NOVEMBRE

 

1 - Buongiorno per tutto il giorno. Oggi è la solennità di tutti i santi. I santi che festeggiamo oggi, sono stati uomini e donne come noi, ma si sono distinti e impegnati per piacere a Dio in parole, comportamento, opere e testimonianza di vita esemplare. Questi santi sono la moltitudine immensa della visione di San Giovanni apostolo, moltitudine che sta dinnanzi all'Agnello in candidi vesti tenendo in mano una palma (Ap. 7,9) e segnati dal sigillo di Dio (Ap. 7,4). Hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (Ap. 7,14). La seconda lettura della liturgia odierna ci fa partecipare alla gioia di San Giovanni apostolo che afferma che Dio ha avuto per noi un amore immenso al punto che non siamo solo figli di nome, ma anche di fatto (1Gv 3,1.3), destinati per la gloria di Dio. In quanto figli di Dio, saremo beati alla condizione di vivere le beatitudini come nuovo orientamento che Gesù ci indica per una vera felicità (cfr. Mt 5,1-12). Il nuovo Mosè, Gesù, mostra nelle beatitudini la fisionomia del vero discepolo che deve impegnarsi alla costruzione della nuova comunità legata a Dio con una nuova alleanza. Chiamato alla santità (Mt 5,48; cfr. Lev 19,2), dovrà imitare il suo maestro, mite e umile di cuore (Mt  11,29) nella povertà (Mt 5,3) che è un'apertura totale a Dio e alla sua provvidenza. Dovrà inoltre impegnarsi per la giustizia e la pace (Mt 5,6.9-10), esercitare la misericordia (Mt 5,7) e vivere nella semplicità e mitezza (Mt 5,5). Solo così può essere sicuro di incamminarsi bene verso il Regno. Voi, amati da Dio, rallegratevi ed esultate in questo giorno benedetto (cfr. Mt 5,12a). Tantissimi auguri di Ognissanti a tutti.

2 - Buongiorno a tutti. Oggi è la commemorazione di TUTTI I FEDELI DEFUNTI; Gv 6, 37-40. Il pianto non trova spazio oggi perché non si fa memoria della morte dei nostri cari, ma della loro “risurrezione”. Oggi è dunque un giorno di luce e di pace. In genere la Chiesa festeggia i suoi Santi il giorno della loro morte, equivalente alla loro nascita al cielo. Celebra così il passaggio dalla provvisorietà del tempo alla vita eterna.“Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (Gv 11,21), dice Marta a Gesù, ma sbaglia. Noi pure ripetiamo il suo errore quando diciamo: se Dio c’è e ci vuol bene, perché la morte? Gesù non ha promesso ai suoi discepoli che non sarebbero morti. Per lui, il vero bene non è una lunga vita, ma una vita eterna. L’uomo è immortale dal giorno del concepimento. L’eternità, dunque, è parte di noi prima che accada, e matura con la vita di fede: “chiunque crede in Lui ha la vita eterna” (Gv 6,40). In seguito del discorso, Giovanni evangelista applica la relazione fede, vita risurrezione all'Eucaristia. Gesù dice infatti: "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54). La salvezza presente e futura è conseguenza della comunione personale con il Figlio mediante la fede. Grazie a Gesù salvatore, nulla andrà perduto (cfr. Gv 6,39) dell’amore che verrà seminato: né un affetto, né un bicchiere d'acqua fresca regalato, né il perdono. La morte è il passaggio dalla vita nel tempo alla vita eterna. Si lascia il corpo, e l’anima sale a Dio per vederlo “faccia a faccia” per sempre. Alla fine del tempo le anime si ricongiungeranno ai loro corpi trasfigurati. Visitiamo dunque con fede i nostri cimiteri, i dormitori, dove i “corpi” riposano in pace in attesa fiduciosa della risurrezione. "La speranza non delude" (Rm 5,5). Lo sappiamo che il nostro redentore è vivo (Gb 19,25). Lo vedremo faccia a faccia (cfr. Gb 19,27). Forte unione di preghiera per i nostri cari defunti. 🙏🏿🙏🏿🙏🏿

3 - Buongiorno e buon inizio di settimana; Lc 14,12-14. Gesù, in questo racconto evangelico, sottolinea la gratuità che deve animare il comportamento del discepolo (Lc 14,13-14a). L'assoluto disinteresse è la vera motivazione dell'amore cristiano ed evangelico. I calcoli e la ricerca del contraccambiare sono contrari allo stile che Gesù vuole inculcare ai suoi discepoli (cfr. Lc 14,12). Solito, come uomini, siamo preoccupati e interessati dalla ricompensa. La ricompensa del discepolo, in quanto chiamato ed eletto, sarà nel giorno della risurrezione (cfr. Lc 14,14b). Quando fai il bene, fai il bene e basta. E quando fai un favore, fallo nel silenzio e scordati. La beatitudine non viene ripagata in termine materiale. Sarai beato perché la gioia che vedrai sul volto del "debole" (cfr. Lc 14,13) che aiuti si rifletterà nel tuo cuore. La beatitudine e la felicità hanno a che fare con il dono. Il dono ci precede, ci spinge al bene e alla benevolenza. Dare è vivere, è gioire. Non c'è niente da temere nel dare perché condividere la gioia è già una benedizione ed è la massima felicità. Imitiamo Gesù nel dare, nel donarsi senza aspettarsi un minimo di ricompensa. Il nostro donarsi dev'essere alla misura piena e giusta. Questo ci aprirà la porta dell'eternità che è la ricompensa dei giusti. Felice giornata.

4 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 14,15-24. Oggi è la memoria di San Carlo Borromeo, vescovo, morto a soli 46 anni dopo una intensa attività apostolica. Ristabilì la disciplina del clero, fondò il seminario, formò i fedeli mediante la catechesi, curò la celebrazione dei sacramenti e portò avanti una intensa attività di predicazione. Fece anche la riforma della Chiesa ambrosiana. Lodiamo Dio per questa grande figura della Chiesa. Il brano del vangelo di oggi racconta a proposito di una cena. Un tale, senza nome, ha in mente di organizzare una grande cena. Manda gli inviti (Lc 14,16). Ed ecco una sorpresa, l’offesa di essere stato disatteso, messo in seconda linea, per futili ragioni. Quel signore, che è Dio stesso, vive come un fallimento l’assenza degli invitati eppure scelti con tanta cura (cfr. Lc 14,18-20). Ma non si abbatte per il primo no. Prova e riprova più volte (Lc 14,21.23). Lo scopo della cena è di realizzare con quei prescelti un abbraccio grande come il suo cuore. È come una sorta di conferma di una alleanza. Neanche Dio ama stare solo. Fa capolino l’amarezza. La cena non interessa nessuno. Come rendere il cristianesimo desiderabile? Molti lo hanno lasciato perché non lo trovavano appagante. Mette tristezza il fatto che i più annoiati siano quanti avevano familiarità con lui adducendo scuse banali. Per loro la festa è diventata noia e grigiore. Ecco allora il nuovo invito ad uscire per le strade e lungo le siepi a convincere ad entrare: “lascia la città, va in periferia” (Lc 14,23). Il cielo di Dio è festa e prevede un coinvolgimento di persone. In effetti, Dio vuole il suo paradiso pieno di amici. Ma Gesù sperimenta un amaro rifiuto dei primi invitati (vv. 18-20). Questo rifiuto ha permesso un moltiplicarsi di inviti. Gli emarginati e i poveri, i semplici e disponibili alla grande cena di comunione con Dio sono i graditi da Lui. Da una festa di pochi, si è passato ad una festa per tutti. Questo è il miracolo di Dio: "Regalare vita e gioia". Buon onomastico ai Carlo, Carla, Giancarlo e Giancarla. Buona e felice giornata

