, agli affetti (cfr. Lc 7,15,b). Tutti, glorificando Dio, riconoscono in Gesù il grande profeta che permette a Dio di visitare il suo popolo (Lc 7,16). Rialzaci Signore. Di fronte alle difficoltà della vita, facci camminare con i nostri fratelli nella speranza. Buona giornata.
17 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 7, 31-35. Questo brano del Vangelo rispecchia la nostra situazione umana. Non siamo mai contenti (cfr. Lc 7,32). A differenza dei 'più poveri del mondo', spesso con il 'sorriso stampato' sulla faccia, molti che hanno di più, passano il loro tempo a lamentarsi. Come i bambini che litigano sul gioco da fare, così c’è chi ha una lista infinita di cose da passare a Dio perché impari a svolgere bene il proprio lavoro! I Giudei accusavano il Battista di esagerare nell'ascesi (aspetto di rinuncia- Lc 7,33) e Gesù di essere un festaiolo (con l'umana condiscendenza- Lc 7,34). Invece bisogna cogliere la profezia nell'uno e nell'altro comportamento. La sapienza di Dio si manifesta nei suoi due messaggeri (Giovanni Battista e Gesù). Simile atteggiamento avrebbero alcuni oggi nei confronti di Dio. Si è pronti a fare l'elenco della cose che non funzionano. Salvo, poi, a decidere che, se nella propria vita le cose funzionano, Dio è buono. Se, invece, emergono ostacoli, allora Dio è distratto oppure non esiste. Se la si smettesse di mettere noi stessi al centro di ogni situazione, tutto sarebbe più semplice. Il peccato impedisce alla verità di entrare nel cuore dell’uomo, di bussare alla sua mente, di orientare la sua volontà, di determinare la sua storia. Più si vive nel peccato e più si diventa duri di cuore, incapaci di accogliere anche un piccolo spiraglio di verità. Senza verità si è condannati alla cecità e alla falsità. Si può vivere così? Buona giornata.
18 - Buongiorno; Lc 7, 36-50. In questo brano, i rapporti fra Dio e l'uomo sono determinati dall'amore (Gesù ha condonato il debito a tutti e due (v.42); sono perdonati i tuoi peccati perché ha molto amato (v. 47). In questo brano, è una guerra aperta tra la Legge e quella donna, considerata da tutti la peccatrice (Lc 7,39). Invece per Gesù, è una persona ferita che versa lacrime di pentimento (Lc 7,38). Centro della scena diventano i piedi di Gesù (Lc 7,38a), l’ultima parte del corpo, la più vicina alla terra, la più impolverata e affaticata che merita tanta gratitudine. Il fariseo moralista pensa che serva sdebitarsi prima di tutto con Dio. Gesù, invece, legge il cuore in pianto di quella donna che si umilia davanti a tutti. Il fariseo vede il suo passato, Gesù ne vede il futuro. Egli invita ad uscire dai circoli di morte e a scegliere il futuro. Decisivo per Gesù non è essere giusti di fronte alla Legge. Le bilance di Dio non pesano i peccati, ma l’amore (Lc 7,47a-48). La scelta è tra non amare e amare. L’ultima parola è: “La tua fede ti ha salvata” (Lc 7,50). I Farisei sono sorpresi: Gesù parla di fede in una donna peccatrice. Come potrà lei - la prostituta - essere donna e maestra di fede? C’è chi crede che la fede abbia per oggetto il proprio rapporto con Dio. Ma così si finisce per mettere se stessi al primo posto. In realtà, il centro è ciò che Dio continua a fare per noi. Crediamo in un Dio ‘altro’, un Dio che ama il profumo più del dovere. E la Fede, più che un dovere, è amore che diffonde profumo. Felice giornata.