5 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 14, 25-33. In questo brano evangelico, le parole di Gesù bruciano (Lc 14,26-27). Sono dure e difficili. Sembrano essere una crocifissione. Queste parole sono invece la risurrezione del cuore. Chi riesce ad aprire la conchiglia vi trova una perla preziosa e luminosa. Il centro di queste frasi non è una serie di “no” detti alle cose belle della vita, ma un “sì” detto a Dio fonte dell’amore eterno, un "sì" per diventare discepolo. L'accento delle frasi non è sulla rinuncia, ma sul guadagno. È come se Gesù dicesse: è bello voler bene al padre, alla madre, alla moglie, al marito, ai figli. Tutto ciò fa vivere. Ma ti offro un bene più grande, che non toglie ciò che hai già, ma aggiunge, anzi ne è l’ossigeno. È l’Amore eterno di Dio che cementa l’amore umano (cfr. Lc 14,26). Dove si gioca quest'amore? Si gioca nell'impegno. “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,27). “Portare” la croce è ben più di “sopportare”. La croce non è la metafora di tutte le sofferenze della vita. La Croce contiene il vertice della vicenda di Gesù: Amore spezzato e donato, non rubato. Così si capisce che il cristiano non è figlio di una sottrazione, ma di un’addizione. Gesù è il potenziamento dell'umano. Al centro di tutto sta Lui che offre Luce sulla vita e sulla morte, che dona eternità a tutto ciò che tocca, che non ruba gioia, ma aggiunge Amore. Diventare discepolo è costruire una relazione, una storia, una vita con Gesù (Lc 14,28. Non si costruisce la vita sulla paura, ma sulle fondamenta solide: la fede, l'amore, la determinazione, la coerenza, la prudenza e la rinuncia (cfr. Lc 14,29-33). La sequela di Cristo domanda il distacco da tutto. Solo Gesù è l'assoluto. Tutt'altro legame va vissuto in Lui. Buona giornata.

6 - Buongiorno a tutti; Lc 15, 1-10. In questo passo evangelico, c'è un messaggio importante: Dio è in cerca dell'uomo. C’è sempre stato un'intesa misteriosa tra Gesù e i peccatori, un reciproco cercarsi che scandalizzava Scribi e Farisei. Gesù è venuto proprio per i peccatori per riportarli alla conversione (cfr. Lc 5,32). Gesù spiega con qualche parabola una tale amicizia: una pecora perduta, una moneta perduta, un figlio in fuga. Sono storie che dicono la pena di Dio quando perde e la gioia quando ritrova. Ne è prova la passione del pastore, quasi un inseguimento della pecora per steppe, rovi e pietraie. Avviene che, se noi si perde Dio, lui non ci perde mai. Non è la pecora smarrita a trovare il pastore, ma è lei ad essere trovata. Infatti, non sta tornando all'ovile, ma se ne sta allontanando (cfr. Lc 15,4). Il pastore non la punisce. Quello che gli basta è che la sua pecora è viva. Se la carica sulle spalle (Lc 15,5) perché sia meno faticoso il ritorno. È l'immagine di un Dio che non guarda alla nostra colpa, ma alla nostra debolezza. Dio non traccia consuntivi, ma fa preventivi. È un amico della vita: guarisce ciechi, zoppi, lebbrosi non perché diventino bravi (è  meglio se accadrà), ma perché tornino ad esser felici. Gesù lo esprime pure con la pena di un Dio, "donna di casa" , che ha perso una moneta. Così accende una lampada e si mette a spazzare dappertutto (Lc 15,8). Troverà il suo tesoro sotto la polvere. Così anche noi, sotto tanti guai della vita, sotto i tanti difetti e il peso dei peccati, possiamo individuare (scoprire) le cose preziose dateci in dono da Dio. Questo fatto ci tranquillizza e ci rallegra. Come possiamo notare, le due parabole del brano hanno in comune il messaggio della premurosa misericordia divina. Dio non si dà mai pace di fronte al nostro smarrimento. Ci da la possibilità di riscattarci e di tornare a Lui. Lasciamoci trovare da Lui. Buona giornata

7 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 16, 1-8. Questa parabola non consiste ad elogiare la disonestà, ma ad attirare la nostra attenzione a ben amministrare o meglio a piegare le proprie ricchezze agli scopi del regno di Dio. La ricchezza deve circolare ed arrivare anche agli amici che non possono ricambiare. Noi, testimoni della carità, avremmo questi amici che intercederanno per noi presso Dio. La conclusione del racconto è sorprendente, ma spiega bene. È stato verificato che l'amministratore è stato disonesto. Il padrone lo allontanerà, ma gli riconosce la scaltrezza, la furbizia. Lo loda anche se l'ha derubato (cfr. Lc 16,8a). La parabola che si snoda in forma tanto omogenea ha un suo punto di svolta in una domanda: “e adesso che sono stato pizzicato, che cosa farò?” (cfr. Lc 16,3). La ricchezza di solito installa allarmi, alza muri. Qui, invece, apre le porte: mi accoglieranno in casa loro perché ho condonato parte dei loro debiti (cfr. Lc 16,4-7). La soluzione adottata dall'amministratore è quella di continuare la truffa, anzi di allargarla, di trovare altri suoi simili nel malaffare che gli aprano le loro porte. L'amministratore trasforma così la sporca ricchezza a proprio vantaggio. Regala pane e olio ai debitori con una finalità chiara: avere nuovi supporters. C’è qualcosa da apprendere in questa parabola. L'amministratore rimane disonesto, ma si rivela abile coprendo di favori i debitori del padrone. Una forzatura per dire l'intuizione di quell’imbroglione. E a Gesù di concludere: quanta poca astuzia mettiamo noi nelle cose di Dio! Quanta disattenzione nelle cose che riguardano il “per sempre” della vita (cfr. Lc 16,8b). Si, è importante e doveroso occuparsi del qui e ora, ma c’è un “dopo domani”, la vita eterna che merita ben migliori energie. Diamoci da fare. Felice giornata.

8 - Buongiorno a tutti e buon fine di settimana; Lc 16, 9-15. Gesù esorta a distaccarsi dal denaro che allontana da Dio e a fare una buona scelta, decisa per Dio. Se fondi la tua esistenza sulle cose, le cose ti affondano e diventano il tuo Dio, ti rendono schiavo e, invece di creare comunione e solidarietà, creano divisione. Questa è la realtà. Il denaro dovrebbe essere al servizio della solidarietà per assicurarci le "dimore eterne" (Lc 16,9). Il vero “ateo” è colui che dice: “sono io il padrone del mondo, non Dio”. Restiamo attenti perché i beni possono separarci da Dio e dagli altri, e divenire causa di guerre, di ingiustizie e oppressioni come stiamo verificando oggi con i vari conflitti del mondo. Gesù ci avverte: ”Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16,13). Il denaro e ogni altro bene materiale sono solo dei  mezzi per crescere nell'amore. Sono ottimi servi, ma pessimi padroni. Il denaro non è in sé cattivo, ma può diventare un idolo crudele perché si nutre di carne altrui: uccide con l’indifferenza fino a mangiare il cuore dei poveri. Si arriva a questo passo cominciando dal disquisire per pochi soldi. Poi si pensa al dio denaro giorno e notte, e diventa alla fine un bene che rinchiude in una prigione dorata e soffocante. Piano piano diradano gli amici perché si sentono usati. Si allontanano essi stessi perché non si parla d’altro, o saranno essi stessi a sfruttare la tua stagione di prosperità. C’è una via d’uscita: fare della sobrietà e della solidarietà la legge della vita; ragionare al plurale e prendersi cura di chi fatica ogni giorno. Se non sarà così, nessun povero ci accoglierà sulla porta del cielo. La ricchezza promette ciò che non riesce a mantenere perché non riesce a colmare la sete del cuore. Ci sia sempre un “piatto” in più alla tua mensa. Questa sarebbe una vera sapienza cristiana. Gesù ci mette in guardia nella finale del brano evangelico odierno: "ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole (Lc 16,15b). Agli uomini piacciono la ricchezza che porta purtroppo all'orgoglio e all'arroganza. A Dio, invece, piace un cuore obbediente e umile che sa condividere. Felice giornata.

9 - Buongiorno e buona domenica a tutti. Oggi è la Dedicazione della Basilica del Laterano; Gv 2, 13-22. La Basilica Lateranense è la madre di tutte le chiese. In tutte le Chiese del mondo, templi di Dio, luoghi costruiti con "pietre vive, Dio vi abita e vi pone la sua dimora. L'uomo può incontrarlo e presentare nel luogo della gloria di Dio, la sua offerta. Il tempio merita dunque rispetto (cfr. Gv 2,14-16). Nel racconto evangelico odierno, Gesù definisce il vero tempio (Gv 2,19), rivela la sua figliolanza in rapporto con Dio (Gv 2,16b) e fa rispettare il tempio, purificandolo dal mercantelismo. Ed ecco l'azione di Gesù con una frusta in mano (Gv 2,15). Il Gesù che non ti aspetti, che sa dire soltanto “si si, no no”, usa gesti e parole di fuoco. Gesù non si rassegna alle cose come stanno (cfr. Gv 2,15b). Vuole cambiare la fede e con la fede il mondo. Lo fa con gesti profetici, non con un generico buonismo (cfr. Gv 2,16: "portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato”). Forse già un'ora dopo il gesto provocatorio, i mercanti, recuperate colombe e monete, avranno rioccupato le loro posizioni. Tutto come prima? No, il gesto di Gesù è arrivato fino a noi. Scuote i custodi del tempio, e anche noi dal rischio di fare della Chiesa un mercato della fede e degli affari. Gesù caccia i mercanti perché la fede è stata monetizzata. Dio è diventato oggetto di mercato. C’è chi lo usa per guadagnarci e c'è chi lo usa per ingraziarsi: "io ti do orazioni, e tu in cambio dammi cose e salute". Gesù caccia gli animali delle offerte dal tempio anticipando quanto avverrà sulla croce: Dio non chiede più sacrifici a noi, ma sacrifica se stesso per noi. Non pretende nulla, ma dona tutto. Questo esempio che ha dato a tutti noi, dove lo troveremo ancora? Nella Chiesa pellegrina nel mondo. La Chiesa diventerà bella e santa quando non avrà la preoccupazione di accrescere i propri mezzi economici, ma quando si farà una «chiesa del grembiule», come amava dire Don Tonino Bello. Il Tempio santo di Dio è il povero davanti al quale «dovremmo toglierci i calzari» come Mosè fece davanti al roveto ardente. Ogni uomo è casa di Dio. Glorificate Dio nel vostro corpo (1Cor 6,20). Siamo Tempio vivo di Dio (cfr. 1 Cor 3,16.17b). Buona domenica.

10 - Buongiorno e buon inizio di settimana (XXXII T.O); Lc 17,1-6. In questo Vangelo, Gesù ci invita a perdonare sempre, senza fare calcoli, senza tirarsi indietro o accampare scuse (Lc 17,3b-4). Si perdona perché ci è stato perdonato molto e il perdono mette le ali. Il perdono è segno di forza, non di debolezza e serve più a chi lo concede che a chi lo riceve. Anzi, a volte, chi lo riceve non sa neppure di essere stato perdonato. Ma il perdono è una cosa seria, non un'emozione fugace, fa leva sulla volontà, non sul sentimento. Richiede tanta umiltà, mitezza ed elasticità. È scandaloso che un discepolo provi risentimento, che non sappia offrire altre possibilità, che confonda la fermezza con l'intransigenza con chi sbaglia. Quando, di fronte ad un'offesa, penso di riscuotere il mio debito con una contro-offesa, non faccio che alzare il livello del dolore e della violenza. Aggiungo una sbarra alla prigione. Penso di curare una ferita ferendo a mia volta. Come se il male potesse essere riparato, cicatrizzato mediante altro male. È uno sbaglio. Saranno piuttosto non più una, ma due ferite a sanguinare. Il tempo del perdono è il coraggio dell'anticipo. Questo è bellissimo. Il perdono non libera il passato, ma il futuro. San Francesco d’Assisi scriveva a un guardiano che si lamentava dei suoi frati: “farai vedere negli occhi il perdono; il perdono che esce dal cuore e cambia il modo di vedere la persona”. Impariamo anche noi a liberare il perdono. Questa è fede (cfr. Lc 17,6). Buona giornata.