19 - Buongiorno; Lc 8, 1-3. Grazie a questi tre versetti di Luca, si viene a sapere che nel gruppo più stretto dei discepoli c'erano anche alcune donne che vivevano con Gesù come delle seguaci itineranti. Si conoscono anche i nomi di alcune di esse e i loro compiti: Maria Maddalena, Giovanna, moglie di Cuza, Susanna e molte altre. Erano a servizio del Regno con modalità diverse (cfr. Lc 8,3b). Notate che erano donne liberate dagli spiriti immondi e guarite (cfr. Lc 8,2b), rese disponibili per aiutare (servire) Gesù e i suoi discepoli (Lc 8,3b). Non erano badanti del gruppo dei Dodici, ma collaboratrici a tutti gli effetti. Non si occupavano solo di cose quotidiane, ma anche di Vangelo. La presenza di queste donne può essere considerata come il primo esempio di collaborazione femminile all'interno della Chiesa. Ad alcune, Gesù affiderà il compito di portare ai Dodici la notizia più eclatante, ossia la sua risurrezione dai morti. Saranno le donne della risurrezione (cfr. Mt 28,8-10). Compito non ammesso nella cultura chiusa di allora in cui la donna non aveva né diritto di parola in pubblico, né di uscire di casa da sola, né di dormire fuori dalle mura domestiche. Era una condizione di servilismo senza fine. Invece, Gesù aveva realizzato le pari opportunità, suscitando scandalo e proteste. Davanti a Dio non c'è più né uomo né donna, né giudeo né greco, né schiavo né libero (Gal 3,28). Gesù insegna a superare gli steccati di culture chiuse. Dopo duemila anni, il coraggio innovativo di Gesù cerca di trovare casa pure nella Chiesa. Si promuova la donna, non per necessità, ma per dignità. Dio ci benedica in questo cammino di fede. Felice giornata.
20 - Buongiorno e buon fine di settimana; Lc 8, 4-15. Dio veste da contadino ed esce per seminare germi di vita eterna (Lc 8,5). Non pensa solo al raccolto come fa il mietitore, ma regala un futuro come fa il seminatore. Dio non cessa di seminare: lo fa ogni mattina, lo fa adesso e lo fa sempre; crede nella forza della Parola più ancora che nei suoi frutti (cfr. Lc 8,5b-8). Infatti, il seme è la Parola che incontra terreni diversi. Gesù invita ad allenare il cuore alle sue Promesse più che alla loro realizzazione, ad amare Dio più ancora che alle sue promesse. Tanti ascoltano la Parola di Dio, tanti la ricevono, ma non tutti la coprono di terra (cfr. Lc 8,5b-7). Solo così dà frutto. Perché avvenga, serve un cuore accogliente (cfr. Lc 8,8). Chi ha il cuore come una lastra di pietra, non sarà discepolo di Gesù; non può camminare dietro a Lui chi non rinnega ogni giorno se stesso. Neppure lo sarà chi ha il cuore mutevole e incostante, che dà inizio a una cosa, ma poi frena e si ritira. In lui, la Parola di Dio germoglia, ma poi secca. Gli affanni, le preoccupazioni, le cose della terra soffocano e spengono la Parola (Lc 8,14). In simili cuori mai nasceranno frutti di discepolato. Solo il cuore puro, custode fedele della Parola, pronto a bagnare il terreno, darà frutto abbondante (Lc 8,15). Felice giornata.
21 - Buongiorno e buona domenica a tutti. In questa venticinquesima domenica del tempo ordinario, anno C, l'evangelista ci parla di un uomo fortunato che ha avuto la fiducia del suo padrone affidandogli i suoi beni (Lc 16,1). Gestiti male i beni, la notizia arriva al padrone che decide di rimuoverlo dall'incarico di amministratore. Abituato a rubare, gioca ancora con i soldi del suo padrone per farsi nuovi amici e collaboratori. Usa la furbizia e agisce come i figli di questo mondo (Lc 16,8). Perché il signore ci racconta questa parabola dell'amministratore disonesto? Per invitarci a imitarlo nel suo agire? No. Quello che stupisce Gesù è la capacità di riflessione dell'amministratore che dobbiamo avere anche noi, ma positivamente (cfr. Lc 16,13). Gesù usa questo esempio per un rimprovero ai discepoli. Perché sappiamo impiegare tempo e intelligenza per le cose del mondo e non siamo mai capaci di proporci per le cose del regno? Gesù stesso ci suggerisce una via di uscita: fatevi degli amici con i soldi onesti, ma i veri amici potenti non sono quelli che hanno e faranno soldi, ma i poveri, gli umili da frequentare e da invitare a casa. Questi ci permettono di trasferire già i nostri beni nella casa che si sta costruendo per noi in cielo. È il vero investimento. Gesù ci chiede dunque oggi di amministrare i beni di Dio nel suo nome, beni che Lui stesso ci affida o fa passare nelle nostre mani. Nel servire, bisogna obbedire a una logica, una scala di valori. Non si può servire due padroni, Dio e il denaro. La nostra scelta dev'essere mirata (Lc 16,13b). Buona e Felice domenica.