11 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 17, 7-10. Oggi è la memoria di San Martino di Tours, vescovo. In questo brano evangelico, osserviamo un dato di fatto: Non siamo noi signori della nostra vita, ma il Signore. Un'altra evidenza è che per un cristiano, il dovere coincide con un "di più " (cfr. Lc 17,10). Non abbiamo fatto niente di speciale. Abbiamo fatto come i primi discepoli. Abbiamo accolto la Parola di Gesù, cambiato stile di vita e siamo diventati suoi discepoli. Siamo felici di lavorare nella sua vigna, colmi di stupore nell'incontrare altre donne e uomini che, come noi, si sono fidati di Gesù Nazareno. A tutti noi, Dio ricorda una verità fondamentale e disarmante: è lui che agisce e non noi (cfr. Lc 17,10b). L'abbia ribadito più avanti. Noi siamo solo servi inutili, semplicemente servi nel campo. Non siamo attori protagonisti. Il mondo è già stato salvato grazie alla morte in croce di Gesù. Non siamo noi a salvarlo. Il termine “servi inutili” non è dispregiativo (cfr. Lc 17,10). Quei servi non sono incapaci, né improduttivi. Pascolano, arano, preparano da mangiare (cfr. Lc 17,7-8). Niente a che vedere con cose che provochino frustrazione. Servi inutili significa servi senza pretese, senza secondi fini, senza scopo di lucro. Ci chiama a regalare la vita in un mondo che parla solo di profitto. Vogliamo essere oggi trasparenza di Vangelo. Cosi, attraverso i nostri piccoli gesti quotidiani, la gente potrà riconoscere ed incontrare l’amore di Dio. Buon onomastico ai Martino/Martina. Felice giornata.

12 - Buongiorno; Lc 17, 11-19. Nel passo evangelico odierno, scopriamo un incontro meraviglioso che fa sperare, un comando di Gesù, la guarigione, il ringraziamento, l'osservazione di Gesù che attira l'attenzione e la conclusione che non si ferma più alla guarigione del corpo, ma ammira la fede che apre alla salvezza. Nel racconto, compaiono dal nulla dieci lebbrosi (Lc 17,12). Sono accomunati dalla lebbra, una malattia che non perdona se non adeguatamente curata.  Anzi, isola. Vivono ai margini della società (cfr. Lv 13,1-59), ma entrano in paese perché hanno saputo che passa Gesù. Dirà loro: “andate dai sacerdoti e fate vedere che siete guariti” (Lc 17,14a). Si fidano di Lui e della sua parola, vanno ancora malati, ma tornano sani. I dieci lebbrosi credono nella salute prima di vederla. Hanno la fede solida di chi dà ascolto alla potenza della Parola prima ancora della sua attuazione. E “mentre vanno” si compie il miracolo (Lc 17,14b). Accade sempre così: la salute arriva con il primo passo concreto di Fede. A un samaritano che torna a dire grazie, Gesù dice: “la tua fede ti ha salvato” (Lc 17,19b). Pure gli altri nove che non tornano da Gesù sono stati risanati, ma soltanto nel corpo (Lc 17,17). Quale è la differenza? Il samaritano non si accontenta del dono. Cerca il Donatore. Ha capito che il segreto della sua salute sta in Gesù, il vero Guaritore (Lc 17,18). Altro è essere guariti nel corpo, altro è essere “salvati”. Chi è toccato da Gesù ritrova la salvezza “eterna”. È la salvezza di sapersi amati, di vivere nel cuore di Dio. Oggi, la gratitudine è rara. La gratitudine è di chi ha capito i danni prodotti dal peccato e la gioia di tornare ad essere figli (cfr. Lc 17,18). Ritorniamo con gioia a Gesù (Lc 17,15-16). Ci purificherà con la sua parola e con la sua presenza. Il nostro atteggiamento sarà di obbedire al suo comando e di ringraziarlo per le meraviglie che compie nella nostra vita. Buona giornata.

13 -  Buongiorno a tutti; Lc 17, 20-25. “Il Regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21b), dice Gesù. È impastato con il mondo, ma lo respirano coloro che sono “uno” con il Vangelo. Il Regno non è tra le nuvole, ma tra le pieghe del quotidiano. Molti, dice il Signore, pensano di incontrarlo altrove, in eventi eclatanti, o rincorrendo miracoli e apparizioni (cfr. Lc 17,20). Non è così. Servono antenne per percepirlo. Gli occhi di carne servono a poco. Vedono solo le cose che possono vedere. Solo lo sguardo del cuore può riconoscerlo. Quante volte si pensa che la presenza di Dio coincida con qualcosa di immaginario, o che sia un evento che sconquassi. È povera la fede che ha bisogno di miracoli per poter credere. È povera la fede che ha bisogno di continue conferme. Dio c’è ed è amore concreto. È nella vita quotidiana, nelle liturgie, nelle iniziative di carità, nell’attuazione della Parola di Dio che realizza il suo Regno. Il Regno di Dio è già attivo, pur non ancora tangibile appieno. La sfida è vivere ogni giorno con l'impegno per attuare i segni del Regno di Dio in mezzo a noi: spezzare il pane della pace, del perdono e della condivisione. Radiosa giornata.

14 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 17, 26-37. In questo brano, osserviamo gesti ripetuti dal tempo di Noè fino ad oggi: costumi e usanze consolidate, e non si accorsero che quel mondo era finito (Lc 17,26-27). Continuano i giorni di Noè e di Lot: giorni di superficialità e di esteriorità (cfr. Lc 17,26-29). Serve imparare ad usare del tempo e a non lasciarsi trascinare da esso. Il nuovo modello di fede è Maria di Nazaret, incinta di Dio, gravida di Luce. Attendere è l’infinito del verbo “amare”. Le madri sanno dentro il loro corpo che cosa significhi l’attesa. Il tempo di attesa è grazia. Io pure vivo i giorni di Noè, quando neppure mi accorgo di chi mi passa accanto e ha gli occhi gonfi: dai profughi ai migranti, dai naufraghi del mondo al nostro Pianeta depredato. È possibile vivere in superficie, senza accorgersi dei volti: volti di popoli in guerra, di drogati, di giovani senza lavoro, di bambini traumatizzati dalle bombe, delle vittime di fame, di abusi sessuali, di abbandono; volti di carcerati nelle prigioni del mondo, di ammalati, di lavoratori precari, derubati del loro futuro. È possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla. Purtroppo. I giorni di Noè sono i miei oggi, quando dimentico che il senso della mia vita è oltre me stesso. Non basta la terra a saziare la fame e a farmi sognare. Serve tutt'altro. Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate viene il Figlio dell’Uomo (Mt 24,42.44). Tenersi pronti per non mancare l’incontro con un Dio che viene non come un ladro, ma per un abbraccio che riscalda. Buona e felice giornata.

15 - Buongiorno e buon fine settimana a tutti; Lc 18, 1-8. Gesù invita a pregare sempre, a pregare senza stancarsi. E lo fa con una parabola (Cfr. Lc 18,1). A noi pare impossibile. Ma il pregare sempre non va confuso con il recitare continue preghiere. Pregare è come voler bene. C’è sempre tempo per voler bene. Se ami qualcuno lo amerai sempre. Così è con Dio. San Agostino affermava che il desiderio prega sempre, anche se la lingua tace. Perché allora pregare? Per respirare. E perché respirare? Si respira per vivere. La preghiera è il respiro della vita. Il Signore ci porta alla scuola di preghiera da una vedova, una creatura che ha subito torti, e non demorde. C'era un giudice corrotto, e lei va ogni giorno da lui a chiedere risarcimento (Lc 18,3). Gesù rivela una predilezione per le donne sole, perché in Israele rappresentano la categoria dei senza difesa, di cui si prende cura Dio stesso. La vedova che insiste e non si lascia schiacciare rivela che la preghiera è un “no” gridato alla rassegnazione, al “così vanno le cose”. Lei proprio non ci sta (cfr. Lc 18,5) e il giudice cede (Lc 18,4-5). Ma Dio esaudisce le preghiere? Si. «Dio esaudisce sempre, non le nostre richieste, bensì le sue promesse». (Dietrich Bonhoeffer). Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il proprio cuore. Non si prega per ottenere, ma per essere trasformati. Si diventa ciò che si contempla e si prega. L'ultima frase del racconto ci invita alla costanza e alla perseveranza nella preghiera (Lc 18,7b). Coraggio. Radiosa giornata.

16 - Buongiorno e buona domenica; Lc 21, 5-11. Hanno impiegato circa ottanta anni per riedificare il tempio di Gerusalemme in Israele (19 a.C - 62 d.C), il cuore della Fede, oltre che dei pellegrinaggi. Ma non ne resterà pietra su pietra (Lc 21,6). Per ogni israelita il tempio era il fiore all’occhiello, la ragione di orgoglio, una fierezza che gli impedirà di vedere le nubi che si andavano addensando sulla sua storia. Il tempio sarà utilizzato per soli 8 anni e poi sarà raso al suolo dall'esercito di Roma giunto nella Città santa per sedare una rivolta di popolo. Non resterà pietra su pietra neppure di ciò che costruiamo “senza la croce” anche nella Chiesa, di ciò che è opera nostra a prescindere da Dio. Solo Il Signore e il suo amore donato rimangono in piedi. Il resto andrà in rovina. Chi ce lo farà capire? Solo l'essenziale dura, anche nella fede, anche nella Chiesa. Non spaventiamoci per il dopo. È Gesù a rassicurare: il mondo sopporta violenze e guerre, ma esse non indicano l'imminente arrivo del Signore (Lc 21,8-9). Non sappiamo quando egli tornerà, ma ci teniamo pronti, puntando lo sguardo su di lui e sapendo che, alla fine, sarà lui ad avere l'ultima Parola. Bisogna rimanere desti anche quando tutto sembra andare per il verso giusto: vivere di Lui come se “oggi” fosse quel giorno. "Con la vostra perseveranza, salverete la vostra vita" (Lc 21,19). Felice domenica.

17 - Buongiorno a tutti e buon inizio settimana; Lc 18, 35-43. Un povero grida e Dio lo ascolta (Sal 34,7). Un cieco grida a Gesù (Lc 18, 38.39) e ne riceve in dono la vista (Lc 18,42-43) dopo avergli riconosciuto la dignità messianica. Un cieco siede ai bordi di una strada che sale da Gerico e fiducioso di racimolare qualche aiuto dai pellegrini di passaggio (Lc 18,35). 

La sua vita dipende da quanti passano e lo guardano con gli occhi di pietà e commiserazione convinti che la sua cecità sia causata dai suoi peccati. Era la concezione giudaica dell'infermità. Non vede, ma ha allenato l’udito. Sente il vociare della folla e chiede: cosa succede? Qualcuno gli dice: “sta passando Gesù di Nazaret” (cfr. Lc 17,36-37). È la missione del discepolo: dire ai ciechi dove passa Gesù. Ma non tutti fanno così. C’è chi zittisce il cieco ritenendo la Fede un affare privato (cfr Lc 18,39a), da non spartire neppure in famiglia. Gesù continua a passare sulle strade della vita ed è possibile parlargli. Libera dalla cecità in cui si può sprofondare e dallo stato di accattonaggio. Guarisce il cieco-mendicante di Gerico, prima come uomo, poi come non vedente (cfr. Lc 18,42). Lo guarisce dentro con una voce che pare una carezza, e lo trasforma in suo discepolo. Gesù lo farà uscire dalla sua umiliazione e vergogna: si sentiva emarginato; ora si riscopre rivestito di dignità. Il cieco di Gerico va verso Gesù pur non vedendolo. Siamo tutti come lui, in attesa che la sua Parola ci raggiunga e riapra gli occhi dello spirito. Una volta guariti, cerchiamo di essere riconoscienti e glorifichiamo Dio (cfr. Lc 18,43). Buona giornata.

18 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 19, 1-10. In questo brano evangelico, leggiamo la conversione di Zaccheo, un pubblicano, un uomo ritenuto come non raccomandabile. Ma la sua vocazione diventa un impegno di vita nuova. È il miracolo che Gesù opera nella vita di un peccatore. Gesù salva colui che nessuno voleva salvare, che nessuno poteva, né avrebbe saputo salvare,  eccetto Dio. Zaccheo sale su di un albero per vedere Gesù e scopre di essere atteso e chiamato per nome (Lc 19,4.5). Il cercatore si accorge di essere cercato: “...scendi, devo fermarmi a casa tua" (Lc 19,5). Gesù non gli fa la predica: “scendi e cambia vita”. Parole simili le aveva sentite già dai Farisei. Zaccheo prima incontra Gesù, poi si converte. “Oggi devo venire a casa tua”, desidero entrare nella tua vita. Non ti voglio portare nel mio mondo, come un predicatore, ma voglio entrare io nel tuo. Gesù non pone condizioni. Chiede solo ospitalità nel cuore di Zaccheo. La misericordia precede tutto e apre le porte sul futuro. Non solo verrò a casa tua, dice Gesù, ma anche mi siederò a tavola con te (cfr. Lc 19,6a). La tavola è il luogo dove nasce la relazione, cresce l'amicizia e si rafforzano i legami. E Zaccheo spalanca le porte e si scioglie: ecco qui, Signore, la metà dei miei beni per i poveri; e se ho rubato, restituisco quattro volte tanto (Lc 19,8). Dio perdona prima che ci convertiamo a lui. Anzi, il suo perdono suscita la nostra conversione e la fa fiorire. Il caso di Zaccheo ci fa desiderare l'incontro con Dio e di vederlo faccia a faccia. Felice giornata.