22 - Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana; Lc 8, 16-18. Non c’era la luce elettrica al tempo di Gesù. Al tramonto del sole tutti erano in casa e uno si alzava, accendeva la lampada e la poneva sul tavolo. Era proprio così. La predicazione di Gesù non può restare nascosta perché è come la luce che si diffonde e illumina (cfr. Lc 8,16). La Parola di Dio è la lampada da accendere nel buio delle nostre notti (cfr. Sal 118,105). Se resta impacchettata in libreria, vale quanto una lampada posta sotto il letto (cfr. v. 16a). La Fede non può restare nascosta nella mia intimità, ostacolata dalla pigrizia o dal peccato che mi opprime. La luce, una volta accesa, deve regalare luce a tutti (Lc ,8,16b). Tra l’altro la lucerna non si preoccupa di illuminare: basta che bruci. L'uomo si lascia convincere non dai "credenti di sagrestia", ma da testimoni credibili che rendono ragione della speranza che li abita (cfr. 1Pt 3,15). Il mondo è diventato spietato nei confronti dei credenti spenti, specialmente in Occidente. Il pensiero dominante li accusa di essere campane stonate che non sanno dire la loro Fede. Certo, ci sono sempre stati scandali, ma anche non minori testimonianze di coerenza e di sangue versato per il Vangelo in questi due millenni! Da parte dei discepoli, non è mancata la buona testimonianza. Mettiamo sul candelabro la luce della Fede perché contagi le varie scelte di vita. Facciamola uscire dal chiuso delle nostre usanze religiose e tutto andrà bene. Buona e radiosa giornata.
23 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 8, 19-21.“Ascolta, Israele” (Dt 6,4) era la parola d’ordine del primo testamento. Gesù stesso invita all’ascolto perché l’ascolto precede il vedere. Chi vede accontenta gli occhi, “chi ascolta la mia parola, ha la vita eterna...” (Gv 5,24). Gesù dissuade i parenti dal volerlo ‘vedere’. Non li fa avvicinare quando, un po' contrariati, non riescono a bucare il muro di folla assiepata davanti alla porta. Anzi, c’è una sua apparente presa di distanza quando dice: “mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21). Gesù li invita a fare un passo che vada oltre le relazioni di sangue. Diverranno "familiari" a lui e figli dello stesso Padre. Luca riferisce questo episodio che fa passare dalla voglia di vedere e toccare Gesù alla ricerca di una parentela spirituale fatta di ascolto. Luca lo sottolinea perché ha conosciuto e familiarizzato con Maria, la Madre di Dio, e da lei ha appreso una nuova alta via di conoscenza. Appare evidente che la nostra fede non è misticheggiante, fatta di apparizioni, ma un credere che cresce nell’ascolto della Parola. Farsi discepoli della Madre di Dio, ecco la meta. Quanto sacro silenzio e devoto ascolto in lei, è la prima discepola della Parola (cfr. Lc 1,38; Lc 11,28). Buona giornata.