19 - Buona giornata a tutti; Lc 19, 11-28. Mettere a profitto i doni di Dio, è quello che ci spetta. Non è bene conservare il proprio patrimonio spirituale, ma osare metterlo in gioco per guadagnare. La finale ci presenta un Dio esigente, che non sopporta la pigrizia negli affari del Regno (cfr. Lc 19, 21-23). A differenza di Matteo che parla di talenti e di tre servi, Luca presenta dieci servi a ciascuno dei quali è affidata una moneta d’oro (Lc 19,13), equivalente al salario di tre anni di lavoro.Il personaggio della parabola che si allontana per un viaggio è Gesù che sta partendo per il Cielo (cfr. Lc 19,12). Ritornerà alla fine del mondo rivestito di gloria. LNel tempo della sua assenza, consegna i suoi beni ai servi affinché li facciano fruttificare. È il tempo della “missione” che segna la vita della Chiesa (cfr. Lc 19, 13b). I nemici sono esterni che occulti proveranno ad opporsi (cfr. Lc 19,14), e non mancheranno i martiri (Lc 19,27). Altri poi andranno in panico per l’apparente assenza di Gesù. Egli tornerà come aveva promesso e chiederà conto del Vangelo (Lc 19,15). E come premio del servizio reso, i discepoli fedeli e coraggiosi parteciperanno alla sua festa (Lc 19,16-19). Lascia riflessivi la ritrosia di un servo indolente, dominato dal sospetto, da opinioni negative su Dio (cfr. Lc 19,20-21). Chi legge con cura scopre un Dio Padre, pronto a premiare i servi per la generosità dimostrata. Infine, nessun egoismo: chi dà dieci monete non è più bravo di chi ne dà di meno. Amore è amore ed ha sempre lo stesso peso straordinario. Buona e radiosa giornata.

20 - Buongiorno; Lc 19, 41-44. Questo brano allude alla distruzione della città di Gerusalemme compiuta dai Romani nell'anno 70. Gesù osserva il via vai di donne e uomini che entrano ed escono dalla Città Santa rincorrendo i propri sogni, pur se spesso a corto raggio. Piange Gesù. Le ha provate tutte con Gerusalemme, ma ha trovato le porte sbarrate (Lc 19,41-42). Tanti cuori induriti. La sua missione fa naufragio. Gli resta un’ultima via: la croce. Soffre Gesù perché intravede le conseguenze del rifiuto (Lc 19,44b). Il tempio, dopo 80 anni di lavori, sarà raso al suolo da Roma nel 70. Quello di Gesù è il pianto dell'innamorato respinto, del messaggero di buone notizie non ascoltato, del profeta irriso e cacciato. Vive il dramma del genitore che vede il figlio sprofondare nell’errore, o della sposa che si sente tradita, o del pastore che assiste all’abbandono dei fedeli. Gerusalemme è troppo presa dalla contemplazione del nuovo tempio di pietre (cfr. Lc 21,5) per occuparsi del tempio dello spirito. Purtroppo. Gesù non si aspettava tanta durezza e tanta superficialità. Era pronto a tempi più lunghi, ma non al rifiuto ostile, alla indifferenza della folla, alla sufficienza di chi si crede più che a posto con Dio. Ci si accontenta spesso di aver cura dell’esterno della Fede. C’è un tempio da ricomporre, quello del cuore, dove vive lo Spirito di Gesù. Buona giornata.

21 - Buongiorno per tutto il giorno; Mt 12, 46-50. Oggi è la memoria della presentazione della Beata Vergine Maria nel tempio. Si è usato talvolta il Vangelo per avvalorare determinati modelli di vita, ad esempio, per proporre la famiglia patriarcale a schema cui ispirarsi. In realtà la famiglia patriarcale trae origine dal diritto romano, non dal Vangelo. I legami di sangue sono importanti, ma non esclusivi. Anzi, a volte è pure utile qualche strappo. Tale situazione Gesù l’ha patita a Nazaret. Lì pure vigevano le regole del clan famigliare. Egli stesso ne faceva parte, pur vivendo con Giuseppe e Maria, sua madre. La famiglia non è una gabbia se si lascia ispirare dal Vangelo. Gesù lascia capire che i legami della Fede sono più profondi di quelli di sangue perché sono eterni. Questo è il vero insegnamento di Gesù che vuole inserirci nella sua famiglia spirituale. Come si diventa familiari di Gesù pur non essendo parenti? La risposta è chiara: “facendo la volontà del Padre che è nei cieli” (Mt 12,50). Dunque, è il Padre che ci rende fratelli (cfr. Mt 6,9). Lo prova chi prende alla lettera il Vangelo. Così è stato per Maria di Nazaret, diventata il punto di riferimento della Chiesa dopo la Pentecoste (cfr. Att 1,12-14; 2,1-2). Gesù sarà il baricentro della nuova famiglia, fondata sulla Parola di Dio e impegnata a vivere insieme il Vangelo (cfr. Mc 3,32-34). Molti sperimentano, grazie alla condivisione della Fede, un’intensità di relazione fraterna con obiettivi ben superiori ai vincoli di sangue. Gesù ha voluto così la sua Chiesa: una famiglia spirituale fondata sull'ascolto della sua Parola. La vera famiglia di Gesù sono i discepoli che non si limitano ad ascoltare la Parola di Dio, ma che vivono anche gli insegnamenti divini (cfr. Mt 7,24). Buon cammino del discepolato. Radiosa giornata.

22 - Buongiorno a tutti e buon fine settimana; Lc 20, 27-40. Oggi è la memoria di Santa Cecilia, patrona dei musicisti. La generazione e il matrimonio sono aspetti della vita terrena. C'è un altro mondo, il mondo della risurrezione dove la vita è immortale (cfr. Lc 20,35). È il messaggio del brano del Vangelo di oggi. Nel racconto evangelico, i Sadducei raccontano una storiella inverosimile di una donna, vedova più volte, e mai madre (Lc 20,28-33). Loro intento è di cercare di ridicolizzare Gesù nella sua certezza della risurrezione. Il patrimonio genetico è l’unica eternità che essi riconoscono perché garantirebbe loro di mantenere intatta l’eredità economica familiare. La donna è descritta come un oggetto: «si prenda la vedova. Allora la prese il secondo e poi il terzo, e così tutti e sette» (Lc 20,29.30-31). Così dicono i Sadducei. Il loro racconto non è sfiorato neppure dall’idea di amore o di relazione interpersonale. Si usa la vita di quella creatura solo a finalità riproduttiva. Gesù non ci sta (cfr. Lc 20,34a). Alla loro domanda banale, di quale dei sette fratelli sarà moglie quella donna, Gesù contrappone un mondo totalmente altro. “Quelli che risorgono non prendono né moglie né marito” (Lc 20,35). Non sarà la fine degli affetti perché rimane l'amore (1Cor 13,8) anche se ad esprimere l’affetto non ci sarà più il corpo. Scompaiono le ombre dell’umano come le gelosie e le paure. A noi che abbiamo fatto tanta fatica ad amare sarà dato la possibilità di amare con il cuore di Dio. Dio è eterno e pure noi siamo immortali come lui (cfr. Lc 20,38) e canteremo la sua gloria. Tantissimi auguri ai musicisti e buon onomastico alle Cecilia. Buona e felice giornata.