24 - Buongiorno; Lc 9, 1-6. Gesù invia in missione i dodici armati soltanto della Buona Novella da annunciare (cfr. Lc 9,1-2). Ogni volta che Dio chiama per una missione, libera dai ceppi e fa scattare in piedi. A quel punto si aprono le ali, si vola e Dio fa vedere un mondo altro. Bella immagine. Dio vuole che si parta in missione senza il superfluo, anzi a volte senza neppure il necessario perché appaia che decisiva è la Fede (Lc 9,3). È come se Gesù dicesse ai suoi: voi vivrete di fiducia in Me; che non vi farò mancare nulla. Anzi, troverete tutto in coloro che vi apriranno il cuore. Io ho il timone della Chiesa. E voi, siete inseriti nella Chiesa. Gesù vuole i suoi “nomadi dentro” (cfr. Lc 9,3-4.6), pronti a confidare nella fecondità del lievito sparso in ogni angolo della terra più che nel danaro o nel mattone. La ricchezza del nomade saranno la fiducia in Dio e la leggerezza del cuore. Grazie ad esse, il discepolo non temerà il futuro, ma troverà la casa (cfr. Lc 9,4). Dio si è servito dei pescatori del lago, ricchi di niente perché nessuno possa dire di aver avuto meno di loro, o di essere troppo piccolo o povero per farsi testimone del Vangelo. Il segreto della riuscita della vita è oltre. Oggi come allora, la forza della Chiesa non sta nelle risorse materiali o nelle qualità individuali, ma in Dio, presente e operante. Nel loro passare di villaggio in villaggio (cfr. Lc 9,6), non dovranno contare sulle loro doti personali, ma affidarsi alla Parola e all’Eucaristia. Felice giornata.
25 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 9, 7-9. Il mistero di Gesù fugge di mano se lo mettiamo negli schemi degli antichi profeti. Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, ascoltava volentieri pure il Battista (Mc 6,20b) fino a quando il profeta non entrò nella sua vita privata scoperchiandone i vizi. Il re aveva ripudiato la moglie provocando, peraltro, la dura reazione del popolo da cui proveniva la sposa. Si era nel frattempo accompagnato con la moglie di suo fratello (cfr. Mc 6,17-19). A quel punto il profeta, non più gradito, era diventato persona scomoda. È nota la tragica fine di Giovanni decisa in un ballo (Mc 6,21-28). Fine del grillo parlante, fine del disturbo del profeta. Tutto risolto? Macché. Riemerge il problema quando compare sulla scena Gesù di Nazaret. Erode non aveva capito che mai sarebbero mancati i profeti in Israele. Dio avrebbe continuato a mandare suoi altoparlanti per invitare alla conversione (cfr. Lc 9,7.9). È violenza zittire le coscienze, o impedire a un popolo di professare pubblicamente la propria Fede, annebbiandola con “riti” laici distraenti. La venuta di Gesù lascerà inquieto Erode, timoroso di perdere il potere (Lc 9,9b). Uno scontro tra chi vuole dominare il mondo e chi lo vuole liberare dal male, tra Erode e Gesù. Gli Erode passano lasciandosi dietro scie distruttive. Rimane il Salvatore che vince il male con la sua morte e risurrezione. Buona giornata.
26 - Buongiorno; Lc 9, 18-22. La gente non è riuscita a penetrare il mistero di Gesù. Solo Pietro ci è riuscito proclamando Gesù il Cristo (Lc 9,20b; cfr. Mt 16,16). Con la grazia di Dio, Pietro indovina (Mt 16,17). Non cerca di interrogare Gesù, ma si fa raggiungere da lui. Non resta sulla soglia, ma si lascia scavare dentro e scaldare il cuore. Gesù usa la pedagogia delle domande per far crescere (cfr. Lc 9, 18b-20). Le domande sono come scintille che accendono la notte e attivano il cambiamento. Gesù non indottrina, non impartisce lezioni, non da generiche soluzioni… È luce che porta a cercare e trovare risposte dentro se stessi. Nella vita, più che le risposte, contano le domande perché le risposte appagano, ma fanno stare fermi; le domande, invece, fanno camminare e obbligano a guardare oltre. All'inizio, Gesù pare interrogare per sondare l’opinione. Ora il sentire della gente è utile, ma incompleto: …dicono che sei un profeta, una creatura di luce, come Elia o il Battista (cfr. Lc 9,19). Allora Gesù cambia domanda, la fa diretta: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Lc 9,20a). C’è un "ma", quasi in opposizione a ciò che dice la gente. Non accontentatevi di una fede per sentito dire. Chi sono io per voi? La sua assomiglia alle domande che si fanno gli innamorati: "quale posto ho nella tua vita, quanto conto, chi sono per te?" (cfr. Lc 9,20a). A Gesù non interessa conoscere quale sia l’indice di gradimento degli apostoli, ma vuole accertarsi che Pietro e amici gli abbiano aperto il cuore. Questo è importante per una consapevolezza. La fede cristiana non è completa se non professa anche la passione redentrice di Gesù Cristo. Felice giornata.