23 - Buongiorno e buona domenica a tutti; Lc 23,35-43). Oggi è la solennità di Cristo Re. Nel racconto di Luca evangelista, sulla croce si manifesta la regalità di Cristo, diversa da quella del mondo. Mentre i re mondani manifestano la loro potenza e la loro arroganza, Gesù Lui si mostra il re mite, umile, pronto con il suo sguardo ad accogliere e a perdonare. Schernito e umiliato sulla croce (Lc 23,35-37.39), lui si lascia prendere dall'amore e dalla misericordia. Gesù è solidale all'uomo e al mondo. Mentre l'evangelista Marco sottolinea l'impotenza di Gesù (Mc 15,29-32), Luca riconosce a Gesù la possibilità di salvarsi, ma non la sfrutta (Lc 23,35b). Aspettava il momento della manifestazione della sua gloria. In effetti, Gesù perdona e inserisce già in paradiso, con una promessa dell'oggi della salvezza, il buon ladrone pentito (Lc 23,42-43). È come se Gesù lo caricasse sulle sue spalle come fa il buon pastore e lo porta con sé all'ovile. È una bella immagine della pecorella smarrita ritrovata che emerge qui. Il primo ad entrare in paradiso è proprio un uomo dalla vita sbagliata che, alla fine dei suoi giorni, non teme di riconoscere i suoi errori, il suo fallimento e si pente. Le porte del cielo si spalancano per lui e per chi riconosce in Gesù il suo Salvatore. Gesù pronuncia solo la parola di perdono e non quella della condanna. Questa è una chiave di speranza. Ricordati di noi, Signore, quando sarai nel tuo regno (cfr. Lc 23,42). Felice domenica.

24 - Buogiorno e buon inizio settimana; Lc 21, 1-4. Il racconto di questo brano rivela che quello che conta agli occhi di Dio non è tanto la quantità di quello che si offre, ma lo spirito, il cuore di chi offre. Per Dio, la virtù della povertà è una ricchezza e il poco che si dà è valutato molto. Questa è una bella lezione per il nostro tempo. L'elemosina è più utile a chi la fa che a chi la riceve. Se però ciò che si regala è fatto per ostentazione, il gesto non vale e diventa stonato. Gesù non si lascia incantare dalle offerte dei più ricchi che sembrano dare ingenti somme per le necessità del tempio (Lc 21,1). È colpito invece dalle poche monete date da una vedova (Lc 21,2-3) e ne fa l'elogio. Gesù ne legge la rettitudine e ne “vede” la pulizia interiore. La indica come esempio di generosità e modello di vero discepolato per l’autenticità del suo gesto e del suo cuore. La vedova compie un atto di Fede perché non trattiene qualcosa per l’incerto futuro. Si priva anche del necessario per vivere (Lc 21,4b). L’evangelista è chiarissimo: i ricchi gettavano molte monete (cfr. Lc 21,4a), ma una vedova povera vi gettò due spiccioli, un niente, ma pieno di cuore (cfr. Lc 21,2). La “quantità” è solo illusione. Conta molto di più la “qualità”, ossia quanto peso di vita c'è dietro: di cuore, di lacrime, di speranza e di fede. L'uomo, per star bene, ha bisogno, anzi trova la necessità di dare. E quando si dà con il cuore, ci si avvicina a Dio. Lo sa bene la vedova che vive come gli uccelli del cielo. L'elemosina esprime vicinanza ai fratelli nella prova e, come ricorda san Pietro, “copre una moltitudine di peccati” (1Pt 4,8). L'abbiamo capito? Buona giornata.

25 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 21, 5-11. La prospettiva degli ultimi tempi è dominata dalla figura di Gesù. Di fronte ai rivolgimenti storici, il discepolo del Signore deve mantenere la sua serenità e la sua fiducia nella Parola di Gesù: "alzate il capo perché la vostra redenzione è vicina" (Lc 21,28). La vita del discepolo del Signore non sarà mai di tutta tranquillità. Gli occorre la perseveranza. A questa condizione può salvarsi (cfr. Lc 21,19). Il brano evangelico di oggi parla ancora del tempio di Israele. Il tempio era il cuore della Fede della gente. Si facevano pellegrinaggi verso Gerusalemme. Per ogni Israelita, il tempio era l'orgoglio di Israele, una fierezza che gli impedirà di vedere le nubi che si andavano addensando sulla sua storia. Gesù afferma, in questo passo del Vangelo, che non ne resterà pietra su pietra (cfr. Lc 21,6). Il tempio sarà utilizzato per soli otto anni e poi raso al suolo dall'esercito di Roma. Non resterà pietra su pietra neppure di "ciò che costruiamo senza la croce e senza Dio”. Solo il Signore e il suo amore donato rimangono in piedi. Il resto andrà in rovina. Solo l'essenziale dura, anche nella fede e nella Chiesa. Non spaventiamoci per il dopo. È Gesù a rassicurare. Di per sé, il mondo sopporta violenze e guerre, ma esse non indicano mai l'imminente arrivo del Signore. Non sappiamo nemmeno noi quando Egli tornerà, ma teniamoci pronti, puntando lo sguardo su di Lui e sapendo che, alla fine, sarà Lui ad avere l'ultima Parola (cfr. Lc 21,9-11). Rimaniamo desti quando tutto sembra andare per il verso giusto. Conviene vivere di Lui come se l'“oggi” della storia fosse quel giorno. Felice giornata

26 - Buongiorno a tutti; Lc 21, 12-19. Questo brano del Vangelo è la seconda parte del Vangelo letto la trentatreesima domenica del tempo ordinario, anno C. Con un linguaggio apocalittico, l'evangelista Luca non vuole raccontare la fine del mondo, ma il mistero che lo avvolge. Il Signore invita i suoi discepoli alla costanza, perseveranza e testimonianza ( Lc 21,12-13). Ad ogni prova segue un tornante di speranza. Dio mantiene lo sguardo fisso su di me. Egli non è il giudice che incombe, ma il custode di ogni ferita e frantumazione, pronto sempre a ricrearmi ( cfr. Lc 21,18). L’umanità vive sul crinale della storia: da un lato il versante oscuro di una violenza che distrugge, dall'altro il versante di una tenerezza che salva. Nella lotta contro il male, le sue angherie e soprusi, Gesù invita a non demordere e dice: “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (Lc 21,19). Non il disimpegno, il chiamarsi fuori, ma il prendersi cura della terra e delle sue crepe, dei piccoli e delle loro lacrime. Perseveranza è binomio di fermezza e costanza. Se nel mondo sembrano vincere i violenti, io non mi arrendo, pur quando la lotta contro il male sembra lasciare perdenti. Il filo rosso della storia è nelle mani di Dio. Coloro che si sono venduti al male, saranno travolti dalle sue logiche. La violenza si autodistruggerà. Confidate nel Signore che guida la storia e sostiene i suoi. Buona giornata.

27 - Buongiorno a tutti; Lc 21, 20-28. La prevista distruzione di Gerusalemme va per Gesù come prefigurazione della fine del mondo. In questo brano evangelico, Luca fa sentire il gemito delle cose che passano (cfr. Lc 21,20). Qualcosa muore e qualcosa nasce. Pare di avvertire le doglie di una donna pronta ad essere madre. È anche l'immagine che usa San Paolo parlando della creazione. La creazione si contorce (Rom 8, 22). Essa porta in grembo sempre nuove vite e le genera al mondo. Questi tempi possono essere definiti anche come 'tempo di fatica nella Chiesa': cresce l'indifferenza religiosa, calano le vocazioni, le strutture ecclesiastiche perdono consenso e fiducia. La Fede lascia intravedere la fine di un’epoca e nuovi stili di presenza. Sarebbe l'ora della stagione altra, più essenziale e convincente. L'essenziale per la nostra vita è Gesù. Ci ha chiamati e inviati. L’unica strada percorribile è la sua. Questa strada è fatta di molto coraggio e apparenti insuccessi. Ma niente dovrebbe rallentare il cammino.“Alzatevi, sollevate la testa, la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28), dice Gesù. Questa liberazione è già in atto. Quello che importa è di stare preparati con la fede e l'accoglienza della Parola di Dio. Bisogna dunque rimettersi in piedi, da veri discepoli, spalle dritte e vita verticale. Si può allora sperare di nuovo. Buona e radiosa giornata.

28 - Buongiorno per tutto il giorno; Lc 21, 29-33. In questo passo del Vangelo, Luca cerca di dare il significato degli eventi della fine: “si oscurano il sole e la luna...” (Lc 21,25-26). Nelle catastrofi naturali e nelle tragedie della storia, c’è chi vorrebbe riconoscere l’ira di Dio, il suo castigo per i peccati dell’umanità. Ma Dio non è lì. Lui chiede occhi di fiducia per vedere il gonfiarsi delle gemme sulla pianta di fico, un segno piccolo, ma sufficiente per dire che “l’estate è vicina” (Lc 21,30). Il Vangelo odierno annuncia che dietro agli sconvolgimenti, Dio salva. La sua Parola trasforma lo sguardo. Là dove vediamo fallimenti, essa vede l’estate, il segno di speranza. E Gesù solennemente pronuncia queste Parole forti : “Le mie parole non passeranno” (Lc 21,33b). È la certezza che Egli ritornerà e che il futuro, pur tra segni contrari, resta saldo nelle sue mani. Cosa allora richiede questo tempo? Richiede essenzialmente due cose. La prima è un insieme composto da tre verbi: “osservare, guardare, vedere”, cioè tenere gli occhi aperti. È un invito alla vigilanza. E poi ed è la seconda cosa: “capire da noi stessi” (Lc 21,30), non conformarsi alla mentalità mondana né intrupparsi nella massa, ma fondarsi sulla Parola di Dio che rimane salda come una roccia. Il fico apparentemente morto d’inverno, mette germogli alla fine della primavera. Fiorisce pure l’albero della Croce perché dà senso alle prove quotidiane ed è seme di salvezza per tutti. Questo è da interiorizzare bene. Felice giornata.

29 - Buongiorno e buon fine settimana; Mt 9, 35-10, 1.6-8. Gesù regala fiducia pur in una stagione non così gradevole; e dice: c’è tanto da raccogliere anche in questo momento apparentemente cupo. La vita non è mai sterile né l’aria del tutto irrespirabile. Anzi, la fatica e la prova rendono la vita più significativa. Dio rema con noi nella stessa direzione. Se stessimo ad ascoltare certi profeti di sventura vestiti da custodi del sacro, il presente sarebbe un periodo di fitta nebbia... ma oltre c’è il sole. Essi ci direbbero che c’è tanto lavoro da fare, che c’è molto da sudare e che altri, più fortunati, potranno raccoglierne i frutti. Non è così per Gesù: egli vede il raccolto pronto, abbondante sempre. Guai a scordare che il podere è Suo, che il seme lo mette lui e lo fa crescere lui. Dio ha fiducia nella bontà dell’uomo: è frutto delle sue mani. Ogni cuore è come una zolla di terra dentro la quale egli stesso ha seminato. Dio continua ad uscire di casa ogni giorno per spargere il seme a piene mani un po’ ovunque: sui rovi e sui sassi, sulle strade e sul buon terreno. È costante la fecondità di Dio. Negare la speranza è come negare la bontà del padrone. Il male dice la rabbia del maligno che vede vicina la sua fine. Buona e serena giornata.

30 - Buongiorno e buona domenica. In questa prima domenica di avvento, Anno A, in tutte le letture vengono sottolineati i verbi: "venire" e "camminare" (Is 2,3.5; cfr. Rm 13,13a; Mt 24,41.42.44). Ma il verbo dominante è "venire". Gesù viene a visitare il suo popolo, a salvare chi era perduto e a creare un mondo nuovo. Mentre il tempo di avvento si presenta come un tempo di attesa, di vigilanza e di conversione, ci immerge in un atteggiamento di combattimento. Bisogna rivestire Cristo (cfr. Rm  13,14) e indossare le armi della luce (Rm 13,12). Nel Vangelo, Gesù ci invita alla vigilanza (vegliate... Tenetevi pronti...vv. 42.44). La preghiera di tutto il popolo di Dio, cioè della Chiesa, è di invocare e desiderare la sua venuta: "Vieni Signore Gesù" (Ap. 22,20). In attesa del giorno della sua venuta "come un ladro" (cfr. Mt 24,43), dobbiamo vegliare ed essere pronti per non trovarci sprovvisti come la gente al tempo di Noè (cfr. Mt 24,38-39). Nell'ora che non immaginiamo verrà il Figlio dell'uomo (Mt 24,42-44). Verrà nel silenzio della notte, senza rumore né apparenza. A noi di aspettarlo. Mentre ci incamminiamo verso di Lui, Lui ha già iniziato il suo viaggio per raggiungerci. È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11), di destarci, di metterci in piedi e di camminare. Attendere e camminare è amare ed è anche vigilare. Buon cammino a tutti e felice domenica.

 

 

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