27 - toccare certi temi scivolosi con Gesù, meglio forse sorvolare e limitarsi ad applaudire il Maestro. Andare oltre poteva destabilizzare. C’era stupore nei riguardi di Gesù (Lc 9,43b). Non era il caso di aprire argomenti che avrebbero potuto urtare. Meglio restare imbambolati dalle sue parole. Aprendo certe porte, non si sarebbe più parlato di miracoli e di folle saziate, ma di croce e sangue. Meglio non scherzare e fermarsi all’apparenza (cfr. Lc 9,43b.45). Come si può credere che Dio scelga di stare dalla parte degli sconfitti? O pensare a un Messia sofferente, che sale sulla croce come uno schiavo? (cfr. Lc 9,44b). Come immaginare un tale abisso di amore, disposto ad abbandonare la propria divinità per condividere il peccato dell’umanità e annichilirsi? (cfr. Lc 9,44). L'umiliazione del Figlio dell'uomo nella sua passione e morte rimane un mistero delle scelte divine. È più facile un cattolicesimo di facciata, che rispetta le regole, richiede solo qualche Messa, e consente di sentirsi più o meno a posto con la Fede. Ma Dio sorprende. Parla la lingua dell’umiliazione e della croce. E quella croce che lui sposerà rivelerà l’Amore vero che fa fiorire i martiri (cfr. Lc 9,44b). Chi ha il coraggio di chiedersi chi sia davvero l'Uomo nudo che pende sulla croce, si apre stabilmente alla vera conversione. Buona e felice giornata.
28 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 16, 19-31. In questo racconto, uno è chiamato Epulone, ma per evidenziarne i vizi; l’altro si chiama Lazzaro, come l’amico di Gesù. L'uomo ricco è egoista e illude se stesso pensando che la sua situazione prosegua anche al di là (cfr. Lc 9,22b-24). Muore il povero ed è portato in cielo, muore il ricco e va all’inferno (Lc 9,22). Epulone non sarà condannato per il lusso o gli eccessi di gola, ma per l'indifferenza: non compirà un gesto, né darà un aiuto concreto al povero (Lc 9,25). Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l’insensibilità. È creativo l’amore, ma tutto ciò non conta per il ricco. Infatti, tratta Lazzaro come un cane. Lo ignora come persona. Dopo la morte, il povero è in alto, il ricco in basso. Qui, c'è un capovolgimento di situazione. “Tra noi e voi c’è un abisso”, dice Abramo, quello già presente nella vita (Lc 9,26). L’eternità inizia fin da ora; l'inferno è già qui, nutrito da scelte senza cuore. Il povero sta alla porta di casa e il ricco non usa gli occhi del cuore. Tre gesti sono assenti dalla sua vita: vedere, fermarsi, toccare. Sono quelli del buon samaritano: il ricco si scava l’abisso e innalza attorno a sé un muro di solitudine. Si sveglia quando è ormai tardi. “Manda Lazzaro”, dice il ricco ad Abramo (Lc 9,27). Ma gli vien detto che non avrebbe avuto alcun effetto… hanno Mosè, i profeti, i poveri (cfr. Lc 9,29). Dio parla grazie a loro. Nella parabola, Dio non è mai nominato. Nonostante ciò, Egli conta tutte le briciole date al povero e ogni gesto di carità fatto sarà caro a Dio. Felice domenica a tutti.
29 - Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana. Oggi è la festa degli Arcangeli Gabriele, Raffaele e Michele; Gv 1, 47-51. Gli angeli e gli arcangeli sono puri spiriti presenti in diversi testi della Bibbia. Oggi si ricordano quelli che hanno svolto missioni speciali. Aiutano a non credere che la vita si giochi tutta sulla terra. A pensare che non tutto ciò che si vede sia reale e che non tutto ciò che è reale sia visibile. Gli angeli invitano a non ridurre l'uomo ad ammasso di cellule o di reazioni nervose. Al di là del tangibile esiste una realtà popolata da presenze di Dio. Gli angeli sono annunciatori di Dio (Gabriele), forze di Dio (Michele), medicine di Dio (Raffaele). Vedono Dio faccia a faccia (cfr. Gv 1,51). Alla loro custodia siamo affidati. È Gabriele che Dio invia come suo messaggero nei momenti cruciali della storia umana. Egli aiuta a fare alcune decisive correzioni di rotta nella vita. Michele, il combattente, lotta contro la parte oscura di noi, segnata dal maligno e ne esce vittorioso. Raffaele, medicina di Dio, accompagna nel viaggio della Fede. Non manca di essere medico delle anime e bussola di orientamento. Soltanto i presuntuosi pensano di poter farcela da soli salvo poi a ritrovarsi fuori strada. Fa bene sentirsi prendere per mano dall’alto nel viaggio verso Casa. Nel giorno della festa degli Arcangeli, l'evangelista Giovanni ci fa meditare il brano della vocazione di Natanaèle che viene incontro a Gesù che gli rivela la sua identità (Gv 1,47), accetta la sua professione di fede (Gv 1,49) e lo ammette nel gruppo dei seguaci (cfr. Gv 1,50). Gli promette una visione degli angeli nel regno dei cieli (cfr. Gv 1,51). Come lo possiamo notare bene, da quest'incontro nasce una luce. Gesù fa l'elogio di Natanaèle (Gv 1,47b) e Natanaèle a sua volta confessa che Gesù è il Figlio di Dio e il Re di Israele (cfr. Gv 1,49). E noi? Abbiamo già fatto un incontro personale con Cristo. Cosa ci ha detto e promesso? Abbiamo aderito a Lui? Tantissimi auguri di buon onomastico ai Gabriele, Michele e Raffaele. Buona e felice giornata.
30 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 9, 51-56. Nel brano raccontato, Gesù è determinato a salire a Gerusalemme per compiere la sua missione (Lc 9,51). Irremovibile, punta dritto su Gerusalemme, la città santa che uccide i profeti (cfr. Mt 23,37-39; Lc 13,34-35). Sa bene che lì lo attende una croce. I discepoli camminano accanto a lui, ma non con lui. Il loro cuore pulsa per altro. Sono come certi cristiani della domenica fedeli per tradizione, ma spenti di dentro. Giovanni, il discepolo amato, ha metodi spicci in un villaggio di Samaritani che non li vogliono accogliere perché diretti verso la Città santa (Lc 9,53). E invoca con il suo fratello Giacomo il fuoco, un metodo da fondamentalisti (Lc 9,54). Il loro spirito è diverso di quello di Gesù (Lc 9,55). Visibilmente, Gesù è solo. Chi dei Dodici di ieri e di oggi è pronto a seguirlo su una strada che lo porterà a morire? Quale discepolo ne sposerà in toto la causa? Sicuramente non chi prende la Fede come una comoda poltrona su cui sedersi, o come un angolo di quiete in cui ritrovare energie. E nemmeno chi mette al primo posto se stesso e i suoi interessi, tendendo ad addomesticare il Vangelo alle abitudini che si è costruito. Gesù ha bisogno di discepoli liberi, pronti ad abbandonare umane certezze, ad amarlo più di ogni altro affetto, a mettersi in gioco ogni giorno. Chi ha deciso di andare dietro a lui, non potrà inseguire le cose, o cullare vane aspirazioni. Sa di non appartenere a se stesso, ma al Vangelo. È consapevole di continuare a discernere per fare una scelta libera e decisa. Buona e felice giornata.